La “rigenerazione urbana” spiegata facile.

La “rigenerazione urbana” spiegata facile.

L’ing. Papalia, come promesso, presenta ai cittadini la 1^ pillola info/formativa di politiche urbane.
Una lettura alla quale non puoi sottrarti: faresti un grave torto alla tua intelligenza e alla tua cultura.

Sommario

PRIMA PARTE
INTRODUZIONE
INFORMAZIONE “DI CANTIERE”
ABSTRACT DEI COMMENTI E DELLE OPINIONI (alla lettera precedente del 10 settembre u.s.)
FINALITA’ DELLA LETTERA
SPACCATO SOCIOLOGICO SULLA CITTA’
CENNI SUL CONCETTO DI URBANISTICA
IL TEMA DELLA RIGENERAZIONE URBANA
QUADRO NORMATIVO
INIZIATIVA DEL COMUNE SU PROGETTI DI RIGENERAZIONE URBANA

SECONDA PARTE

ANALOGIA TRA CITTA’ E AUTOMOBILE
ESEMPIO DI CARTELLO DI BENVENUTO DA COLLOCARE AGLI INGRESSI DELLA CITTA’
UTILIZZO DEL TEMPO LIBERO
IDEA/PROGETTO
A PROPOSITO DI CAMBIAMENTI
MODELLO PROPOSTO
COCLUSIONI
POSCRITTO: Commento ad una frase scritta nell’articolo pubblicato su radio luce il 15 ottobre da un tecnico.

PRIMA PARTE

INTRODUZIONE

Questa mia lettera aperta è rivolta a tutti i cittadini di tutte le classi sociali, alle associazioni, ai circoli, alle persone dotte, incolte, agli imprenditori, ecc. Perché credo che tutti i cittadini – con la loro partecipazione attiva nei processi decisionali delle politiche urbane della nostra comunità – possano dare un contributo prezioso e fattivo.

Quindi, non vi parlerò di regolamenti edilizi, di norme di attuazione, se il Comune ha adottato o no il Regolamento Edilizio Unico o se ha modificato l’art. 7 delle NTA del vigente P.d.F.. Queste informazioni ve li dà dettagliatamente il portavoce del gruppo WhatsApp (o della chat tecnica, come li chiama qualcuno).

Invece, vi voglio condurre in una dimensione più elevata che è quella dell’URBANISTICA, della PIANIFICAZIONE URBANISTICA, dell’URBANISTICA PARTECIPATA e della RIGENERAZIONE URBANA. Non abbiate paura di questi termini, perché percorreremo insieme questo cammino – piano, piano – e tenteremo di scoprire alcune verità della nostra città.

Questa lettera fa seguito a quella del 10 settembre u.s. (che potete rivedere cliccando qui), ma questa volta, però, mi rivolgo principalmente ai cittadini e non ai tecnici (che comunque spero che la leggano). Perché ritengo che << uno chef non può spiegare o chiedere ad un altro chef come si cucina un uovo alla coque o gli spaghetti alla carbonara. Tutti gli chef lo sanno. Semmai possono discutere tra loro sui tempi di cottura, confrontare le loro ricette, gli ingredienti che utilizzano, ecc. >>.

Scrivo questa seconda lettera perché avevo promesso che avrei preparato un’informativa sul concetto di rigenerazione urbana e che l’avrei pubblicata su Radio Luce ma, soprattutto, per manifestare un sincero sentimento di gratitudine verso quelle persone (con la mente aperta e libera da pregiudizi) che hanno letto la mia lettera ed espresso liberamente le loro “opinioni” (non con un banale “condividi”: like). Di seguito troverete un abstract di alcune di queste opinioni che meritano di essere lette (chiedo scusa a queste persone per questo mio arbitrio, comunque circoscritto nel pieno rispetto della privacy), ma sono convinto che le idee, le buone idee delle persone libere, pensanti, intelligenti e coraggiose vadano divulgate e messe in circolazione, soprattutto quando si tenta di raggiungere, insieme, obbiettivi comuni.

ED ECCOCI QUI!

Per non tediare la vostra lettura e abusare della vostra attenzione, vi vorrei “introdurre” nella sfera dell’urbanistica (in generale) e nella rigenerazione urbana (in particolare) in modo semplice, anche un po’ fantasioso e divertente. Così come quando ho spiegato questo concetto (diversi anni fa) ad un muratore che si trovava nel mio studio e che, ascoltando una telefonata con una mia collega con la quale discutevo proprio di questo argomento, mi ha chiesto: “ngignì, ma chi iè sta rigenerazione urbana. Ma come facevo a spiegare con parole semplici a un muratore, questo concetto? Ho immaginando un’analogia (o se volete una metafora) tra l’automobile e la città, che vi racconterò di seguito (nella seconda parte: da non perdere!).

Mi faccio subito, personalmente, delle critiche. Perfettamente consapevole che – “chi legge ha sempre meno tempo”non sono riuscito a condensare il testo di questa “informativa” in poche pagine e forse ho rischiato di essere un po’ prolisso [comunque, ritengo che tutti gli argomenti trattati siano indispensabili per dare un senso compiuto al messaggio che si vuole trasmettere]. Per cui – per non annoiarvi e appesantire la lettura, e per renderla scorrevole, percettibile e piacevole – ho ritenuto necessario dividere il testo in due parti e ogni parte in titoli, che potete scorrere nel sommario e che vi darà subito un’idea di cosa state per leggere facilitandovi la ricerca degli argomenti. Le due parti saranno pubblicate in due momenti successivi nel rispetto delle esigenze della redazione di Radio Luce.

Il grande scrittore e poeta Giosuè Carducci (che ho studiato alle elementari) mi perdonerà se ho trasgredito il suo pensiero, che condivido, quando ha scritto: “Chi riesce a dire con venti parole ciò che può essere detto in dieci, è capace pure di tutte le altre cattiverie. Ma credetemi, non sono cattivo, e nemmeno vanitoso, anzi…

INFORMAZIONE “DI CANTIERE”.

Però prima di rappresentarvi il concetto di rigenerazione urbana, mi corre l’obbligo di informarvi che da parte dei tecnici del gruppo WhatsApp – << che si sono assunti il compito di migliorare la vivibilità della città >> e << si sono posti interlocutori privilegiati sui temi del territorio >> (ai quali la mia prima lettera era principalmente indirizzata) – non ho ricevuto nessun feedback: nessuno ha battuto un colpo, nessuno si è fatto sentire eccetto uno, per essere precisi. Avevo anche chiesto di verificare se ci sono i presupposti di un impegno civico da parte degli architetti, degli ingegneri, dei geometri, e dei professionisti in generale, niente: nessun segno. Il loro silenzio ha dato l’esito di questa verifica.

Tuttavia, al contrario, ho ricevuto numerosi messaggi WA e moltissime telefonate di apprezzamento e condivisione da parte di cittadini e tecnici (soprattutto di quelli che vivono fuori di Barrafranca). Questo è estremamente significativo, e a dire il vero, un po’ me l’aspettavo.

Forse alla fine della lettura avremo le idee un po’ più chiare, capiremo questa riluttanza, e potremmo darci qualche risposta.

ABSTRACT DEI COMMENTI E DELLE OPINIONI (alla lettera precedente del 10 settembre u.s.)

Vi rappresento sinteticamente un estratto di alcuni commenti/opinioni/considerazioni/perplessità di chi ha letto la mia lettera e ha condiviso l’idea/progetto. Le espressioni più ricorrenti sono state:

– “ho trovato molto pertinente l’articolo di cui condivido pienamente lo spirito…Ho sempre pensato che una cittadina complessa come la nostra abbia bisogno di azioni, di prese di posizioni dirette e non solo di parole… Che di quelle se ne fa uso fin troppo, sui social in primis. …Nel mio piccolo – se ci sarà da fare qualcosa di concreto – io ci sarò sempre, anche a distanza. Spiace sempre vedere le potenzialità sprecate, e tornare trovando mentalità ferme all’anteguerra da parte della popolazione”;

– “…Carissimo Ingegnere, ho letto con attenzione la lettera aperta pubblicata su radio luce. La complessità e la varietà degli argomenti trattati come “rigenerazione urbana e innovazione sociale”, piuttosto che “ vivibilità; centri storici, PUG; Regolamento edilizio” ecc., non mi consentono di esprimere un’opinione chiara e definita…. non vorrei correre il rischio di apparire troppo superficiale e sintetico. Noto però con immenso piacere l’attaccamento e l’amore mostrato dai tecnici locali nei confronti del vostro territorio ed un senso di appartenenza encomiabile. …, il tuo impegno e la tua enorme conoscenza sulle tematiche e iniziative portate avanti nel tempo, mi hanno piacevolmente sorpreso ed emozionato. E’ bello sapere che ci sono persone che condividono gli stessi miei interessi come l’urbanistica, la pianificazione territoriale, ma soprattutto la musica Rock…”;

– “…l’ing. Papalia al solito dimostra di essere una eccezione in questo paese, il suo schema è semplice: analizzare la situazione, individuare possibili soluzioni, ipotizzare un metodo di lavoro, in altre parole pianificare, partecipare e condividere. Mi sembra invece di capire che più concretamente le soluzioni che la “chat tecnica” vogliono trovare siano di quelle che hanno più presa nel cuore di Barrafranca, che all’azioneefficace e risolutiva del pianificatore, da sempre, preferiscono la “concretezza del contadino”problema/soluzione immediata, lentezza amministrativa/accelerazione delle pratiche edilizie (anche senza saper poi per fare cosa e come non solo del patrimonio urbano ma dell’ intero territorio). La vastità del ragionamento potrebbe essere scambiata, al solito, per delle visioni poco concrete di un sognatore anche se, nel resto del mondo avanzato, è proprio il suo metodo quello più efficace/veloce/risolutivo…”;

… intanto complimenti per il coraggio di andare contro corrente al “sistema statico” in cui “sguazza” la pubblica amministrazione…Si parla tanto di trasparenza ma di fatto al cittadino comune, probabilmente, arriva poco…Purtroppo, chi come noi ha fatto la scelta di rimanere, non si rassegna e non vuole deporre le armi davanti alla “continua regressione”, piuttosto continua a proporre progetti per la rinascita…..Mi auguro che, con la tua intraprendenza, riuscirai ad essere incisivo e capace di nuovi progetti con le consequenziali azioni...”;

– “… innanzitutto complimenti per l’attenta analisi delle problematiche, ma anche per le possibili soluzioni operative…condivido il riferimento al grande male che distrugge ogni iniziativa: l’individualismo che frena la necessaria azione di partecipazione che potrebbe concretizzare quanto Lei, con professionalità, indica per il raggiungimento degli obiettivi da Lei indicati, difficili se non supportati da una Squadra…!!! Augurissimi per il Suo impegno…”;

– “…ho appena letto la tua lettera aperta che condivido in pieno per la analisi, per la visione e per la individuazione delle possibili soluzioni che potrebbero ridare una speranza alla nostra Comunità. Barrafranca nei prossimi mesi avrà bisogno non di “apprendisti stregoni” ma di Uomini come Te. Con grande stima…”;

– “…grazie per la piacevole lettura, mi voglio complimentare del tuo colto linguaggio urbanistico, augurandoti buona fortuna. Come tu sai sono un Barrese anch’io, pertanto sensibile alle innumerevoli problematiche e, con la mia sempre presente modestia, ti dico che mi sento spontaneamente coinvolto … a presto, Grazie”;

-“… sono iniziative che fanno bene ad una comunità…il tuo intervento è da Pater Familias, sei stato veramente illuminante per i tanti giovani tecnici e cittadini che vedono in Barrafranca una possibile rinascita per loro e il loro futuro… Conoscendo la Sicilia e la mentalità… mi verrebbe da dire che ho qualche perplessità nel vedere proseguire positivamente queste iniziative, ma per questo non significa che non bisogna provarci…siamo nel 2022, e qualcosa è sperabile che cambi in meglio per il futuro di chi ancora ci tiene alla crescita delle città e delle sue comunità,… Grande rispetto e ammirazione per chi non si limita a vivere nella propria “comfort zone”, attivandosi e stimolando gli altri tecnici o semplici cittadini a partecipare alle iniziative per il bene di tutti”;

– “…dalla tua lettera colgo Intelligenza Pura, attaccamento alla propria terra e ai concittadini”;

– “…che avessi una marcia in più l’ho sempre saputo, ammiro il tuo entusiasmo che mi fa sperare nel cambiamento”;

– “…il tuo impegno é encomiabile, sicuramente é uno spunto che può giovare a Barrafranca”;

– “… un Rinascimento del territorio, un Rinascimento 3.0…Si tratta di un cambiamento culturale, rivoluzionario”;

– “…mirabile iniziativa la tua, ma secondo un mio parere, se non si trova un modo di aumentare la produttività per alzare l’economia reale del territorio, tutti gli sforzi saranno vani…”;

– “…la tua lettera è molto interessante…lo spopolamento a Barrafranca è una cosa molto antica, prima erano solo lavoratori che hanno portato il proprio mestiere in altri posti, ….Ma la meta era sempre: “vado a guadagnare dei soldi per tornare a fare qualche attività a Barrafranca con l’idea che i miei figli devono avere di meglio”,

– “…a Barrafranca non ci riuscirai mai, c’è un problema genetico”.

Come vedete ne è valsa la pena di dedicare qualche minuto del “nostro” tempo libero alla lettura di queste belle frasi che “sollazzano la mente e l’anima” e che dovreste fare circolare. Io le ho trovate stimolanti e “nutrienti”. Spero lo siano anche per voi. Avrete pure notato come la parola più ricorrente è stata “azione”.

Adesso non posso fare a meno di citarvi un aforisma dello scrittore irlandese George Bernard Shaw <<Se tu hai una mela ed io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele, allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee, allora ciascuno di noi avrà due idee >>.

FINALITA’ DELLA LETTERA

Innanzi tutto ci tengo a precisare che questa lettera non è una “lectio magistralis” (lezione del maestro), qui non ci sono professori e maestrini (come, magari, qualcuno malevolmente possa pensare o far credere). Voglio fare questa precisazione perché potrebbe capitare di imbattersi in lettori che – deliberatamente e subdolamente – potrebbero travisare e influenzare il vero e unico scopo della lettera. Che è quello di tentare d’informare e formare i cittadini in una tematica tecnica (attualissima e normata da leggi) che li vuole partecipi direttamente e attivamente nelle politiche urbane del Comune in cui vivono, di promuovere e valorizzare la cultura della “partecipazione attiva”, della “trasparenza” (che in questa comunità è un “tabù sociale”), di valorizzare un “dialogo cooperativo e collaborativo” tra i cittadini e tra i cittadini e l’amministrazione. Non c’è nessun’altra pretesa.

Ognuno di noi è libero di esprimere il proprio pensiero, le proprie opinioni (come e con il mezzo che più desidera), ma v’informo che io non appartengo (ancora resisto) al grande villaggio delle reti sociali (ancora, la penso come il grande Umberto Eco) per cui mai nessun “webete” e nessun lettore avrà, da parte mia, alcuna replica (sia virtuale che cartacea, specie se non è di natura meramente tecnica). Non sono il tipo di fare polemiche, ma sono sempre aperto a qualsiasi confronto, ma solo “de visu”. Comunque, come si è potuto costatare, i commenti e le opinioni espresse sul mio precedente articolo sono stati tutti appropriati, intelligenti e costruttivi. Opinioni che solo le persone di “buona specie” e con la “mente aperta” possono formulare.

Spero, quindi, vivamente, che questa informativa non sia letta da qualche “influencer da strapazzo” (attività che consiste, secondo i vocabolari, nel condizionare qualcuno nel comportamento, nell’atteggiamento o nella decisione) o da qualche “imbecille” [ come quelli che il Prof. Carlo M. Cipolla, nel suo libro << Allegro ma non troppo con le leggi fondamentali della stupidità umana >> colloca nel III quadrante del sistema del riferimento cartesiano…che tutti avete studiato alle scuole medie ] che soffre di quelli che io chiamo “mali maledetti”: individualismo sfrenato, complessi di inferiorità, sentimenti di invidia o di gelosia, personalismi, egoismi, ecc. che inibiscono la libertà e la crescita intellettuale e professionale degli individui e che bloccano il dialogo e il pensiero critico, rendendo “liquido” o astratto, ogni ragionamento razionale. Quelle “oscure forze” che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana (per dirla come il Prof. Cipolla). Che favoriscono la crisi del concetto di comunità facendo emergere un individualismo programmatico e sfrenato dove “nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno”. “Il vicino è sempre qualcuno dal quale guardarsi, un concorrente se non un nemico”. (Così Umberto Eco spiegava la “società liquida” del sociologo polacco Zygmut Bauman).

SPACCATO SOCIOLOGICO SULLA CITTA’

Vorrei tentare assieme a voi, molto serenamente, di immaginare uno spaccato sociologico il più possibile realistico della nostra città. Lo so, ci vorrebbe un sociologo come guida, ma io non ne conosco (anzi auspico che ce ne sia qualcuno tra i lettori e che ci possa dare un contributo più professionale). Comunque tentiamoci ugualmente.

Vi chiedo, però, di guardare la città non come una mamma guarda, molto amorevolmente, i propri figli; per una mamma i figli sono tutti bravi, buoni, educati, intelligenti, sani e belli, e mai una mamma parlerebbe male dei propri figli. Ma vi chiedo di guardare la nostra città in modo obiettivo, critico e direi professionale (riferendomi ai tecnici di tutte le discipline in generale) riconoscendo anche qualche difetto, qualche situazione di disaggio che vive la nostra città. Questa lettera vuole essere un’occasione, un momento di riflessione, per tentare di scoprire in maniera realistica, la verità della nostra città, la città in cui viviamo e dove, qualcuno di noi, è anche nato.

Potremmo chiederci ad esempio: chi sono adesso e chi saranno tra 10-20 anni gli abitanti di Barrafranca? E’ importante conoscere l’andamento demografico, il numero delle nascite, dei morti, degli emigrati, degli immigrati, l’andamento economico, ecc.

Come saprete il Comune di Barrafranca si dovrà dotare (prima o poi: è un obbligo) dello strumento urbanistico generale, il c.d. P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) che andrà a sostituire il vecchio e obsoleto P.d.F. (Programma di Fabbricazione), tutt’ora vigente (concepito nel lontano 1976 e approvato nel ’79). Ebbene, il parametro più importante nella redazione di uno strumento urbanistico generale – che è uno strumento di previsione – è il suo dimensionamento. Ovvero è necessario prevedere, tra le altre cose, il numero di abitanti in un determinato periodo futuro (ad es. il prossimo ventennio).

Capite benne che rispondere compiutamente a questa domanda è difficilissimo, almeno per me, perché i parametri che entrano in gioco sono molteplici, non dipendono da noi semplici cittadini ma dalle politiche nazionali, sovranazionali e dalla geopolitica in generale. Noi non disponiamo di dati che ci consentono di dare risposte a questa domanda.

Però, più da vicino, e più concretamente, possiamo chiederci ad esempio: quali sono i momenti partecipativi dei cittadini al vivere collettivo? Togliendo le tante e sempre uguali manifestazioni di pubblico spettacolo – che con c’entrano nulla con la partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali delle politiche urbane – sono poche le iniziative intraprese dai cittadini. Potremmo ad esempio ricordare:

La donazione del sangue

Dal 2004, il 14 giugno di ogni anno, si celebra laGiornata mondiale della donazione di sangue. E’ molto importante donare il sangue, certamente è un gesto nobile di solidarietà che può salvare molte vite.

La festa dell’albero

Istituita dalla Legge n. 10 del 14 gennaio 2013 con l’obiettivo di valorizzare l’importanza del patrimonio arboreo, non solo quello costituito da boschi e foreste ma soprattutto quello relativo agli spazi verdi urbani. Al primo punto della norma si legge: << La Repubblica riconosce il 21 novembre quale «Giornata nazionale degli alberi» al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1º giugno 2002, n. 120, e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell’aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani.

A Barrafranca, ad esempio, il 21 novembre del 2019 i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria, assieme ai loro insegnati e il dirigente scolastico, hanno sposato il progetto di “piantare 60 milioni di alberi (uno per ogni cittadino italiano)” portato avanti dalla comunità “Laudato Sì” di Papa Francesco, sostenuta dallo scienziato Stefano Mancuso, dal presidente di Slow Food Carlo Petrini e da monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti.

L’iniziativa intrapresa dagli iscritti all’AVIS di Barrafranca.

Che – in occasione del ventennale della sua nascita – hanno piantato, coinvolgendo i bambini delle scuole elementari e gli studenti dell’istituto agrario, degli alberi lungo il viale Gen. Cannada in sostituzione delle palme che da tempo erano state rimosse perché colpite dal punteruolo rosso.

Le giornate dedicate alla pulizia di spazi pubblici urbani.

Dove i volontari – con i loro kit di guanti, scope, rastrelli, palette, pinze, zappe, carriole, berretti colorati, ecc. – puliscono strade, aiuole e piazze per rendere più pulita e vivibile la città, consapevoli del fatto che trovare uno spazio pubblico pulito induce a rispettare di più le regole di “educazione civica”. Manifestando, anche, un’azione civica di protesta contro la mentalità arrendevole dei cittadini rassegnati al fatto che nulla possa cambiare, che sia normale che le nostre strade debbano essere stracolme di rifiuti e di erbacce.

Come vedete si tratta solamente di sporadiche e spontanee forme di volontariato. I volontari sono preziosi ed indispensabili per le città perché assolvono ad un impegno civico fondamentale nella comunità dimostrandosi esempio per tanti altri cittadini. Ma anche questo è un modello vecchio che è necessario rinnovare.

Le loro iniziative, tutte lodevoli, condivisibili e accettabili, da sole – come si può oggettivamente costatare – non hanno risolto e mai potranno risolvere i veri problemi della città. Le cose non cambiano combattendo la realtà esistente, per cambiare qualcosa, ci vuole un modello nuovo che renda la realtà esistente obsoleta.

Io un modello, lo pensato e ve lo propongo.

A questo punto voi vi chiederete: ma che c’entra tutto questo con il tema della rigenerazione urbana? C’entra, e presto lo capirete.

CENNI SUL CONCETTO DI URBANISTICA

Innanzitutto si deve capire cosa s’intende per urbanistica. Vi riporto, tra le tante definizioni, quella di Thomas Adams, Encyclopedia of Social Science (Enciclopedia delle scienze sociali): << L’urbanistica può essere definita come l’arte di pianificare losviluppo fisico delle comunità urbane, con l’obiettivo generale di assicurare condizioni di vita e di lavoro salubri e sicure, fornendo adeguate ed efficienti forme di trasporto e promuovendo il benessere pubblico. Come scienza, l’urbanistica pretende di scoprire la verità nella città sulle condizioni economiche, sociali e fisiche. Come arte cerca di ottenere un compromesso, sia economico sia sociale, nelle vie di comunicazione, nell’uso del suolo, nelle costruzioni e nelle altre strutture >>.

Attraverso il coordinamento dei diversi saperi (derivanti da diverse ma correlate discipline quali l’architettura, l’ingegneria, l’ecologia, la geografia, la sociologia, il diritto e l’economia), l’urbanista studia, programma e progetta scenari passati, presenti e futuri della città, oltre che occuparsi delle politiche, delle normative tecniche e legislative, allo scopo di migliorare la qualità urbana (nel senso più ampio) e quindi la vita dei cittadini.

Come vedete l’urbanistica è un insieme di discipline che interagiscono tra di loro. E’ impossibile pensare di fare urbanistica standosene chiuso in uno studio, seduto in una poltrona davanti a un computer. Per fare una buona urbanistica bisogna vivere il territorio, la città, stare in mezzo alla gente, parlare con loro dei loro problemi, dei loro desideri delle loro aspettative, ecc. In partica, bisogna socializzare col territorio e con i suoi abitanti.

IL TEMA DELLA RIGENERAZIONE URBANA

Qui entriamo in ambito tecnico per cui vi chiedo di prestare una maggiore attenzione.

Il tema della rigenerazione urbana ha fatto molti passi avanti nel dibattito e, in molti casi, nella progettazione urbanistica degli ultimi anni.

Ma cosa significa rigenerazione urbana? Volendo dare una definizione, possiamo definirla come un insieme di azioni volte al recupero e alla riqualificazione di uno spazio urbano.

Il processo di rigenerazione avviene tramite interventi di recupero a livello d’infrastrutture e servizi, limitando il consumo di territorio a tutela della sostenibilità ambientale.

Rigenerare permette inoltre alla comunità di riappropriarsi e di rivivere nuovamente gli spazi rigenerati, con evidenti miglioramenti nella qualità della vita e nella sfera sociale, economica e ambientale.

Oggi, quando si parla di “rigenerazione urbana”, si fa spesso riferimento a un progetto (o una serie di progetti) che mira ad agire, contemporaneamente, sul piano urbanistico, architettonico, economico, sociale, ambientale e culturale.

Ma perché è giusto e doveroso attuare politiche e azioni di rigenerazione urbana? Qual è l’obiettivo finale?

Le risposte a queste domande sono spesso legate da due questioni:

1) la tutela del patrimonio esistente e la lotta al consumo di suolo. E questa è facile da capire;

2) il riferimento a una precisa idea del ruolo sociale, economico e culturale delle città nello sviluppo del Paese. Questa, invece, è più difficile da capire.

Senza chiarezza su questo secondo punto, è molto difficile definire un programma di rigenerazione urbana che vada oltre i singoli episodi e sia capace di dare risposte complessive ai problemi del territorio e delle persone che lo abitano.

LA RIGENERAZIONE URBANA RAPPRESENTA L’OCCASIONE PER RISOLVERE PROBLEMI.

Capite adesso perché è importante il ruolo sociale, culturale, e perché è importante tentare di immaginare uno spaccato sociologico il più possibile realistico della nostra città.

QUADRO NORMATIVO

Vediamo adesso come si collocano la “rigenerazione urbana” e l’“urbanistica partecipata” nel quadro normativo regionale vigente. Qui si entra in un ambito meramente tecnico per cui tratterò solo alcuni aspetti generali e richiamerò solo alcune leggi, sforzandomi di utilizzare un linguaggio semplice.

LEGGE REGIONALE N. 19 DEL 13/08/2020 << Norme per il governo del territorio >>

Con questa legge – e con i successivi interventi correttivi dovuti all’impugnativa di alcuni articoli da parte del Governo nazionale – diventa pienamente operativa in Sicilia la riforma urbanistica (dopo 42anni di lunga attesa: l’ultima legge urbanistica in Sicilia era la L.R. 71 del 27/12/1978).

I Comuni, in attesa che l’organo regionale rediga il P.T.R. (Piano Territoriale Regionale) – che costituirà la cornice metodologica ed operativa entro la quale dovrà iscriversi l’attività degli organi consultivi e dei Comuni – possono avviare il procedimento di formazione del Piano Urbanistico Generale (P.U.G.).

La legge, attraverso i principi di “sussidiarietà”, “partecipazione” e “concertazione”, è finalizzata a facilitare e coordinare il rapporto tra enti territoriali, cittadinanza e portatori di interessi, soprattutto con riferimento all’elaborazione ed approvazione degli strumenti urbanistici.

Altri principi, quali “semplificazione”,flessibilità” e “perequazione”, intendono modificare i processi decisionali introducendo elementi che caratterizzano una moderna pubblica amministrazione efficace, efficiente e vicina al cittadino.

Infine, i principi di “sostenibilità” e “consumo di suolo tendente a zero” sono volti a promuovere una maggiore tutela dell’ambiente.

In sintesi si vuole proporre una nuova visione dell’urbanistica, attraverso la sostituzione del principio della mera espansione urbana (per esigenze residenziali e produttive) in favore di una trasformazione delle città volta al riuso del costruito. Tale nuovo paradigma costituisce oggi la risorsa principale per uno sviluppo sostenibile, basato sul recupero del tessuto insediativo esistente e sulla rigenerazione di ambiti urbani degradati, nell’ottica di una politica di qualità del paesaggio e di recupero dei valori storici e culturali delle nostre città.

Di seguito vi riporto alcuni articoli della legge che riguardano la rigenerazione urbana, la partecipazione e gli urban center.

Art. 6. Partecipazione

1. Nell’ambito della formazione dei piani è garantita la partecipazione a tutti i soggetti pubblici e privati nonché alle associazioni e organizzazioni, siano essi persone fisiche o giuridiche, attraverso l’ascolto attivo delle esigenze, il dibattito pubblico sugli obiettivi generali, la più ampia pubblicità degli atti e dei documenti di pianificazione, la possibilità di presentare osservazioni e proposte di modifica, assicurando il tempestivo e adeguato esame delle relative deduzioni tramite l’accoglimento o il non accoglimento motivato delle stesse.

Art. 43 – Concorsi di architettura e progettazione partecipata.

1. La Regione promuove la qualità dei progetti urbani al fine di migliorare le condizioni di vita nelle città e migliorare lo spazio pubblico quale premessa indispensabile per uno sviluppo economico corretto e sostenibile.

2. Ai fini del comma 1, i comuni promuovono il ricorso al concorso di progettazione e di idee, individuando, altresì, le modalità attuative della progettazione partecipata attraverso il coinvolgimento degli enti pubblici e dei privati portatori di interessi diffusi, dando vita a laboratori di progettazione e promuovendo gli urban center quale luogo di diffusione, ricerca e proposta in tema di progettazione urbana con riferimento alle attività di recupero, riuso e rigenerazione urbana.

3. I concorsi di progettazione possono prevedersi per la definizione degli indirizzi strategici, per le specifiche prescrizioni del PUG, relative agli interventi di riuso e rigenerazione urbana ed in modo prioritario per gli ambiti che presentano un particolare valore paesaggistico, ambientale, storico-architettonico, inclusi gli ambiti caratterizzati da carenza di valori identitari, dotazioni territoriali, servizi pubblici e presenza di significative criticità sociali ed ambientali.

4. I comuni promuovono la partecipazione dei cittadini nella definizione degli obiettivi della rigenerazione urbana nonché per le attività indicate ai commi 2 e 3.

DECRETO 7 LUGLIO 2021 DELL’ASSESSORATO DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIANA << Approvazione delle Linee guida per la redazione del Piano Urbanistico Generale comunale (P.U.G., di cui all’art. 25, comma 7, della legge regionale 13 agosto 2020, n. 19 >>.

La prima parte contiene alcune brevi riflessioni sul ruolo che la partecipazione deve avere nel processo di costruzione del piano urbanistico comunale e sulle criticità che possono determinarsi e vengono forniti suggerimenti di carattere operativo.

Di seguito un estratto del punto 1 delle linee guida << LA PARTECIPAZIONE NEL PROCESSO DI FORMAZIONE DEL PUG >>.

I processi di partecipazione nella pianificazione comunale risultano regolamentati, oltre che nell’articolo 6, nel successivo art. 26 e, per quanto attiene la rigenerazione urbana, nell’art. 43 comma 2 della Legge.

Nel rispetto dei principi stabiliti nella legge, occorre privilegiare le pratiche di rigenerazione urbana sia all’interno del centro storico ma più generalmente nella città consolidata e, sulla scorta di quanto previsto dall’art. 43 della Legge, la creazione di un Urban Center.

L’Urban Center si configura come “luogo” privilegiato al servizio delle politiche urbane e culturali, che può garantire il rispetto delle pari opportunità, in quanto può garantire l’accessibilità alle informazioni a tutti i soggetti interessati dai processi di governo del territorio.

Sotto questo profilo dunque l’Urban Center si qualifica come lo strumento più opportuno per l’attivazione di processi partecipativi, reali e non fittizi, nella costruzione delle previsioni progettuali del PUG e consente di superare le problematiche prima evidenziate.

E’ evidente che al concetto di luogo fisico non può che associarsi oggi quello di spazio virtuale, sul WEB, accessibile alla gran parte dei cittadini per merito della diffusione della tecnologia.

In questa duplice accezione di luogo fisico e di spazio virtuale, l’Urban Center è lo strumento da utilizzare per svolgere un’attività di servizio nei confronti della comunità locale, con lo scopo di migliorare il livello d’informazione, conoscenza, trasparenza, partecipazione, condivisione, effettività rispetto ai processi decisionali delle politiche urbane. L’Urban Center è anche il luogo più idoneo all’interno del quale può essere pianificato lo sviluppo di un’attività di formazione ed espansione di idee e progetti di “condivisione urbana”, estese alle problematiche non solo di carattere strettamente urbanistico ma riguardanti anche le problematiche globali della società, l’intero sviluppo del territorio nelle sue componenti sociali, economiche, culturali.

DECRETO DEL DIRIGENTE GENERALE N. 127 DEL 24 AGOSTO 2021<< Approvazione criteri e modalità per la concessione di contributi per la formazione di strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica a favore dei consorzi di comuni, delle città metropolitane e dei comuni della regione siciliana (art. 70, comma 2 della legge regionale 15 aprile 2021, n. 9) >>.

Al fine della concessione dei contributi per spese per la redazione del P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) era previsto, per l’esercizio finanziario 2021, lo stanziamento dell’importo di 500.000 euro (con la possibilità di richiedere un ulteriore finanziamento negli esercizi finanziari successivi).

Non so se il Comune di Barrafranca ha formulato la richiesta (la data ultima per la presentazione era il 3 ottobre 2021), se è stato inserito nella graduatoria dei Comuni ammessi, se ha ottenuto il contributo. Se ci fosse riuscito, sarebbe un grande passo avanti verso la formazione di un nuovo Piano Urbanistico Generale e sarebbe la volta buona per mandare in soffitta il vecchio P.d.F.

Sarebbe interessante e utile per i cittadini sapere qual è lo stato dell’arte in proposito (francamente mi secca andare a consultare il sito della Regione, fatelo voi).

INIZIATIVA DEL COMUNE SU PROGETTI DI RIGENERAZIONE URBANA.

Di recente il Comune di Barrafranca, con Deliberazione della Commissione Straordinaria N. 12 del 28 aprile 2022, ha approvato un protocollo d’intesa con il Comune di Valguarnera (comune capofila) per l’attivazione dell’iniziativa “rigenerazione urbana” nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Leggendo l’atto deliberativo, si evince che il Comune di Barrafranca ha aderito al bando attraverso la presentazione di un intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana della piazza “Fratelli Messina” (“a madonna”). Ma sul sito istituzionale del Comune, non c’è traccia di questo progetto: non c’è una planimetria generale, una relazione tecnica, una scheda monografica che rappresenti l’idea progettuale, niente, di niente. Invece sarebbe opportuno fare conoscere ai cittadini, almeno, l’idea progettuale.

Invito, quindi, qualcuno dei lettori ad adoperarsi per fare pubblicare questo progetto sul sito del Comune. Io non ci tento nemmeno perché in passato ho chiesto diverse volte la pubblicazione di altri progetti, avvalendomi dello strumento dell’accesso civico generalizzato, senza avere mai avuto nessun riscontro. Comunque provateci, può darsi che qualcuno di voi sia più convincente o più fortunato.

Come tutti sappiamo, la piazza Fratelli Messina rappresenta il cuore del centro storico del paese e il suo spazio è delimitato da manufatti di alto valore storico – architettonico:

La Chiesa di San Benedetto.

Che ha avuto di recente revocato un finanziamento di più di un milione di euro per un intervento di consolidamento statico mai iniziato) attualmente completamente abbandonatacon grave detrimento per le opere edili della chiesa che potrebbe definitivamente collassare” (così come è riportato nell’articolo pubblicato su Radio Luce il 30 aprile u.s.: clicca qui per rivederlo).
Cenni storici sulla chiesa di San Benedetto

Il Complesso edilizio denominato “Putieddi”.

Che nel 2008 aveva ottenuto un finanziamento per interventi di recupero con destinazione d’uso di “laboratori artigianali”. Ebbene questi laboratori – che erano dotati di tutte le attrezzature e certamente avrebbero dato lavoro a giovani che avessero voluto intraprendere qualche attività artigianale – non sono mai stati attivati e non si sa che fine hanno fatto le attrezzature).

Attualmente (mi sembra, non sono sicuro, verificatelo) che il piano terra è dato in uso all’associazione A.N.C. dei “Carabinieri in congedo” che vi hanno allestito un “Museo Bellico”, mentre i piani superiori sono dati in uso ad una associazione di giovani (e anche adulti) che nessuno sa quale attività di utilità sociale svolge).

Il Complesso edilizio del “Sacro Cuore” (con il suo giardino interno)

[Il luogo dove ho fatto la scuola materna, ho conosciuto Suor Celeste che mi dato i primi insegnamenti e dove ho molti bellissimi ricordi]. E’ fruito da lungo tempo – esclusivamente – dalla stessa associazione di giovani(e meno giovani)che durante l’estate organizzano (a pagamento) i grest estivi per i bambini.

MA SI SA, A BARRAFRANCA LA FRUIZIONE DEGLI SPAZI PUBBLICI, SIA AL CHIUSO CHE ALL’APERTO, A INCOMINCIARE DAL SEMPLICE MARCIAPIEDE, È INTERDETTA AI CITTADINI CHE SONO STATI DERUBATI PER LUNGO TEMPO DI QUESTI SPAZI, CHE SONO DIVENTATI DI ESCLUSIVO GODIMENTO DI ALCUNI GRUPPI PRIVILEGIATI. Questo è certamente un problema che andrebbe approfondito e affrontato ADESSO, DA QUESTA COMMISSIONE STRAORDINARIA.

Perché questi gruppi sono numerosi e sono anche elettori e nessuno mai tenterà di “sfrattarli” … non so se ho reso l’idea. E poi, questa cessione d’uso gratuito, il Comune (e quindi i cittadini), se la può permettere?…

A tale proposito, invito qualche altro tecnico (non posso essere sempre io) a sviluppare un’informativa sull’uso dello spazio pubblico e di affrontare questo tema in modo da “rafforzare il rapporto tra lo spazio pubblico e i cittadini” (un’altra pillola d’informazione urbana, da pubblicare su Radio Luce).

La vicina chiesa della “Madonna Delle Stelle”, nostra Padrona, assieme a Sant’Alessandro, e il complesso dell’ex “Casa del Fanciullo”(anch’esso con il suo cortile interno).

[In questo luogo c’ho abitato per un anno quando andavo in quinta elementare e più recentemente quando ho donato un progetto di manutenzione straordinaria degli ambienti al piano superiore che dovevano ospitare degli alloggi per delle suore… non so che fine ha fatto il mio progetto (penso che qualcuno me lo abbia “razziato” e non so se le opere sono state realizzate].

Mi dicono che attualmente questo complesso edilizio, nonostante abbia notevoli spazi, sia utilizzato poco e solo per alcune attività della chiesa

Inoltre nella piazza si svolgono diverse attività, dove quella residenziale è minima: è presente l’ufficio postale, la biblioteca comunale, alcuni uffici comunali, il museo bellico, la sede dell’associazione dei carabinieri in concedo, un bar. Tutte attività che richiedono parcheggi e, infatti, attualmente, la piazza si presenta come un grande parcheggio spontaneo non organizzato.

Nella conformazione della città, lo spazio pubblico gioca un ruolo fondamentale poiché contribuisce a migliorare il benessere e la qualità di vita dei suoi abitanti, a promuovere la convivialità, l’incontro, la libertà di espressione…

Capite allora come la scelta progettuale necessita di una visione d’insieme attenta, che tenga conto dell’intero contesto in cui la piazza è inserita dandole un rilievo monumentale, un ruolo sociale, economico, culturale, un carattere di spazio collettivo.

Un’errata progettazione di uno spazio urbano può recare alla città, e ai suoi abitanti, dei danni irreparabili (abbiamo avuto un’esperienza con il Viale Generale Cannada: il più bel viale di Barrafranca trasformato in una “tortura quotidiana” per i cittadini che, attraversando le caditoie, subiscono delle “vibrazioni” alla schiena).

NON POSSIAMO RISCHIARE CHE ANCHE QUESTA PIAZZA VENGA “SFREGIATA”.

Come già detto, e secondo i principi delineati dalla “Carta dello spazio pubblico” (redatta in occasione della Biennale dello Spazio Pubblico del 2013, che vi consiglio di leggere), la progettazione dello spazio pubblico deve coinvolgere, attraverso processi partecipativi, ogni singolo cittadino.

La progettazione degli spazi pubblici deve essere caratterizzata dal ricorso, da parte delle amministrazioni locali, a forme di collaborazione tra soggetti pubblici e privati (partenariato) con l’obiettivo di garantire il raggiungimento della qualità del progetto e la sua efficacia nel tempo.

Ma molto probabilmente il Comune, al fine di partecipare al bando e intercettare le risorse, ha operato con urgenza e così, frugando nei cassetti che contengono vecchi progetti, ha rispolverato quello di piazza F.lli Messina (che se non ricordo male era stato elaborato, diversi anni fa, da un architetto del comune).

Speriamo solo che quando si arriva al momento dello studio di fattibilità tecnica ed economica o della progettazione definitiva, l’amministrazione metta in atto un processo di partecipazione dei cittadini perché, come recita la suddetta carta dello spazio pubblico al punto 18, << E’ bene che le decisioni relative alla creazione, alla gestione e alla regolazione della fruizione dello spazio pubblico, siano sottoposti a processi partecipativi comprensibili e trasparenticon l’insieme degli attori interessati. Tali processi, siano istituzionalizzati, regolati o spontanei, sono da configurarsi come diritto degli abitanti della città e non come unilaterale iniziativa dell’amministrazione >>.

O anche come recita il comma 4 dell’art. 43 della L.R. 19/2021, sopra riportato << I comuni promuovono la partecipazione dei cittadini nella definizione degli obiettivi della rigenerazione urbana nonché per le attività indicate ai commi 2 e 3 >>

[fine prima parte]

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