Il Vescovo Gisana ““La distanza è unità” Lettera alla Diocesi n. 4 – 2020

Il Vescovo Gisana ““La distanza è unità” Lettera alla Diocesi n. 4 – 2020

Prot. n. 10/2020  Carissimi, mi rivolgo anzitutto a voi, pastori delle nostre comunità parrocchiali. Il momento difficile che stiamo attraversando mette a dura prova il nostro abituale impegno per la gente che il Signore ci ha affidato. Vi chiedo di non demordere, di non abbandonare il campo, di non lasciarvi prendere dallo sconforto e da quel senso di disorientamento che, in maniera subdola, è accovacciato alla porta (cfr. Gen 4,7). La nostra certezza è il vangelo a cui abbiamo consegnato la vita e per il quale desideriamo vivere e morire. Lo rammenta l’apostolo: «Se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rm 14,8). La relazione con lui, alimentata dall’ascolto quotidiano della Parola di Dio e dalla celebrazione dell’Eucaristia, ci sostenga nella creatività della nostra testimonianza. Benché siano escluse, nelle circostanze attuali, le forme ordinarie di evangelizzazione, possiamo utilizzare, laddove è possibile, quei mezzi di comunicazione che consentono di visitare a distanza gli anziani, le famiglie, i giovani e ragazzi delle nostre comunità. La prossimità spirituale è talvolta più concreta, anche se non visibile, di qualsiasi vicinanza fisica. Non dobbiamo dimenticare, come amava ribadire Giovanni Paolo II, che la forza della preghiera dispone al superamento di ogni difficoltà e, lasciando a Dio le misure giuste della sua volontà, a scorgere nelle situazioni, dubbiose e impossibili, soluzioni che rivelano le modalità di irruzione del regno di Dio. Tale speranza, che fonda il nostro operare, sapiente e avveduto, ci spinga ad essere pastori «del primo passo», testimoni dell’amore oblativo del Signore, pronti ad imitare la Madonna (cfr. Lc 1,39-45), che nella nostra Chiesa locale, veneriamo con il titolo di Maria Santissima delle Vittorie. Rivolgendoci a lei che si è fatta serva, umile e fedele, del suo figlio, accogliamo volentieri quanto ci è stato ingiunto dai decreti, per aiutare la nostra gente ad essere collaborativa, generosa e solidale. Reputo, in questa drammatica circostanza, che il nostro impegno, seppur a distanza, incoraggi i pusillanimi, rassicuri i perseveranti, solleciti gli infingardi, redarguisca i trasgressori. Sappiamo infatti che l’unico modo per vincere questo virus silente, oltre alla preghiera offerta con animo confidente, è l’adesione responsabile ai variegati dettami che scaturiscono dalla vivida esperienza di chi è in prima linea e rischia la vita. Pensiamo soprattutto agli operatori sanitari, i nostri eroi, sosteniamoli, accogliendo quanto Il Vescovo di Piazza Armerina – 2 – ci viene progressivamente indicato e accompagniamo la nostra gente con esemplare testimonianza. Ho voluto che le chiese restassero aperte, per far capire che, nonostante il rispetto assoluto delle regole, il Signore è in mezzo a noi, e, in questo momento di prova, egli verrà in aiuto «per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente» (Eb 2,18). È un tempo di riflessione, di studio, di incontro con le persone care. La distanza è unità: desiderio di rincontrare la nostra gente, attestandole la voglia di realizzare ciò che comanda il Signore. La comunione fraterna, di cui noi siamo artefici e dispensatori, ci sorprenda in questo modo del tutto straordinario di stare vicino agli altri, pregando, accogliendo, ascoltando nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. Non possiamo permettere, in un momento di angoscia come quello odierno, che la gente si disorienti. Essa ha bisogno di sapere che il proprio pastore è presente: in chiesa, accanto alle loro case, disponibile ad ascoltare, condividendo lo sconvolgimento emotivo, ma anche infondendo la certezza che la signoria di Dio è in atto, come ci rammenta l’orante del Sal 91,3-4: «Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio». *** Il servizio della carità è un impegno che non può essere disatteso. Affido ai diaconi, incaricati delle Caritas cittadine, a non tralasciare questo compito assunto per vocazione. È l’occasione propizia per far sentire, con maggiore attenzione, la nostra solidarietà a coloro che, a causa delle tante privazioni, vivono da emarginati, rischiando facili contagi e subendo un certo tipo di indifferenza, scaturito dalla necessità di salvaguardarsi. Poiché è obbligatorio evitare contatti ravvicinati, si può esprimere il nostro interessamento, dando loro la possibilità di fruire di qualche pacco-spesa che consente di rispettare la normativa vigente. È importante comunque far capire che gli atti di carità, anche se perseguono forme assistenzialistiche, non possono essere rimandati, soprattutto in questo momento di malessere sociale. I Centri di Ascolto non possono restare aperti, ma gli operatori, assieme ai diaconi, possono organizzare modalità alternative per raggiunge quanto più possibile i nostri poveri. Ringrazio quanti si adoperano per coloro che in quest’emergenza si trovano in condizioni di maggiore precarietà. Possa il Signore rafforzare l’opera delle loro mani (cfr. Sal 90,17) e concedere quella giusta illuminazione che serve a far sentire calore umano, segno della commozione viscerale di Gesù. *** In questo particolare momento di emergenza, immagino i consacrati impegnati nella preghiera e nel conforto spirituale. Chiedo a loro di non cedere allo scoraggiamento e, esercitando il loro carisma, ci aiutino a sostenere il cammino di fede e speranza delle nostre comunità parrocchiali, nonché di tutta la gente presente nel nostro territorio, delle sorelle e dei fratelli di altre confessioni religiose, di coloro che, afflitti per l’emergenza del momento, non riescono ad elevare il loro grido di fede. Le vostre suppliche di liberazione sono indispensabili. Non possiamo fare a meno della vostra preghiera, silenziosa e nascosta, dell’offerta della vostra vita per il Regno di Dio. Si tratta di condizioni importanti che, per un misterioso disegno di redenzione, interloquiscono con la signoria divina. La vostra consacrazione è preziosa agli occhi del Signore: un’oblazione gradita a lui, mediante la quale giungono a noi gli effetti delle – 3 – virtù divine (fede, speranza e carità). Desidero rivolgere al Signore la mia gratitudine per la vostra presenza, arricchita dalla singolarità dei carismi, la quale, qui ed ora, alimenta, in modo forse sommesso ma certamente con l’efficacia della grazia, le nostre modeste preghiere, per affrontare e superare questo tempo di sofferenza e incertezza. *** Alle sorelle e ai fratelli laici, con i quali ci accomuna il sacerdozio di Cristo nel battesimo, desidero comunicare la mia vicinanza di padre e pastore. Non lasciate spazio all’ipocondria e allo scoraggiamento. La nostra certezza è il Signore, e questo virus, che tende a farci precipitare nell’angoscia, rappresenta per noi un’occasione propizia per confessare la nostra fede nella potenza del nostro Signore, come ci suggerisce l’oracolo di Is 2,11: «L’uomo abbasserà gli occhi superbi, l’alterigia umana si piegherà; sarà esaltato il Signore, lui solo, in quel giorno». Non dobbiamo cedere al soffio di questo tormento che, se da una parte può inquietare, dall’altra incita tutti noi ad ancorarci solidamente alla parola di quest’oracolo. Di fronte al male, dobbiamo imparare a piegare la nostra superbia ed a elevare a Dio uno sguardo, umile, implorante e fiducioso. Non è facile, in un momento come questo, spingerci in alto e dare prova di una speranza evidente, fondata sulla certezza che Dio è “onnipotente”, cioè che tiene stretto nelle sue mani ogni forma di bene e di male. Anche se viviamo con dispiacere la privazione dell’Eucaristia, è possibile alimentare la nostra relazione con lui attraverso l’ascolto della Parola di Dio. Anzi, è proprio giunto il momento per avviare o ripristinare, con maggiore solerzia, la meditazione quotidiana. Leggere la sacra Scrittura e meditarla, con l’ammaestramento dello Spirito Santo, è un modo sacramentale per raggiungere Dio ed avere da lui conforto e sapienza. Abbiamo bisogno di essere consolati, ma soprattutto di avere intelligenza e creatività, sia per rispettare in maniera pedissequa le regole che ci sono state suggerite dai decreti ministeriali, sia per ricuperare relazioni perdute, affetti congelati, sguardi distratti, comportamenti superficiali. È probabile che questo momento di angoscia, che supereremo grazie all’opera sapiente di Dio sulle nostre obbedienze, provochi senso di responsabilità nei confronti dell’altro. Mi piace ricordare quello che don Milani suggeriva ai suoi ragazzi, per incontrarsi con mutuo senso di accoglienza: «ho cura di te». Sì, carissimi fedeli laici, presbiteri, diaconi e consacrati: è questo «il momento favorevole, – ci ricorda Paolo in 2Cor 6,2 – il giorno della salvezza» che non soltanto ci libera dal Covid-19, ma ci spinge altresì ad avere cura di coloro che ci stanno accanto. Bisogna ammettere, purtroppo, che tutti siamo in qualche modo manchevoli nell’attenzione alle relazioni familiari. Imploriamo il Signore perché questo momento possa diventare per noi un’occasione radiosa, affinché si comprenda il valore della famiglia, nel sanificare i rapporti quotidiani e nell’attuare virate serie sulle proprie conversioni. Penso anzitutto al rapporto tra gli sposi: imparate da questo momento di angoscia a scorgere la bellezza che l’uno cela all’altra; il dono che ciascuno è, senza il quale non si potrebbe vivere; la gioia che scaturisce dall’accettazione vicendevole. Stare assieme, costretti dal coronavirus, è davvero una possibilità irrepetibile che fa tornare all’amore di prima. La convivenza non sia distratta da pensieri noiosi e piuttosto solleciti la contemplazione degli sguardi, l’amabilità dei sorrisi, la festosità degli abbracci. È stupendo sentire anche la prossimità dei nostri anziani. Essi sono la memoria della nostra vita odierna, il – 4 – luogo esistenziale sul quale abbiamo edificato la nostra storia. Gli anziani, papà e mamma, attendono da noi, oltre alla doverosa attenzione, quel senso di gratitudine che ratifica il nostro quotidiano, che lo illumina indirettamente, che lo rende sempre più concreto e vivibile. Ai giovani che per la loro età soffrono incertezza e contraddizione, non devono mancare premura e vigilanza. È il nostro comportamento, secondo l’etica della responsabilità, che li educherà al senso del discernimento di fronte a quanto è malcerto e dubbioso. Ai ragazzi: adolescenti e bambini, giunga da parte mia l’affetto del Signore, per quanto lui stesso ha affermato nel privilegiarli e renderli protagonisti del regno di Dio: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite:a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio» (Mc 10,14). A ciascuno di loro promettiamo di essere più esemplari nel comportamento e nelle scelte, affinché essi imparino dall’imitazione ciò che è essenziale e fonda il senso della loro storia. *** La mia preghiera possa consolare i vostri animi e dia a ciascuno la volontà di nuovi propositi, più genuini e fattibili, perché, debellato il virus, possiamo tutti assieme collaborare per la custodia di questa nostra madre terra, dalla quale impariamo a capire la bellezza delle cose celesti che si scorgono parzialmente in questa nostra vita. A Maria Santissima delle Vittorie eleviamo la nostra implorazione, affinché giungano alle comunità parrocchiali e a tutti coloro che vivono il territorio della nostra Chiesa locale gioia, speranza e fiducia nella signoria del Signore. ✠ Rosario Gisana

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