PIETRAPERZIA. Impartita dal vescovo monsignor Rosario Gisana la benedizione alla nuova bussola della chiesa Madre.

PIETRAPERZIA. Impartita dal vescovo monsignor Rosario Gisana la benedizione alla nuova bussola della chiesa Madre.

- in Pietraperzia

La “cerimonia” è iniziata con una conferenza introduttiva. Al tavolo della presidenza il maestro falegname Salvatore Stella, l’architetta Lucia Miraglia, monsignor Rosario Gisana – vescovo della diocesi di Piazza Armerina – il parroco della Madrice di Pietraperzia don Osvaldo Brugnone e l’ingegnere Giuseppe Stella. La bussola, in legno tulipiè, offerta dalle sorelle Borina e Rosaria Guarnaccia. A realizzare l’opera, il maestro falegname Salvatore Stella coadiuvato da sua moglie Tina e dai suoi figli Francesco e Duilio. Progettista della bussola l’ingegnere Giuseppe Stella, figlio di Salvatore e Tina Stella e fratello di Francesco e Duilio. In chiesa, don Giovanni Bongiovanni e Don Pino Rabita, rispettivamente parroco di “Santa Maria di Gesù” e amministratore parrocchiale della parrocchia “Madonna delle Grazie”. Ad introdurre i lavori, Don Osvaldo Brugnone. “La bussola – ha detto don Osvaldo – è la Finestra dell’Arte che ci consente di ammirare la chiesa in tutta la sua arte, maestosità e bellezza”. “L’opera – ha detto ancora il parroco della chiesa Madre di Pietraperzia – realizzata con tanta costanza, fatica e precisione”. E ha concluso: “È un modo per uscire fuori e andare incontro alla gente. Dobbiamo custodire la nostra comunità”. Giuseppe Stella: “La bussola assume un significato spirituale. È stata realizzata con tanto amore da mio padre Salvatore, da mia madre Tina e dai miei fratelli Francesco e Duilio”. “L’opera – ha continuato Giuseppe Stella – possiede due aspetti simbolici: la sezione aurea che riprende le proporzioni che siamo abituati a vedere. Il secondo aspetto è la realizzazione dell’opera con lo scopo di aprire le porte e consentire la visione dell’interno dall’esterno e viceversa”. Giuseppe Stella ha continuato: “La trasparenza rappresenta la nostra comunità e lo spirito inclusivo e di apertura al patrimonio culturale e spirituale”. E ha concluso: “Accoglienza ed inclusione rappresentano due punti di interesse per chi vuole accogliere il nostro patrimonio culturale”. Lucia Miraglia, nel suo intervento, ha posto la domanda su cosa sia e cosa rappresenti la bussola. E ha continuato: “Questo momento appartiene a tutta la comunità. È piccolo rispetto alla maestosità della chiesa Madre. Ognuno di noi ha la responsabilità di trasmettere questi beni con la tutela e la valorizzazione. La bussola è la porta che immette nella chiesa e riprende le altre due aperture laterali realizzate dai falegnami pietrini Salvatore Vitale – quella di sinistra – e Filippo Milazzo per la bussola del lato destro”. Lucia Miraglia ha detto ancora: “Le vetrate servono a creare un corpo non chiuso e delimitano uno spazio di sosta e collegamento tra esterno ed interno. Il paese entra in Chiesa”. E ha aggiunto: “La chiesa come edificio, luogo strutturato nel contesto del paese antico. La tutela e il restauro manifestano interesse, attenzione, cura e rispetto. L’abbandono degli spazi è la causa primaria del degrado”. Lucia Miraglia ha continuato: “È l’uso che fa vivere i luoghi. È l’abbandono che li fa morire”. L’architetta pietrina ha poi spiegato i “segreti” della vetrata che “è tutta trasparente con lo scopo di creare uno spazio di sosta ma, nel contempo, di collegamento, scambio visivo tra interno ed esterno”. Questo effetto – ha continuato – è evidente non solo quando il portone è aperto perché c’è l’effetto delle luci dell’esterno che entrano dentro e la chiesa che esce fuori perché, dall’esterno si riesce a vedere l’interno della chiesa. Dal sagrato riesco a vedere quello che c’è dentro la chiesa e lo sguardo arriva fino all’altare maggiore. Dall’interno si riesce a vedere l’esterno”. E ha concluso: “Quando le luci sono accese e quando il portone è chiuso, vedo la chiesa riflessa sulle pareti vetrate con un effetto molto gradevole”. Salvatore Stella ha sottolineato il notevole lavoro di realizzazione e montaggio dell’opera andati a buon fine anche per la notevole maestria e pazienza di sua moglie Tina e dei suoi figli Francesco e Duilio. Monsignor Rosario Gisana: “La bussola ci rammenta che stiamo per entrare nella zona del tempio dove c’è il tabernacolo e la chiesa legata alla comunità. Bussola come il tempio di Gerusalemme. Un luogo dove ci si purifica con la confessione sacramentale”. E ha continuato: “Ognuno deve responsabilizzarsi nella vita della Chiesa con la C maiuscola. Siamo noi che la rendiamo bella. Dobbiamo percepite la chiesa come la nostra famiglia con il sentimento di persone che si amano”. “Non dobbiamo considerare la chiesa – ha detto ancora Monsignor Rosario Gisana – come una struttura che non ci appartiene. Da un punto di vista morale la responsabilità ce l’abbiamo tutti”. E ha concluso: “La chiesa deve essere la nostra chiesa. Viviamo in essa e con essa il sentimento di affetto”. Dopo la conferenza, la recita del santo rosario e la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo. In chiesa, a partecipare alla messa, il sindaco Salvuccio Messina, la sua vice Angelica Zarba. Presenti anche gli assessori Rosalba Ciulla e Salvatore Russo e il presidente del consiglio comunale Pino Micciché. Durante la celebrazione eucaristica, a leggere la prima e la seconda lettura rispettivamente Lucia Miraglia e Pino Amico. Salmo responsoriale e preghiera dei fedeli letti rispettivamente da Giuseppe Stella e da Lorenza Nicoletti. La benedizione della bussola da parte del vescovo al termine dell’omelia. GAETANO MILINO

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