La tradizione di San Giuseppe a Barrafranca

La tradizione di San Giuseppe a Barrafranca

La ricorrenza di san Giuseppe è la prima festa di primavera: la natura si risveglia, il grano comincia a maturare e si spera in un buon raccolto. I festeggiamenti in onore del patriarca san Giuseppe si svolgono in molti paesi della Sicilia, con la IMG_4813tradizionale “Tavola di san Giuseppe”. A Barrafranca (EN) il Santo è festeggiato sia con la rappresentazione conosciuta come “Fuga in Egitto”, sia con una processione serale, dove viene portato in processione il fercolo del Santo.

La mattina del 19 marzo, presso piazza Regina Margherita dove è imbandita la classica “tavolata di san Giuseppe”, si svolge la rappresentazione “Fuga in Egitto”. Si tratta di una rappresentazione che ha come tema la fuga, dalla persecuzione di Erode, della Santa Famiglia verso l’Egitto. Pur partendo da un argomento presente nei vangeli canonici, si allontana dal racconto quando, durante il viaggio, compaiono tre Soldati del re Erode che hanno il compito di uccidere il Bambin Gesù. Tempestivamente interviene un Angelo che distoglie i soldati dal loro compito e li convince del potere di Dio e della salvezza del Bimbo. IMG_4824Il testo, come scrive lo storico Giunta, è scritto in versi martelliani (composti di una coppia di settenari) dall’abate Giuseppe Nicolò Baldassare Russo (1733-1791). Elemento cardine dei festeggiamenti in onore del Patriarca Giuseppe sono le “Tavolate” sia pubbliche, come quella allestita in piazza per la ricorrenza del 19 marzo, sia organizzate da famiglie private, che sono realizzate in genere nel mese di marzo. Negli altari- tavolate di san Giuseppe troviamo rappresentata la forma più elementare di mensa che, fin dai tempi più antichi, era formata da più piani, atti ad accogliere le pietanze destinate ai personaggi. Simbolicamente le pietanze rappresentano il cibo che è offerto alla santa famiglia, aiutandola a sfamarsi durante la lunga strada che li conduce in Egitto. Il significato più vero delle tavolate è l’aiuto reciproco tra gente bisognosa: difatti la preparazione dei cibi avviene con l’apporto di tutto il vicinato. La famiglia organizzatrice della tavolata sceglie, tra le persone più povere del quartiere, chi interpreterà la Santa famiglia: a loro è destinato il pranzo, preparato con cura e con l’aiuto di parenti e amici. Tante le pietanze realizzate. Anticamente a Barrafranca erano rigorosamente 19 pietanze, diciannove come il giorno in cui si festeggia il Patriarca, ma se ne possono preparare anche di più. Si va dalla pasta di san Giuseppe preparata con lasagne (anticamente impastate in casa), insaporita con finocchietto selvatico, broccoletto, chiamato taghiallassu, cui sono aggiunti ceci, lenticchie e fagioli, al 11102790_10203146974430212_615982131992399469_npane di san Giuseppe, particolare pane, dall’impasto più lavorato, reso lucido dal bianco dell’uovo e cosparso di semi di papavero che in dialetto sono chiamati girgiullina. Viene realizzato in varie forme, che richiamano i simboli del Santo. Si passa alle frittate con le verdure di stagione o semplici frittate di uova e pan grattato, uova e quant’altro, e infine ai dolci: pagnuccata, pasta siringata, sfingi, armuzzi santi, cassateddi, crispelle di riso, cannoli con crema e ricotta, ‘mbanata cu a ghiacciata (pan di spagna con sopra la glassa), virmiciddi friuti (pasta fritta). A fine pasto sono dati un finocchio, simbolo di rinascita, o meglio ancora, di rigenerazione spirituale e un’ arancia, simbolo di fecondità e di amore.

La sera della festa, per la consueta “via dei Santi”, viene portato in processione la statua  di San Giuseppe che tiene per mano il Bambin Gesù.

Rita Bevilacqua

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