“Lingua di cane”, la prima produzione del Teatro Garibaldi apre la stagione 2016/2017

Replica sabato 3 dicembre la prima produzione del teatro ennese che ha aperto la terza stagione firmata da Mario Incudine

ENNA – La stagione 2016/2017 del Teatro Garibaldi di Enna, realizzata dal Comune di Enna in sinergia con l’Università Kore, che anche quest’anno si avvale per il terzo anno consecutivo della direzione artistica di Mario Incudine, prenderà il via oggi, venerdì 2 dicembre, con il debutto nazionale di “Lingua di Cane”, la prima produzione del Teatro Garibaldi, fortemente voluta dal sindaco Maurizio Dipietro e dal direttore artistico Mario Incudine, che replica sabato 3 dicembre alle ore 20.30.

Frutto del progetto di residenza artistica nato da un’idea dell’attore ennese Franz Cantalupo e coordinato da Filippa Ilardo della Compagnia dell’Arpa, produttrice esecutiva dello spettacolo, ha segnato il ritorno di alcuni attori ennesi che si sono formati fuori dalla Sicilia e che hanno intrapreso importanti percorsi artistici lontani dalla propria città. Attori che, dopo avere frequentato le più importanti scuole di teatro del Nord Italia, dal Piccolo di Milano alla scuola del Teatro Stabile di Torino, hanno già lavorato al fianco di importanti e rinomati registi. In scena, diretti da Giuseppe Cutino (braccio destro della regista Emma Dante, anche alla Scuola dei Mestieri dello Spettacolo del Teatro Biondo di Palermo), Franz Cantalupo ed Elisa Di Dio con i giovanissimi Sara D’Angelo, Noa Di Venti, Mauro Lamantia e Rocco Rizzo, su un testo di Sabrina Petyx.  Il titolo dello spettacolo trae spunto dal nome di quei pesciolini che vivono invisibili nei fondali sabbiosi, per affrontare, attraverso un parallelismo piuttosto azzeccato, il tema dei flussi migratori: quelli di ieri e quelli di oggi, che hanno visto e vedono, i siciliani protagonisti. Anche se in modo differente.

«Lingua di cane è la lingua di chi non ha voce per parlare – scrivono Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx – di chi ansima, di chi elemosina un pezzo di pane, di chi non merita un rispetto, una vita e una morte da uomo, come se uomo non lo fosse mai stato.

Lingua di cane è, in realtà, un pesce di mare della famiglia Pleuronectidae, una sogliola, che vive adagiata sui fondali sabbiosi, piatta come una lingua di cane che sta lì, invisibile, con le sue braccia aperte, come uno di quei tanti morti che in quello stesso fondale invisibili lo sono sempre stati e che, forse, sono nati per essere invisibili, per attraversare una vita come si attraversa un deserto, senza speranze, senza possibilità. Esseri umani invisibili, senza nome, vissuti su un confine oltre cui la morte diventa un appuntamento più che una fatalità. Una fatalità destinata a chi ha creduti di volare e un istante dopo si è ritrovato sotto il mare, a chi è si è messo in cammino ma è come se non fosse partito mai.

Ed è di questi viaggi senza un approdo, di questi desideri, di queste speranze, che non sono diverse da quelle di ciascuno di noi, che vogliamo parlare. Noi, che questi viaggi e queste morti le abbiamo conosciute, provate, che le abbiamo incise nel nostro albero genealogico, che abbiamo una storia fatta di croci da onorare, in Belgio, in America, in Australia, in Africa e persino in Italia. Noi che abbiamo conosciuto il destino di chi non è niente di più che una lingua di cane, ci troviamo ora a contare altri morti che non ci appartengono, per i quali non abbiamo responsabilità, per i quali allarghiamo le braccia prima che ci venga la tentazione di protenderle in avanti.

“Lingua di cane” attraversa sogni, storie, paure, amicizie, inimicizie, addii, tradimenti e speranze, dando voce a storie semplici e pensieri che non è difficile pensare ma doloroso ammettere. Perché non sempre la verità è scontata, non sempre la verità è una sola e semplice da raccontare, perché non sempre la verità c’è, e a volte è così brutta da non volerla guardare».

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