Ucsi Sicilia ha approvato a Taormina il documento finale sui contenuti e il modo di svolgere la professione giornalistica

Ucsi Sicilia ha approvato a Taormina il documento finale sui contenuti e il modo di svolgere la professione giornalistica

Il documento dei giornalisti cattolici sarà sottoposto al vaglio del prossimo congresso nazionale di Matera (3-6 marzo 2016)


I giornalisti cattolici in relazione agli aspetti culturali ed etici della professione. Questo uno dei temi centrali del documento congressuale presentato da Peppino Vecchio, dirigente dell’Ucsi Sicilia, approvato all’unanimità dei soci durante l’assemblea elettiva svoltasi, sabato 30 gennaio 2016,  a Taormina all’interno della sala conferenze della Basilica cattedrale San Nicola di Bari. Il documento, che sarà inviato alla presidenza nazionale dell’Ucsi  sarà sottoposto come documento portante al prossimo congresso nazionale di Matera (3-6 marzo 2016). Tre i concetti importanti: Identità e radicamento, una nuova dirigenza e nuove adesioni.  “Mentre il mondo della comunicazione – si legge nel documento –  e dell’informazione in particolare, affronta un periodo di crisi che comprende, anche e soprattutto, gli aspetti culturali ed etici della professione giornalistica, i giornalisti cattolici si trovano a dovere rispondere a una serie di domande che riguardano i contenuti e il modo di svolgere la professione; alle quali, domande, l’Ucsi da sempre dà risposte con la propria attività, centrale e di base. Identità e radicamento. Questa attività, culturale ed etica, che trova ispirazione nella Dottrina sociale e nel Magistero della Chiesa e nello Statuto dell’Ucsi, deve trovare nuova linfa e un potenziamento con iniziative di formazione (da offrire a tutta la categoria con gli eventi di formazione permanente) e con la pubblicazione e la diffusione della rivista Desk.
Il giornalista Ucsi deve essere capace di guardare oltre i limiti prossimi dell’attività (la cronaca, lo scoop, il sensazionalismo, l’informazione spettacolo) e porsi con coscienza, professionalità e responsabilità, come chi deve annunciare e comunicare, rivelare e farsi comprendere, nel rispetto della verità e della dignità della persona. Così l’Ucsi resta fedele a sé stessa e continua a essere presente attivamente nella vita della Chiesa e della società e a contribuire a formare i propri soci come giornalisti responsabili e testimoni. Sarà il congresso a stabilire le modalità di presenza e di azione. Nuova dirigenza. Alla guida dell’Ucsi per il prossimo quadriennio, alla luce della breve analisi svolta, vedremmo una squadra forte di esperienza ed entusiasmo, radicata nella Chiesa e nella professione; magari guidata da una collega, la cui presidenza rappresenti, pure nella continuità anche una novità esperienziale significativa. Adesioni. L’Ucsi ha, in Italia, una presenza che è ben lontana dal rappresentare adeguatamente, in termini numerici, il giornalismo cattolico del Paese. Questo significa che il potenziale delle adesioni è molto vasto; di più, con l’apertura ad accogliere come soci non iscritti all’Albo dei giornalisti che operano nel vasto della comunicazione, questo bacino si è ingrandito. Occorre una vera e propria vasta campagna soci, da condurre insieme a una attenzione particolare al rispetto delle regole (che ci sono) per non trovarsi tra gli iscritti persone che nulla hanno a che vedere col mondo della comunicazione”. L’ex presidente dell’Ucsi Sicilia Giuseppe Vecchio durante la sua relazione da presidente uscente  ha  ringraziando tutti i soci, i dirigenti ad ogni livello, i consulenti ecclesiastici ed ha confessato che se non sono stati anni facili per l’Ucsi, a Roma, come in Sicilia, sono stati ugualmente esaltanti. “ Fare parte di un’associazione – afferma Vecchio – che si chiama unione è un termine significativo, profondo, che sa di spirituale, mi piace, mi emoziona, e mi esalta perché l’Ucsi è una sigla, che andrebbe magari aggiornata, anche alla luce dell’apertura a soci non giornalisti, e che senti tua: un luogo di formazione culturale e di aggiornamento professionale; un’associazione ecclesiale aperta, che ti serve come bussola; e infine, un gruppo di amici e colleghi nel quale respiri l’aria familiare”. Vecchio, durante la relazione, ha evidenziato come l’idea di Ucsi “non deve mai separare, anzi deve contribuire a farla crescere, perché oggi più che mai c’è tanto bisogno di Ucsi  nel mondo dell’informazione in Italia”.  L’Ucsi dovrà sostenere i propri soci nella formazione umana, spirituale e professionale e partecipi attivamente alla formazione permanente dei giornalisti italiani, nella quale, in effetti, siamo presenti massicciamente; ma dovremmo fare qualche passo avanti, coordinando meglio tra noi gli eventi proposti e razionalizzando i progetti.  Vorrei una Ucsi – continua Giuseppe Vecchio –  che faccia l’Ucsi, che tenga sempre presente il proprio radicamento e i propri obiettivi statutari che sia attenta ai mutamenti che si registrano, anche tumultuosi, nella professione, favorisca l’ingresso dei giovani e la loro formazione. Per fare tutto questo, lo riconosco, ci vuole un gruppo dirigente motivato, coeso, capace, intraprendente, che sappia guardare oltre la propria provincia e la propria diocesi”.

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