Rafforzata custodia per il sito di Pasquasia.

Rafforzata custodia per il sito di Pasquasia.

amianto nel sito di Pasquasia

Da lunedì 16 marzo la custodia per il sito di Pasquasia è stata integrata con nuovo personale della sala operativa della forestale e del settore antincendio. A sostenerlo è il presidente della commissione regionale Urps “ Miniere dismesse siciliane”, Giuseppe Regalbuto secondo cui è l’esito di vari incontri a livello regionale tra i vari enti preposti. Nel sito di Pasquasia si trovano tonnellate di amianto e i lavori erano partiti ma circa un anno, il 27 marzo del 2014, si verificò il sequestro della miniera, disposto nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Caltanissetta. Più volte Giuseppe Regalbuto, prima con la creazione di una commissione d’inchiesta creata in seno alla provincia regionale di Enna e poi insediato all’Urps (unione regionale province siciliana), ha ribadito ai diversi enti tra cui la Regione, come la bonifica sia necessaria nel sito di Pasquasia; ha chiesto più volte alla magistratura di fare chiarezza ma nel contempo di bonificare il sito. “ Da pochi giorni il sito di Pasquasia ha subito una integrazione di personale inerente alla custodia del sito dove oltre ai dipendenti della Resais si sono aggiunti quelli settore della forestale e dell’anticendio. Spero che si riprendano al più presto i lavori per eliminare la grande quantità di amianto nel sito di Pasquasia”. Il personale, con questa integrazione,  dovrebbe attestarsi, quindi ad un numero di dodici unità. “ Da colloqui e scambi di opinione con esponenti dell’Italkali – continua Regalbuto – si evince l’amarezza che ad oggi non si possa investire sulla ripresa di Pasquasia mentre in altri sito come Realmonte l’Italkali, seppur con capacità ridotte, investe solo una somma di 250 mila euro”. Oltre a Pasquasia la provincia ha diversi siti minori come le due miniere di Villarosa, quella di “Respica – Candrilli” e di “San Giovannello- Bartoccelli” secondo cui sono stati spesi 400 mila euro per un progetto esecutivo ma la bonifica non sarebbe neanche iniziata.                  RENATO PINNISI

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