Barrafranca. Politica e partecipazione giovanile, è crisi profonda.

Barrafranca. Politica e partecipazione giovanile, è crisi profonda.

I giovani non sono pronti per creare relazioni perché le loro paure stanno superando le loro aspettative.

Barrafranca. Certamente le condizioni per parlare di crisi profonda della vita politica e sociale di questa cittadina ci sono tutte, analizziamone alcune per capire in che contesto agiscono e si muovono i nostri ragazzi. Ci ritroviamo un comune sciolto per infiltrazione mafiosa, con una operazione, denominata Ultra, ed affidato in mano ad una terna commissariale prefettizia che oltre all’ordinario si trova a gestire anche una situazione, di degrado economico sociale e ambientale, figlia di un clientelare e distorto uso della politica che ha prodotto pochi benefici e i molti disastri. Uno dei disastri, e forse il disastro per eccellenza per la nostra comunità, è la condizione di dissesto finanziario, rinnovato anche per gli anni a venire e chissà per quanto tempo ancora.
Ma quali sono le conseguenze per la vita sociale ed in particolar modo per quella giovanile?
I nostri ragazzi, si ritrovano ad interagire con un territorio poco ospitale per le loro sacrosante aspettative, non esiste un impianto sportivo pubblico, palestra piscina, degno di tale nome e quel poco che esiste è stato cannibalizzato, distrutto ed abbandonato, stessa sorte toccherà, se non si avvia una corretta gestione e manutenzione, all’apparente ammodernamento, del campo sportivo, che ha creato grandi aspettative ma risultati ancora di la da venire, l’auspicio è quello che venga quanto prima aperto al pubblico ed a eventi sportivi di buon livello.
Le associazioni, pur numerose nel nostro territorio, si sono svuotate, colpa anche del periodo di COVID19, si riescono ad organizzare sporadici eventi ma la partecipazione non è più quella di qualche decennio addietro.
La più grave delle conseguenze? La politica è stata spazzata via, sparita, dissolta. Molti pensano che sia una condizione di passaggio, di riflessione, di ripensamento o di riorganizzazione di attesa di future elezioni amministrative, un toccasana insomma, ma non è così, ad oggi, a parte la partecipazione di due candidati alla future elezione regionali, l’esperienza politica, e quindi la partecipazione alla cosa pubblica, sale della democrazia, è lettera morta.
Diamo spazio ai giovani, ai ragazzi che non attendono altro per poter dimostrare le loro grandi capacità e mettere in campo le loro pressoché infinite risorse; Angelo è uno di loro e in un suo posto ha espresso la sua amarezza e tutto il suo rammarico per una vicenda poi risolta positivamente ma che denota lo stato di disaggio e le difficoltà, molto spesso banali, da superare per chi come lui è impegnato nelle attività parrocchiali e sociali al servizio della propria comunità.

Scrive Angelo “Spesso sentiamo dire che bisogna dare più spazio ai giovani, dare loro più responsabilità può renderli cittadini attivi, far compiere loro delle scelte può essere un primo passo per la crescita individuale e culturale. Poi? Dopo queste bellissime parole quale cambiamento notiamo?
Ecco che c’è chi cerca di giustificare ponendoci un’altra domanda: “Dove sono i Giovani di oggi?” Piuttosto che migliorare le cose si crea sempre più una divisione e una rottura tra il mondo adulto e quello giovanile.

I giovani non si aprono al dialogo perché prima hanno difficoltà ad aprirsi con sé stessi.

Tutti siamo stati giovani e tutti sappiamo cosa significa attraversare quella fase oscura di transizione chiamata “adolescenza”. Sappiamo dall’etimologia che “adolescere” significa “crescere” ma oggi risulta sempre più complesso parlare di crescita e cambiamento a quei ragazzi che sono imprigionati in tutti quei castelli di carta. I giovani non si aprono al dialogo perché prima fanno difficoltà ad aprirsi con sé stessi. I giovani non sono pronti per creare relazioni perché le loro paure stanno superando le loro aspettative.

In un mondo in cui tutto sembra essere normale, in cui tutti siamo delle copie quando invece dovremmo essere originali, in cui parlare ed esprimere un proprio parere può essere sbagliato, il giovane preferisce stare zitto, isolarsi o emarginarsi”.

Ed arriva la conclusione di Angelo che facciamo nostra.
È arrivato il momento di dire basta.
È arrivato il momento di prendere ciò che ci spetta.
È arrivato in momento di abbattere le nostre paure con i nostri talenti non insabbiandoli, con le cose più belle che abbiamo, scaviamo dentro noi stessi per capire cosa ancora ci appartiene.

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