La festa di Santa Lucia a Barrafranca tra tradizioni e folklore

La festa di Santa Lucia a Barrafranca tra tradizioni e folklore

Simulacro ligneo di Santa Lucia- chiesa Maria SS. della Stella

Il 13 dicembre si festeggia la martire siracusana SANTA LUCIA, una delle prime martiri siciliane. Il martirio avvenne il 13 dicembre 304, sotto il dominio di Diocleziano. Antecedente all’introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio invernale (da cui il detto “santa Lucia il giorno più corto che ci sia), ma non coincise più con l’adozione del nuovo calendario.

Come in tanti paesi siciliani, anche a Barrafranca (EN) si festeggia la Santa, con tradizioni lunghe più di un secolo, che trovano spazio nelle tradizioni popolari della vigilia: ossia del 12 dicembre. Fino agli anni ’60 la vigilia della festa, dopo la messa vespertina, usciva in processione dalla chiesa Maria SS. della Stella uno stendardo con un’effige della Santa, su cui era appesa una reliquia. Dopo il Concilio Vaticano II questa processione, come tante altre, fu soppressa.

La sera del 12 dicembre venivano e vengono bruciati i “burgia”, ossia i falò. “Burgio” deriva dal termine dialettale ‘mburgiare ossia l’atto che, una volta, facevano i contadini di ammassare la paglia, da conservare per l’inverno. Secondo gli anziani u burgiu rappresenta la Santa che bruciò tra le fiamme. Infatti, un’antica tradizione vuole che Lucia si trovasse tra le fiamme ardenti e poi, per miracolo, sia rimasta illesa. Simboli di purificazione, i falò hanno assunto un ruolo preminente nelle feste religiose, retaggio di un antico pensiero pagano che vedevano nella loro luce e nel loro calore, il mezzo per schiacciare i demoni, infestanti la realtà umana. Alcuni invece sostengono che le fiamme sprigionate dei falò ricordino i fuochi che i siracusani accesero, lungo le strade, per cuocere il grano. Prima dell’arrivo del metano, i falò si preparavano dentro il paese. A prepararli erano i bimbi e i giovani dei vari quartieri che andavano a raccogliere, alcuni giorni prima, rami, stoppie che servivano per la copertura di una base fatta di canne, legate in cima.

Burgio

Anticamente i burgia erano costruiti coprendo con un manto di paglia una struttura di canne legate in cima e disposte a forma di cono. Al suo interno erano posti dei cespugli di asparago (sparacogni) che bruciavano, scoppiettando. Adesso la catasta di legna, a forma conica, è realizzata ammassando legname, prevalentemente d’ulivo, attorno ad una trave, sulla cui cima era posto un pupazzo, a simboleggiare la Santa.

Altra tradizione, non solo barrese ma di tutta la Sicilia, è il consumo della “cuccia“. Tante sono le ipotesi da cui derivi il termine. Alcuni ritengono che l’etimologia derivi dall’arabo kiskiya polenta di grano, o dal greco kokkìa frumento bollito. Secondo altri invece, deriverebbe dal termine “cuccìu2 (ossia chicco in siciliano) di grano. La derivazione di cuccìa dal greco ta ko(u)kkía (i grani) è ormai definitivamente accertata e sostenuta unanimemente dagli studiosi moderni. La tradizione di consumare in questo giorno la cuccia, deriva da un’antica tradizione siciliana secondo cui, l’anno 1646 fu particolarmente calamitoso per la Sicilia a causa di una grave carestia, aggravatasi per la minore disponibilità di carne in seguito ad una moria che distrusse quasi tutti gli allevamenti bovini. Siracusa era allo stremo. Allora il vescovo monsignor Francesco Elia de’ Rossi chiamò il popolo alla preghiera, facendo esporre, sull’altare maggiore della cattedrale, l’argenteo simulacro di santa Lucia e indusse 8 giorni di suppliche. La mattina del 13 maggio 1646, mentre la cattedrale era gremita per la messa solenne, fu vista aleggiare una colomba tre o quattro volte finché si posò sul capo del vescovo. Quasi all’istante si sparse la voce che una nave carica di grano e legumi era approdata nel porto di Siracusa. La folla si commosse, gridò al miracolo e ringraziò santa Lucia. Per poterlo consumare subito il grano non fu macinato ma bollito e mangiato. Da allora si associa il consumo del grano bollito alla festa di santa Lucia.

Scodella di cuccìa

La cuccia è un piatto povero realizzato con del grano bollito. Un giorno prima si mette a mollo il grano, per farlo ammorbidire. Il pomeriggio del 12 si pulisce, anzi si “scanala“, perché il grano rigonfio di acqua viene sfregato “nu canali” (antica tegola di terracotta girata dalla parte più ruvida), per eliminare le spoglie, ossia “la pula” e lasciare così solo il cuore del chicco di grano. Poi in grandi “cadaruna” era bollito a lungo e consumato solo con un filo di olio.  Attualmente si usa condirlo con legumi. Per mantenere viva questa tradizione, è nata nel 2002 l’iniziativa dell’AVIS sezione di Barrafranca di preparare e distribuire, la serata del 12, la “cuccia” in piazza. Agli inizi lo stand veniva montato in Piazza Regina Margherita, dal 2011 viene montato in Piazza Fratelli Messina, proprio vicino alla chiesa Maria SS. della Stella, dove si festeggia la Santa. I volontari AVIS preparano la cuccia direttamente in piazza, in grandi “cadaruna”, mentre un enorme stand, allestito con tavoli e panche, accoglie al caldo le persone che voglio degustarla. Inoltre vengono preparati legumi cotti per chi volesse accompagnare la cuccia. Il tutto viene realizzato a spese dell’AVIS. Accanto alle antiche tradizioni, se ne innestano delle nuove. Dal 2010 la sera del 12 dicembre il gruppo parrocchiale della chiesa Maria SS. della Stella allestisce, davanti al sagrato della chiesa o in Piazza Fratelli Messina, una sacra rappresentazione della vita di santa Lucia. Lo scopo è quello di far conoscere la vita della Santa siciliana, mettendo in scena un recital i cui protagonisti sono donne e uomini comuni, legati dal senso cristiano della fratellanza. I testi sono tratti dall’agiografica della Santa, le scenografie, gli abiti e tutta l’organizzazione è curata dal gruppo famiglie della parrocchia che, con amore, prestano gratuitamente la loro opera.

Candele devozionali

Il 13 dicembre, giorno in cui si festeggia la Vergine Lucia, i fedeli si recano nella chiesa Maria SS della Stella, dove è esposto il Simulacro ligneo della Santa,  per seguire le funzioni religiose, per pregare e per accendere un cero, come ex-voto per grazia ricevuta. Si invoca la Santa per problemi di vista: difatti nel cero viene legato un’immagine degli occhi, proprio per ricordare il potere taumaturgico di guarire i problemi della vista. Non ha caso il nome LUCIA deriva dal latino “lux-lucis”, che significa luce, splendore.

C’è chi, per grazia ricevuta, non si limita all’accensione della cero devozionale, ma realizza il “vestito di Santa Lucia” da far indossare alla persona che ha ricevuto la grazia.

Rita Bevilacqua

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