Siciliani e Sicilianità- La regina Maria di Sicilia

Maria_I_regina_di_siciliaOggi, nella pagina di Siciliani e Sicilianità, parleremo di una delle donne più potenti della Sicilia, ossia di Maria d’Aragona, moglie di Martino il giovane, sovrana del Regno di Trinacria.

Di pura origine aragonese/siciliana, Maria era l’unica figlia di Federico IV d’Aragona, re di Sicilia, e di Costanza, primogenita di Pietro IV d’Aragona, nata nel 1362, all’interno del Castello Ursino di Catania.  Sua madre Costanza d’Aragona morì proprio dopo averla messa al mondo e Maria imparò a vivere senza figura materna, sviluppando grandi capacità comunicative, astuzia, e attorno a se costruì un’atmosfera di assoluto rispetto. Nel luglio 1377 si spense anche Federico IV, lasciando a Maria il Regno di Sicilia, il Ducato di Atene e Neopatria e nominandola erede universale di tutti i suoi beni, eccetto le isole di Malta e Gozo, lasciate al figlio Guglielmo. La nuova regina fu posta sotto la tutela di Artale Alagona, vicario generale e maestro giustiziere, che la tenne sotto stretta sorveglianza nel castello Ursino di Catania. La cosa però era giudicata illegale, poiché il bisnonno di Maria, il re di Sicilia, Federico III, aveva proibito la discendenza per linea femminile e quindi l’ostilità degli altri grandi baroni siciliani costrinse Artale Alagona a formare il “Consiglio o Governo dei quattro Vicari” formato, oltre che da egli stesso, anche dai leader degli altri potentati siciliani: Francesco II Ventimiglia conte di Geraci, Manfredi III Chiaramonte conte di Modica e Guglielmo Peralta conte di Caltabellotta. Essi avrebbero dovuto interessarsi al buon governo dello Stato e alla pace politica, ma non fu così. Ognuno governò nei propri possedimenti. Catania e il Castello Ursino cresceva sotto la sua protezione e Maria era ormai in età da marito e il Vicario del regno aveva già scelto per lei un ottimo partito: il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, per legare la Sicilia al contesto italiano. Maria_di_Sicilia_e_Martino_il_GiovaneAl matrimonio si oppose il nobile Guglielmo Raimondo Moncada, conte di Augusta che rapì la regina dal Castello Ursino nella notte del 23 gennaio 1379, con l’approvazione e l’aiuto del re della Corona d’Aragona, Pietro IV d’Aragona, che aveva inviato alcune sue truppe in Sicilia, nominando viceré il proprio figlio, Martino I il Vecchio. Dopo varie vicissitudini che la giovane regina dovette subire, nel 1391 sopraggiunse il matrimonio con il giovane Martino, che usciva dalla pubertà. Una regina quasi trentenne sposava un principe quattordicenne, con la pontificia dispensa di Clemente VII, papa avignonese. Fu matrimonio politico. Maria e Martino insieme riconquistarono il regno siciliano, nonostante la tenace resistenza dei baroni e del pontefice romano. Non sopravvissero eredi. I figli, sebbene illegittimi, Martino li ebbe dalle giovanissime amanti. La regina Maria riuscì a mantenere solido il regno, nonostante le fazioni sempre in contrasto. Il 25 maggio 1401 muore a Lentini (SR) a causa della peste. Il suo consorte (di sangue spagnolo) non fu considerato dai siciliani un re, bensì un usurpatore. La sepoltura della regina siciliana si trova presso una cappella del Duomo di Catania.

Rita Bevilacqua

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