BARRAFRANCA. Riflessioni sul Mistero Pasquale e sulla Sacra Sindone dell’insegnante Salvatore Marotta.

BARRAFRANCA. Riflessioni sul Mistero Pasquale e sulla Sacra Sindone dell’insegnante Salvatore Marotta.

- in Barrafranca, Cultura

 “Perché Giovanni Vide e credette?”. Inizia con questa frase il pensiero di Salvatore Marotta. Il docente barrese, al riguardo, scrive: “VIDE E CREDETTE” (Gv 20,8). All’alba della domenica, Maria di Magdala è la prima che giunge al sepolcro e constata che è vuoto. “Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava e disse loro:” Hanno portato via il Signore dal Sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette” (Gv 20, 2-8)”. “Perché – scrive ancora Salvatore Marotta – Giovanni “vide e credette”? E’ una domanda di straordinaria importanza su cui invece molti studiosi non si sono soffermati abbastanza. Dalla traduzione adottata dalla Conferenza Episcopale Italiana del passo evangelico che abbiamo prima riportato non si capisce il motivo di quel “vide e credette”. Nella nuova versione CEI del 2008 al posto di “bende per terra” si preferisce “teli posati là”, ma la sostanza non cambia e continua a non rendere bene l’idea del perchè Giovanni credette dopo aver visto. Vittorio Messori nel suo “Dicono che è risorto”, Edizioni SEI, Torino 2000, fa notare che “le parole greche del Nuovo Testamento siano ancora lontane dall’aver rivelato tutta la loro profondità e tutti i loro segreti. Si ha l’impressione, cioè, che, dietro quelle antiche espressioni, ci siano ancora molte cose da capire e da portare alla luce”. Il docente barrese continua: “Messori dedica ben tre capitoli del suo libro per cercare di sviscerare quel “vide e credette” e lo fa citando gli studi di don Antonio Persili, biblista, esperto di greco e degli usi funerari dell’antico Israele. Il “credette” non può riferirsi alla tomba vuota, tanto che Maria Maddalena, vedendo il sepolcro vuoto, pensa che Gesù sia stato portato via; ma deve necessariamente riferirsi a quello che vide dentro il sepolcro. E che cosa se non i teli sepolcrali? Don Antonio Persili propone un’altra traduzione. Eccola:” (Giovanni) chinatosi, scorge le fasce distese, ma non entrò. Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entra nel sepolcro e contempla le fasce distese e il sudario, che era sul capo di lui, non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica”. Dunque, non “le bende per terra”, ma “LE FASCE DISTESE”, e non “il sudario piegato in un luogo a parte”, ma “AVVOLTO IN UNA POSIZIONE UNICA”. Fu dunque la posizione della Sindone (il Telo di lino in cui fu avvolto il corpo di Gesù), delle fasce (che legavano il corpo) e del sudario (posto sul capo) a giustificare quel “vide e credette”. E aggiunge: “Sindone e fasce, infatti, erano intatte, non presentavano nessuna manomissione, si erano semplicemente afflosciate, come se il corpo che c’era all’interno si fosse all’improvviso smaterializzato; mentre il sudario, che avvolgeva il capo, era rimasto rialzato “avvolto in una posizione unica”, dice don Persili, nel senso di eccezionale, straordinaria”. E continua: “Non c’è dubbio che la Sindone sia l’oggetto più studiato al mondo dal punto di vista interdisciplinare. Su questo lenzuolo di lino, che presenta l’immagine frontale e dorsale di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi e trafitto da una lancia nel costato, si sono scervellati i migliori scienziati del mondo per capire come si sia formata l’immagine, ma finora lo sforzo congiunto di diverse discipline come anatomia, biologia, chimica, fotografia, iconografia, antropologia, archeologia, informatica, palinologia, scienza dei tessuti, ecc. ecc. non sono riuscite a dare una risposta esauriente e tutt’oggi rimane sconosciuto il meccanismo fisico-chimico all’origine dell’impronta; né tantomeno sono riusciti a replicare un’immagine che avesse le caratteristiche della Sindone. Solo negli ultimi anni, grazie alle ricerche dell’ENEA di Frascati, si è potuto ipotizzare, all’origine dell’impronta, una radiazione, un’esplosione di energia (per i credenti coincidente senz’altro con la resurrezione)”. “Questa emissione di luce – conclude Salvatore Marotta – (presso l’ENEA alcune stoffe di lino sono state irradiate con laser a eccimeri ottenendo interessanti analogie con la Sindone) provocò l’impronta fotografica sul lenzuolo permettendo al “Corpo Glorioso” di attraversare la materia. E così siamo ritornati da dove siamo partiti: VIDE E CREDETTE”. GAETANO MILINO

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