PIETRAPERZIA. Calendario artistico da “Amici della Biblioteca” – presidente Emiliano Spampinato – e dalla “Pro Loco” di Pietraperzia, presidente Salvatore Palascino.

PIETRAPERZIA. Calendario artistico da “Amici della Biblioteca” – presidente Emiliano Spampinato – e dalla “Pro Loco” di Pietraperzia, presidente Salvatore Palascino.

PIETRAPERZIA. Nel calendario “I Luoghi e i Segni 2022” tredici tavole a colori – compresa quella del frontespizio – illustrate dall’architetto Armando Laurella. I siti illustrati nel calendario sono stati individuati dal professore Enrico Tummino, dal geologo Salvatore Palascino e dall’architetto Armando Laurella. Anche negli anni passati sono stati realizzati artistici calendari da “Amici della Biblioteca” e dalla “Pro Loco” di Pietraperzia. Armando Laurella presenta l’opera nel suo complesso. Nel frontespizio si legge: “I luoghi e i segni sono quelli dell’identità che rendono plasticamente riconoscibile l’appartenenza della comunità ad un’unica storia e la condivisione di una memoria comune”. “Sono piazze, architetture, paesaggi, luoghi materiali ma anche segni e momenti di forte valore simbolico collettivo appartenenti alle tradizioni soprattutto religiose”. “Ogni pietrino, in specie quelli che le vicende della vita hanno disperso per il mondo, conserva nella memoria e nel cuore ognuno di questi luoghi e segni.

Con questo calendario si conclude la trilogia iniziata con ‘I luoghi dell’acqua’, proseguita con “Le Masserie”, un viaggio che si alimenta dell’amore e il rispetto per i luoghi rivisitati; emozioni e sentimenti che si ambisce vengano condivisi con chi vorrà sfogliarne le pagine”. “Nel rappresentare i luoghi – si legge nello stesso frontespizio – ci si è concessa qualche libertà nella collocazione storica o nell’immaginare situazioni, circostanze o dettagli di fantasia o ancora nel recuperare l’integrità architettonica compromessa senza tuttavia alterarne la riconoscibilità. La torre civica di Piazza San Domenico, ad esempio, è rappresentata nella forma e con i colori antecedenti alla sua ricostruzione avvenuta negli Anni Cinquanta”. La presentazione si conclude: “Un riconoscimento alla Pro Loco e agli Amici della Biblioteca che, ancora una volta, hanno sostenuto questa modesta impresa, confermando il lodevole impegno rivolto alla conoscenza e alla promozione culturale del nostro territorio”. Armando Laurella passa poi a commentare le tavole dei singoli mesi. Pubblicheremo, una volta al mese, il commento relativo al mese di appartenenza. Come primo atto pubblichiamo i commenti relativi a Gennaio, Febbraio e Marzo 2022.

GENNAIO 2022. “Al mese di Gennaio è stata associata l’immagine di Piazza San Domenico ora Piazza Matteotti. Si è preferito mantenere l’antica titolazione di Piazza San Domenico ritenendo discutibile la pratica di cambiare la intestazione di strade e piazze a favore di personaggi politici o della contemporaneità”. “I vecchi nomi delle strade o delle piazze sono testimonianze della storia delle comunità e ci parlano dell’umanità che popolò quei luoghi prima di noi. Il nome San Domenico traeva origine dal convento domenicano, ora Municipio, che si affaccia sulla piazza e che, anticamente, fu chiamato ad attribuirle un nome non ebbe dubbi: ‘nomen, forum’. La rappresentazione sposta indietro la collocazione temporale del luogo, al Torre Civica o dell’Orologio, infatti, è diversa da quella attuale. Negli Anni ’50 del secolo scorso, la vecchia Torre venne demolita per problemi di stabilità e ricostruita nella forma attuale”. “La caratteristica più evidente della perduta consistenza era il colore rosso pompeiano e le finestrature di gusto neo-gotico che richiamavano i motivi decorativi dell’antistante palazzo baronale. Un vecchio dipinto del concittadino Michilinu Ciulla mostra la piazza con la torre come lui la ricordava prima di andare a cercare (e trovare) fortuna a Milano. Fra le figure che danno vita alla piazza, una, in particolare, evoca un progenitore dell’autore di questa ricostruzione ritto davanti alla sua putìa”.

FEBBRAIO 2022. Al mese di Febbraio è stata associata la rappresentazione di un angolo particolarmente caratteristico della vecchia Pietraperzia. Percorrendo la Via Sottotenente Giarrizzo, al piedi della scalinata della Cateva,un Arco a tutto sesto, di nobili e ragguardevoli proporzioni, introduce ad un ampio cortile chiamato Testalonga. È un luogo misterioso ed evocativo come lo sono alcuni posti abbandonati e in rovina all’interno dei vecchi centri abitati. Un tempo fu luogo pulsante di vita, punto di incontri e scambi tra una comunità che viveva dell’economia del tempo, l’agricoltura, e forestieri interessati ai frutti di quella economia o a fornire strumenti e servizi funzionali a quel mondo”. “Sul cortile si affacciavano gli ambienti di una Locanda, qualcosa di più di un albergo; frequentata da una vivace umanità fatta di mercanti, commercianti, mediatori di affari, gente di passaggio, con magazzini, stalle, cucine per il ristoro e altri servizi necessari al buon funzionamento di una tale struttura. Oggi è un luogo silenzioso, incupito dai malinconici segni dell’abbandono: l’Arco regge ancora dignitosamente se stesso, le case intorno appaiono disabitate, non c’è più il vicino forno né il profumo del pane, poca gente in giro, erbacce dovunque. la ricostruzione grafica si illude di restituire a quel luogo il decoro architettonico e lo smalto vitale perduti in attesa di un (possibile?) recupero ambientale . Intanto ci piace il ricordo e il nobile sentimento della nostalgia”.

MARZO 2022. Al mese di Marzo viene associata l’immagine di un momento della processione sacra del SIGNORE delle FASCE. La sera del Venerdì santo, da tempo immemorabile, la Pietas religiosa a Pietraperzia prende la forma di una prodigiosa macchina devozionale: Lu SIGNURI DI LI FASCI: un Crocefisso (una bellissima opera in legno di sorbo risalente alla prima metà del ‘400) posto in cima ad un pennone in legno di cipresso alto più di otto metri, mantenuto in equilibrio da quattrocento bianchissime fasce di lino lunghe trenta metri, espressione della devozione che i padri trasmettono ai figli da secoli. Un meraviglioso e complesso congegno che, vibrando del suo bianco mare di fasce, si muove tra strade, discese e slarghi come una creatura fantastica”. “Siamo in presenza di una manifestazione di ARTE SACRA che affonda le radici nell’estetica religiosa concepita e propugnata dal CONCILIO DI TRENTO (1545-63) per arginare la deriva iconoclasta della Riforma Luterana. All’arte venne assegnato il compito di fare da tramite sensibile con l’animo dei fedeli per suscitare emozioni e sentimenti di Pietà e Devozione. Ecco che le vicende della storia sacra si manifestano all’occhio del fedele in modo spettacolare e scenografico perché egli venga trascinato dentro le sofferenze su cui deve meditare. I paesi cattolici del sud dell’Europa aderirono a questi precetti, in particolare la cattolicissima Spagna, dove i riti della Settimana Santa diventarono, e sono tuttora, manifestazione di vistosa spettacolarità, il cui modello venne esportato nei suoi vasti domini di cui faceva parte la Sicilia”. “Non sono certe le origini ma non è improbabile che il clima religioso in cui fu concepito “Lu Signuri di Li Fasci” fosse quello imperante al tempo della dominazione spagnola. Del resto PIETRAPERZIA nei secoli XVI e XVII, col suo poderoso Castello, era un importante centro partecipe dei fermenti culturali dell’epoca grazie alla signoria di due fra le più ragguardevoli famiglie dell’isola: i Barresi e i Branciforti. Nel tempo, “LU SIGNURI DI LI FASCI” è diventato il segno più forte di una comunità che, nel rito, trova la sua identità e che ne soffre in questi anni sciagurati di pandemia”. GAETANO MILINO

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