Quando la speculazione mette in discussione la fiducia del sistema bancario

Il 3 dicembre 2015, Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, abbassa dello 0,1% il tasso euribor di riferimento, da – 0,2% a -0,3%, l’obiettivo è quello di far circolare le riserve bancarie con maggior velocità, al fine di ottenere dei maggiori effetti sull’economia reale, dato che, con un euribor negativo, detenere liquidità risulta essere oneroso. Le forti perdite in borsa a cui stiamo assistendo da qualche settimana, (solo ieri sono stati “bruciati” 242 miliardi di euro), non è chiaramente una catastrofe dovuta alla manovra del Presidente della BCE, in ballo ci sono tanti argomenti da analizzare, come ad esempio: il crollo del prezzo del petrolio, la Cina che potrebbe svalutare la sua moneta (rendendo la sua economia ancora più competitiva sul fronte delle esportazioni a danno delle economie sviluppate che stentano a crescere), o i trend del PIL globale che crescono meno del previsto.

L’euribor negativo riduce notevolmente i margini di profitto delle banche e – senza tenere in considerazione il volume dei crediti in sofferenza delle banche che potrebbero trasformarsi in perdite – detenere liquidità risulta essere oneroso, così le banche in tema di rendimenti su un investimento non sono più appetibili poiché le aspettative degli investitori nel settore bancario si sono notevolmente ridotte. Considerando che le economie sviluppate sono bancocentriche – in quanto è affidato agli istituti di credito il compito dell’erogazione del credito, quindi della crescita economica – la crisi del settore bancario rende più difficoltosa la ripresa dell’economia reale, e vestendo i panni di un investitore, ci si rende conto che investire in un’economia che stenta alla crescita risulta essere un investimento rischioso. La reazione molto contagiosa che si diffonde a macchia d’olio è sicuramente quella disinvestire nel settore bancario, soprattutto in quei paesi in cui le banche presentano numerosi crediti in sofferenza. La tendenza generale che si è osservata in queste settimane è stata quella di cedere titoli bancari, prima nei paesi più in difficoltà (come ad esempio l’Italia), comportando delle ripercussioni in tutti i diversi settori correlati, e successivamente tale atteggiamento si è ripetuto in tutti gli altri paesi che sono correlati, quindi a rischio contagio.

Il bail-in, una nuova regola che impone che una banca europea non può essere “salvata” dal rispettivo stato o fondo salva-stati sovranazionali ma dovrà cavarsela da sola, chiedendo una mano ad azionisti, obbligazionisti e correntisti, non è quindi da considerarsi come il principale artefice di tutta la volatilità di mercato presente in queste settimane, può invece considerarsi come un fenomeno parallelo che disincentiva ulteriormente gli investitori a preferire il nostro Paese anziché paesi ritenuti più solidi.

Il contagio della paura e le forti vendite che stanno avvenendo, agli occhi di un acuto investitore potrebbe essere invece l’occasione più astuta per ottenere strumenti finanziari e pacchetti azionari a basso prezzo, data la legge della domanda e dell’offerta in cui, un eccesso di offerta determina un abbassamento del prezzo, ed è chiaro che il prezzo non può abbassarsi oltre un certo limite, questo fa sì che coloro che investono oggi non potranno che rivendere ad un prezzo più alto “domani”.

Alberto Calabrese

Fonti:
– “Nella mente di uno speculatore finanziario” – Il Sole 24 Ore – Vito Lops; (8 febbraio 2016);
– “Draghi questa volta non batte le attese….” – Il Sole 24 Ore (3 dicembre 2016);
– Intervento di Alessandro Plateroti, vicedirettore de il Sole 24 Ore (12 febbraio 2016), su Sky Tg24.

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