Enna. VIDEO. Tredici ordinanze cautelari e sequestri per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.

Enna. VIDEO. Tredici ordinanze cautelari e sequestri per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.

Il comunicato diramato dalla Procura della Repubblica, Direzione Distrattuale Antimafia di Caltanissetta, è firmato dal Procuratore della Rebubblica di Caltanissetta dottore Salvatore De Luca . Nella giornata di lunedì 19 settembre 2022 la Guardia di Finanza di Nicosia, supportati dal personale del Comando Provinciale di Enna e di altri Comandi della Sicilia, a seguito di delega della D.D.A. – Direzione Distrettuale Antimafia – presso la Procura di Caltanissetta, hanno dato esecuzione a 13 ordinanze cautelari emesse nel corso delle indagini preliminari dal GIP presso il locale Tribunale, per i reati di interposizione fittizia, truffa, falso, reimpiego di capitali illeciti, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti oltre ad illeciti previsti dal decreto legislativo 231/2001 in tema di responsabilità degli Enti; “Delitti – si legge nel comunicato della Procura della Repubblica di Caltanissetta – tutti di competenza della Procura ordinaria commessi nei territori di Centuripe, Regalbuto, Troina, Adrano, Catania e Randazzo”. Tra i sette soggetti destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere ci sono un avvocato del Foro di Catania, l’ex direttore dell’Azienda Speciale Silvo Pastorale del Comune di Troina. Altri sei indagati sono destinatari della misura degli arresti domiciliari. Nel corso delle operazioni sono stati effettuati sequestri di somme di denaro, di due società e altrettanti complessi aziendali per un valore di oltre tremilioni di euro. Inoltre è stata applicata, ad altre due società, la misura dell’interdizione dell’esercizio dell’attività. I destinatari delle misure cautelari sono gravemente indiziati di avere fittiziamente attribuito la titolarità delle proprie aziende e di alcune proprietà immobiliari allo scopo di continuare a percepire contributi comunitari erogati nell’ambito della P.A.C. – Politica Agricola Comune – che contiene l’insieme delle Direttive dell’Unione Europea in tema di politiche agricole degli Stati membri – “giacché impossibilitati a conseguirli in quanto destinatari di interdittiva antimafia. “Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura e ritenuta dal GIP, sussistono gravi indizi per affermare quanto segue:

  1. “Gli indagati sarebbero riusciti, prima, ad assicurarsi indebitamente l’accesso agli aiuti comunitari e, poi, tramite operazioni di ripulitura del denaro di provenienza delittuosa, quali l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, a rientrare nella disponibilità delle medesime ricchezze”.
  2. Gli indagati, grazie alla presunta complicità del Direttore dell’epoca dell’Azienda Silvo Pstorale, sarebbero riusciti ad accaparrarsi incondizionatamente pascoli demaniali, per un totale di 1.181 ettari, “al fine dell’illecita percezione di erogazioni pubbliche, senza il rispetto delle procedure cosiddette ad ‘evidenza pubblica’ aggirando fraudolentemente le regole previste dal cosiddetto ‘codice antimafia’.
  3. I corrispettivi previsti dai contratti sarebbero stati artatamente frazionati al fine di eludere il cosiddetto ‘codice antimafia’ che prevedeva una soglia di € 150.000,00 oltre la quale risultava obbligatorio per la Pubblica Amministrazione richiedere l’informativa antimafia (che, nel caso in specie, avrebbe certamente inibito l’accesso alle assegnazione dei pascoli “ad alcuni degli odierni indagati, così come successivamente accaduto”).

“Per contrastare le condotte fraudolente del tipo appena descritto, – si legge nello stesso comunicato stampa della Procura della Repubblica DDA di Caltanissetta – furono fissate delle linee guida – con il Protocollo di Legalità stipulato in data 18.3.2015 tra la Prefettura di Messina e l’Ente Parco dei Nebrodi oramai divenite legge nazionale – con le quali è stato stabilito un nuovo e più stringente obbligo”. “É proprio grazie alle nuove linee guida – si legge nello stesso comunicato – che è intervenuta la rescissione dei contratti in precedenza stipulati con l’ASSP di Troina, con la conseguente perdita delle contribuz<ioni di origine pubblica”. Dalle attività di indagine è inoltre emerso che alcuni degli indagati sono collegati da rapporti di parentela e/o affinità con soggetti già condannati in via definitiva “per il delitto di cui all’articolo 416 bis codice penale in quanto esponenti di rilievo delle famiglie di cosa nostra operanti nelle zone di Centuripe, Regalbuto e Troina”. GAETANO MILINO

Previous GDF CALTANISSETTA: SCOPERTA EVASIONE DA OLTRE 12 MILIONI DI EURO.
Next BARRAFRANCA. COMUNICAZIONI ELETTORALI