Barrafranca. L’Ing. Papalia elogia i tecnici che si sono presi l’impegno di migliorare la vivibilità della città e li sprona a occuparsi delle politiche urbane coinvolgendo i cittadini.

Barrafranca. L’Ing. Papalia elogia i tecnici che si sono presi l’impegno di migliorare la vivibilità della città e li sprona a occuparsi delle politiche urbane coinvolgendo i cittadini.

20 minuti di lettura scorrevole, piacevole, erudita e anche divertente.

Carissimi colleghi e concittadini,

la presente lettera aperta è indirizzata principalmente ai tecnici del gruppo WhatsApp (al quale non appartengo per ragioni che non sto qui a spiegare) che ultimamente hanno intrapreso un’iniziativa volta a risolvere alcune problematiche che affliggono l’ufficio tecnico di Barrafranca (e che, quindi, si ripercuotono sui cittadini) ma è anche rivolta, per informazione e conoscenza, anche ai tecnici barresi e a tutti i concittadini (vicini e lontani) che per necessità lavorative vivono fuori. A tal proposito vi consiglio di leggere il pensiero di Paola Ricci Sindoni, professore ordinario di filosofia morale che descrive molto bene questo fenomeno. Anzi lo riporto subito così vi evito di cercarlo.

Per chi vive insieme ai giovani universitari che si formano per conseguire un titolo ed avviarsi nel mercato del lavoro, è molto triste sentire che i loro progetti si spostano ormai per necessità verso l’estero e non solo verso i paesi europei, ma per lo più in quelle zone asiatiche dove la richiesta di nuove energie intellettuali sono più forti. Nel 2014, 90mila ragazzi se ne sono andati probabilmente per sempre, hanno abbandonato famiglie, amici, le dimore della loro giovinezza per affrontare un nuovo inizio. Sono quasi sempre persone al di sotto dei quarant’anni che non trovano alternative per rimanere, tanto è scarsa la richiesta di lavoro specie per quello intellettuale. Il nostro paese così si impoverisce doppiamente: sul versante economico, perché senza il lavoro di questa schiera di giovani che se ne vanno l’economia complessiva si ferma, ma c’è anche un altro motivo di povertà incombente, spesso questi ragazzi sono più bravi, intraprendenti e con coraggio affrontano questo sradicamento. Dunque la nostra società civile si trova a privarsi di menti intelligenti e creative, lasciandoci forse più soli e più poveri.

In questo paese “posseduto” dall’individualismo (che blocca lo sviluppo economico del territorio, nonostante la grande laboriosità dei barresi) vedere sorgere un gruppo coeso di tecnici che condividono determinate problematiche trovandone le soluzioni e coinvolgendo il Comune e i suoi dirigenti, è un fatto sorprendente, incredibile. E’ come vedere un raro fiore sbocciare nel deserto. Speriamo solo che non svanisca una volta risolte talune problematiche (ammesso che si risolvano) augurandoci, invece, che cresca (anche in modo eterogeneo) coinvolgendo anche altri professionisti di altre discipline e tutti i cittadini. Perché le vere problematiche della città, che è un luogo di convivenza, vanno affrontate in maniera collettiva e partecipativa con il contributo di ogni cittadino (vicino e lontano).

Leggendo le vostre lettere, che mi sono state gentilmente fornite da un collega che appartiene al gruppo, si evince che le problematiche da voi evidenziate riguardano soprattutto lo snellimento e l’accelerazione delle procedure atte ad ottenere i provvedimenti edilizi autorizzativi. Da bravi tecnici, conoscitori attenti del territorio, avete proposto soluzioni semplici, concrete ed efficaci che si possono attuare in tempi brevissimi.

Non entro in merito a questi argomenti se non per farvi un plauso per l’iniziativa che avete intrapreso e sono sicuro che, con tenacia, raggiungerete l’obiettivo.

Sull’articolo di Radio Luce del 5 agosto 2022, dove il geometra Lillo Pistone espone gli esiti della riunione con la Commissione Straordinaria e il Dirigente dell’ufficio tecnico del 3 agosto, si legge: << i tecnici firmatari si pongono per la prima voltainterlocutori privilegiati sui temi del territorio, dando la loro disponibilità a collaborare nella pianificazione territoriale >>.

Ed ancora, << i tecnici dichiarano di essersi assuntiun impegno preciso nei confronti della città che è quello di migliorarne la vivibilità,specie nel centro storico, efaranno di tutto per onorare l’impegno assunto informando la città di volta in volta sullo sviluppo della situazione, mettendo a conoscenza la cittadinanza dei risultati positivi ma denunciando, se del caso, anche quelli negativi o eventuali negazioni>>.

Permettetemi però due piccole considerazioni: 1) Non mi piace la frase BARRAFRANCA E’ NOSTRA E LA GESTIAMO PURE NOI”. Questa frase suona come possessiva e autoritaria, l’aggettivo possessivo “nostra” esprime proprio il concetto di possesso e indica a chi una cosa appartiene. La città è di chi la abita; 2) ma pensate sul serio che modificando l’articolo 7 delle NTA (Norme Tecniche di Attuazione) del PdF (Programma di Fabbricazione) – rendendo possibili interventi di ristrutturazione edilizia – si possano risolvere le problematiche del Centro Storico prime fra tutte lo “spopolamento”, o come lo avete chiamato voi lo “svuotamento” e il degrado? Non credo. Lo studio e la tutela dei centri storici sono, da qualche anno, al centro di un dibattito assai vivo. Per rivitalizzare il centro storico occorrono interventi organici di pianificazione urbanistica e recupero urbano che investono la città nel suo complesso. E poi lo svuotamento non investe solo in centro storico, le “case vuote e mute” le troviamo, numerose, anche nelle zone “B” di completamento.

Se volessimo simulare un censimento del patrimonio edilizio di Barrafranca, molto probabilmente ci accorgeremmo che esso potrebbe accogliere tra 20mila, 30mila persone (sarebbe interessante un dato più preciso, certamente indispensabile per chi dovrà occuparsi della stesura del nuovo strumento urbanistico generale, il P.U.G., (succederà prima o poi). Consultando il sito “tuttitalia.it”, la popolazione residente al 2020 (come si vede nel grafico) è di circa 12mila abitanti. Ma se a questo numero sottraiamo tutte le persone che hanno mantenuto la residenza a Barrafranca ma vivono fuori, questo numero, potrebbe scendere a circa 10mila persone. Sicché, se questi dati fossero confermati e volessimo in qualche modo quantificare il c.d “svuotamento”, potremmo dire che circa il 50%, 66% del nostro patrimonio edilizio è rappresentato da case vuote, silenziose e mute. Una cosa spettrale.

(Il grafico rappresenta l’andamento demografico della popolazione residente nel comune dal 2001 al 2020. Grafici e statistiche su dati ISTAT al 31 dicembre di ogni anno).

Non mi pronuncio sulla vostra scelta, condivisibile, di non formulare proposte di modifica al REC (Regolamento Edilizio Comunale unico) che sarà vigente a breve. Ritengo che questi temi sia giusto affrontarli in appositi tavoli tecnici con persone competenti e qualificate.

Ma la vostra iniziativa è musica rock per le mie orecchie, la musica che preferisco. Interlocutori del territorio” è una frase che per me è densa di significato. E quando vedo un gruppo di persone che hanno l’obiettivo comune di favorire e diffondere la conoscenza della città e del territorio e, di conseguenza, promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi che riguardano le politiche urbane, drizzo sempre le antenne e cerco di dare, se accettato, il mio contributo.

Già in passato ho manifestato un mio discreto impegno nei confronti della città. Consentitemi di riportare tre brevi esempi che ritengo siano molto significativi per chi legge: 1) quando ho organizzato nel febbraio 2016 una conferenza al liceo scientifico di Barrafranca (dove l’hashtag era #CulturaAgricolturaTurismo), dal titolo <<…da ECONOMIA…a &KONOMIA del Comprensorio: potenzialità di uno sviluppo reale, se…>>. Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti di tutti gli ordini professionali della Sicilia (ingegneri architetti, geologi, agronomi, geometri, ecc.), professori universitari, consulenti di un centro studi di ricerche di economia e di marketing aziendale, pro loco provinciali e locale, dirigenti di Enti locali e provinciali, dirigenti scolastici, studenti del liceo e degli istituti agrari e alberghiero, sindaci, professionisti, aziende agricole, ecc. 2) quando ho cercato di diffondere il concetto di “rigenerazione urbana” e “innovazione sociale” presentando un’informativa ai Sindaci di Barrafranca e Pietraperzia; 3) più recentemente (gennaio 2022) quando ho partecipato, in qualità di soggetto portatore di interesse collettivo, all’avviso pubblico di consultazione per l’aggiornamento del PTPCT (Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza)per il triennio 2022/2024 del Comune di Barrafranca. Una forma aperta, obbligatoria per la PA, di consultazione con il coinvolgimento dei cittadini, delle organizzazioni portatrici di interessi collettivi, e degli organi di indirizzo politico. Vi racconto i risultati.

La prima iniziativa ha avuto un bel successo: tutti i partecipanti hanno condiviso e dibattuto le tematiche e mi hanno chiesto di ripetere l’iniziativa. Purtroppo non si è fatto più nulla semplicemente perché non sono riuscito a costituire un gruppo che organizzasse questi eventi che, credetemi, richiedono molto impegno e professionalità. Pur non essendo un “event manager”, l’evento del liceo è stato organizzato solo da me e da un mio validissimo amico collaboratore nell’arco di un mese, utilizzando le sole risorse economiche che alcuni sponsor locali hanno generosamente e intelligentemente offerto.

La seconda iniziativa ha avuto una breve durata. Con l’aiuto dei Sindaci e di alcuni amministratori di Barrafranca e Pietraperzia ho conosciuto un cospicuo numero di ragazzi neolaureati, soprattutto in architettura. Con alcuni di questi ragazzi (barresi e pietrini), educati e ben preparati, si è riuscito a formare un gruppo di lavoro. L’intento era quello di riempire una “valigia di progetti” inerenti alle tematiche e le aspettative delle agende sovranazionali (l’agenda ONU 2030, l’agenda urbana dell’UE, il Programma europeo URBACT, la nuova agenda urbana Habitat III delle Nazioni Unite sull’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile, ecc.) per cercare di creare unPartenariato Pubblico Privato (PPP) ed avere un accesso più agevole ai finanziamenti e una più ampia condivisione delle conoscenze sulle questioni pertinenti per la città (adesso con il PNRR, che ha messo a disposizione più di 230mld, sicuramente quei progetti avrebbero trovato una loro collocazione, peccato!). Misi a disposizione del gruppo il secondo piano del mio studio professionale e incominciammo a lavorare, inizialmente con una certa alacrità ed entusiasmo, ma a poco a poco quell’entusiasmo incominciò ad affievolirsi. Perché è difficile lavorare senza percepire nessun guadagno, specie quando non sei ancora realizzato nel mondo del lavoro e quindi anche economicamente (anche se riconosci e sei fiducioso che l’obiettivo può essere centrato solo a medio o a lungo termine). Sicché, con tanta amarezza, si è deciso di sciogliere il gruppo, e una sera – dopo una “rustuta” – ci siamo accomiatati da buoni amici. Dopodiché la maggior parte dei ragazzi è andata a lavorare al nord dell’Italia, alimentando, così, quel fenomeno ben rappresentato dalla professoressa Sindoni.

La terza iniziativa è stata disastrosa. Negli anni precedenti non avevo mai partecipato a questi avvisi perché pensavo che avrei trovato nella PA e nei Dirigenti del Comune un muro di gomma. Invece quest’anno percepivo un’aria diversa e ho deciso di partecipare. Ma anche questa volta ho trovato un muro di gomma ancora più spesso e impenetrabile. Ad esempio avevo chiesto di pubblicare le mie corpose osservazioni/proposte sul sito istituzionale dell’Ente, nella Sezione Trasparente, assieme ad altre eventuali proposte di altri cittadini, ma come potete costatare personalmente collegandovi sul sito del Comune, non esiste nessuna pubblicazione in merito. Per questo colgo l’occasione di allegare alla presente, la mia lettera di partecipazione alla consultazione in modo da fare conoscere a tutti i cittadini, lo strumento democratico del FOIA (Freedom of Information Act ), ovvero il diritto di accesso generalizzato che impone alle PA di rispondere alle domande dei cittadini (clicca qui per consultare la lettera di partecipazione all’avviso, è molto istruttiva). Il FOIA può garantire la massima trasparenza della PA e la più ampia partecipazione dei cittadini che possono esercitare, così, un controllo democratico sulle politiche e le risorse pubbliche. Ma il tema della trasparenza in questa nostra comunità è un “tabù sociale”.

Ho raccontato questi tre episodi per fare capire com’è difficile formare un gruppo di lavoro coeso e duraturo, e come è arduo potere dialogare con le amministrazioni e di dirigenti specie quando mancano di dialettica costruttiva. Ma se si vogliono raggiungere dei risultati, degli esiti, la costituzione del gruppo è il punto di partenza per facilitare, eventualmente e successivamente, anche la creazione di comitati di quartiere e anche i c.d. “urban center”.

Comunque avete ragione, noi tecnici – e soprattutto quelli che abbiamo studiato l’urbanistica e l’architettura – vediamo la città in modo sicuramente diverso da quello di un normale cittadino, una casalinga, un operaio, un impiegato, uno psicologo, un avvocato, un medico, un economista, ecc. Perché questi tecnici hanno i ferri del mestiere, la cassetta degli attrezzi che gli consentono di conoscere il funzionamento delle città e i comportamenti umani. Per portare avanti questa idea/progetto, ci vogliono tecnici che hanno una visione aperta che guarda attentamente al cambiamento dei tempi e delle mode in atto, per cui vi suggerisco – scherzosamente – innanzitutto, di incominciare ad aprire la vostra vision, diciamo di almeno 180° sessagesimali (200 gradi centesimali per i geometri che si occupano di topografia e π radianti – nel S.I. – per matematici e fisici). E’ come aprire le persiane di una finestra a due ante e prendere una boccata d’aria fresca che rinvigorisce la mente e lo spirito. Ricordati, “anche se con i piedi stai in uno stagno, con la mente puoi navigare negli oceani”. Mi viene in mente un aforisma di Margaret Mead, un’antropologa statunitense: << non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini consapevoli e risoluti possa cambiare il mondo. In realtà sono state sempre e solo loro a cambiarlo >>.

In conclusione, se veramente volete raggiungere determinati obbiettivi, visto che già il gruppo è quasi informalmente costituito, e visto che vi siete presi l’impegno di informare la cittadinanza (e io aggiungo anche di “formare”), vi propongo e vi invito a incominciare a pubblicare degli “abstract “che riguardano le tematiche della città e dell’urbanistica in generale, che possono essere utili magari a quei i professionisti che le conoscono poco e a tutti i cittadini (delle “pillole informative urbane” alla portata di tutti).

Tanto per citarne alcune:

  1. rigenerazione urbana;
  2. riduzione del consumo del suolo in difesa dell’agricoltura;
  3. recupero e utilizzo delle cosiddette “cattedrali nel deserto” sia pubbliche, sia private;
  4. il concetto dei c.d. “vuoti urbani” (spazi dismessi, edifici sottoutilizzati e aree in disuso), che possono ospitare nuove funzioni e nuove attività;
  5. il concetto di UIA (Azioni Urbane Innovative), per azioni innovative di sviluppo urbano sostenibile;
  6. il concetto di urban center (la casa della città);
  7. il concetto di comitato di quartiere per rendere responsabile la cittadinanza delle scelte amministrative e sociali che riguardano la comunità;
  8. il concetto di urbanistica partecipata che assegna un rilevante valore alle proposte che emergono dal basso, espresse dai cittadini in forma libera o associata e dagli stakeholders;
  9. la Carta della Partecipazione promossa dall’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) per diffondere la cultura di una partecipazione effettiva e di qualità dei cittadini alle decisioni;
  10. Il concetto di crowdfunding o finanziamento collettivo;
  11. il concetto di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili (un esempio a Ragusa);
  12. il pacchetto c.d. “20-20-20” e il piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC) al quale il nostro Comune ha aderito;
  13. Il concetto di “vivere a 2000 watt “per ridurre il consumo di energia specie in questo periodo di forte aumento del costo dell’energia e di bollette stratosferiche;
  14. il concetto di degrado nel suo significato più ampio (urbano, ambientale, sociale);
  15. il concetto di qualità urbana per migliorare la qualità della vita nella città;
  16. Il concetto di spazio pubblico;
  17. Il concetto di verde urbano;
  18. gli orti urbani nel più ampio significato del termine (orto didattico, orto sociale, orti solidali, ecc.);
  19. la figura del “Facility Manager” che fa da cinghia di trasmissione tra il sindaco, le imprese e la cittadinanza (un regista degli interventi di politiche urbane);
  20. il concetto di “Town Center Management” per la gestione del centro città (un’iniziativa coordinata e partecipata volta a rendere il centro delle città un luogo attrattivo e gradevole).

Come vedete le tematiche che riguardano la città, la pianificazione urbanistica, ecc., sono tantissime e richiedono necessariamente processi e strumenti di partecipazione.

Vi chiedo quindi di verificare se ci sono i presupposti di un impegno civico da parte degli architetti, degli ingegneri dei geometri, degli agronomi, dei geologi e di altri professionisti in genere. Un impegno che vede questi professionisti nella nuova veste di architetti-cittadini, ingegneri-cittadini, geometri-cittadini, ecc. che si mettono a disposizione del loro territorio, delle loro comunità, per ricreare i presupposti del loro mestiere messo al palo da tanti anni. TECNICI COME ESPERTI DI SVILUPPO LOCALE.

Ci vogliamo provare? Se ci sei, batti un colpo. Da parte mia nei prossimi giorni preparerò un’informativa sul concetto della rigenerazione urbana e in seguito, se tutto va bene, sugli urban center, sui comitati di quartiere, sul concetto di vivere a 2000 watt (molto attuale: vedi ad esempio il recente piano del Ministero per la Transizione ecologica per ridurre i consumi energetici) e chiederò a Gino Crapanzano (di Radio Luce) di pubblicarle man mano. Se ognuno di noi sviluppa e pubblica due, tre tematiche, allora si farà senz’altro – anche se in modo “spicciolo”- informazione e formazione, in seguito, magari, si potranno organizzare dei forum, dei seminari. Intanto vediamo quali saranno le reazioni e se ne vale la pena tentare.
Nel ringraziarvi della vostra cortese attenzione, vi saluto cordialmente.
Ing. Totò Papalia.

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