La “rigenerazione urbana” spiegata facile (SECONDA PARTE)

La “rigenerazione urbana” spiegata facile (SECONDA PARTE)

L’ing. Papalia, come promesso, presenta ai cittadini la 1^ pillola info/formativa di politiche urbane.

Una lettura alla quale non puoi sottrarti: faresti un grave torto alla tua intelligenza e alla tua cultura.

SOMMARIO

PRIMA PARTE [pubblicata in data 21/10/2022 e che potete rivedere, cliccando qui]
INTRODUZIONE
INFORMAZIONE “DI CANTIERE”
ABSTRACT DEI COMMENTI E DELLE OPINIONI (alla lettera precedente del 10 settembre u.s.)
FINALITA’ DELLA LETTERA
SPACCATO SOCIOLOGICO SULLA CITTA’
CENNI SUL CONCETTO DI URBANISTICA
IL TEMA DELLA RIGENERAZIONE URBANA
QUADRO NORMATIVO
INIZIATIVA DEL COMUNE SU PROGETTI DI RIGENERAZIONE URBANA
SECONDA PARTE
ANALOGIA TRA CITTA’ E AUTOMOBILE
ESEMPIO DI CARTELLO DI BENVENUTO DA COLLOCARE AGLI INGRESSI DELLA CITTA’
UTILIZZO DEL TEMPO LIBERO
IDEA/PROGETTO
A PROPOSITO DI CAMBIAMENTI
MODELLO PROPOSTO
COCLUSIONI
POSCRITTO – Commento ad una frase scritta nell’articolo pubblicato su radio luce il 15 ottobre da un tecnico.

SECONDA PARTE
ANALOGIA TRA CITTA’ E UTOMOBILE IN 6 PUNTICOSA SI CHIEDE
Ad un’automobile si chiedono delle prestazioni: che sia scattante, confortevole, ben equipaggiata, che consumi poco, che sia bella, ecc. Chi acquista un’auto tiene conto di tutto ciò ed anche del proprio budget, per cui può decidere di comprare una “Panda”, una “Cinquecento” una “Mercedes”, una “Maserati”, ecc.
Ad una città si chiedono servizi (infrastrutture, acqua correte, luce, gas, raccolta rifiuti, fruizione di spazi e edifici pubblici, ecc.) e che sia bella, sostenibile, sicura, vivibile. Vi chiedo: a chi assomiglia oggi la nostra città a una bella Mercedes o a una Panda “scassata”?

CHI GOVERNA
Un’auto è generalmente governata dal suo proprietario. Se un’auto è ben tenuta, ben governata, l’auto sarà contenta del suo proprietario e sarà felice di dare le sue prestazioni per lungo tempo.
Una città è governata dai suoi amministratori, Sindaco e Assessori (che rappresentano il potere esecutivo), il Consiglio Comunale (che rappresenta il potere legislativo), Dirigenti e dipendenti comunali (che orientano e attuano l‘azione amministrativa). Se una città è ben governata, darà i suoi servizi e i cittadini saranno contenti dei loro amministratori, dirigenti e dipendenti.

IL CUORE
Il cuore di un’auto è certamente il suo motore.
Il cuore di una città è il suo territorio (urbano e rurale), il suo tessuto sociale, ambientale, economico, culturale, ecc.

IL FUNZIONAMENTO
Chi guida un’auto conosce il suo funzionamento attraverso ciò che ha studiato quando ha preso la patente di guida e poi con l’esperienza. Ma chi conosce bene il funzionamento di un’auto sono i meccanici.
Chi vive in una città dovrebbe conoscere il suo funzionamento e quindi tutti i suoi cittadini, ad incominciare dagli amministratori e dai dirigenti. Ma chi sono i meccanici di una città? Dovrebbero essere gli uffici con i suoi dirigenti e il suo personale.

LA MANUTENZIONE
La legge impone, per l’auto, una revisione periodica, ma il bravo e diligente proprietario sa che l’automobile, per essere efficiente, ha bisogno di manutenzioni ordinarie costanti nel tempo (cambio olio, filtri, liquidi, ecc., il c.d. “tagliando”). Per le manutenzioni ci si avvale di meccanici, elettrauti, carrozzieri, lavaggisti, ecc. Le manutenzioni hanno dei costi che è indispensabile sostenere se si vuole un’auto efficiente e che duri nel tempo.
Anche le città hanno bisogno di manutenzioni, ordinarie e straordinarie. Ma chi sono le officine e i meccanici specializzati della manutenzione della città? Sono gli uffici tecnici ed i tecnici che ci lavorano.
Ma succede che le manutenzioni non vengono fatte per diversi motivi: o perché mancano le risorse economiche, o per una cattiva gestione, o semplicemente perché i meccanici della città non sono all’altezza.
La mancanza di risorse economiche, in generale, (sempre propagandata da amministratori, dirigenti e anche da qualche dipendente) sta diventando una scusa per non fare niente, l’alibi per giustificare il degrado, le inadempienze, l’indolenza, l’insipienza, le incompetenze. SI CERCANO CAPRI ESPIATORI, E MAI NESSUNO È RESPONSABILE DI NULLA. Sto parlando in generale, non ho intenzione di offendere nessuno.
D’altronde nell’epoca della falsità (“post-verità”), della realtà virtuale (“metaverso”), del politicamente corretto (“political correctness”), le false notizie (“fake news”) sono diventate la pratica ricorrente quando si vuole occultare la verità. Stiamo attenti!
Perché SI STA DIFFONDENDO TRA I CITTADINI UNA SORTA DI RASSEGNAZIONE NEL VIVERE IMMERSI NEL DEGRADO GENERALIZZATO (RIPETO: URBANO, AMBIENTALE, SOCIALE, CULTURALE, ETICO). ORAMAI IL DEGRADO VIENE CONSIDERATO UN MALE ENDEMICO DI BARRAFRANCA.
Si sta sviluppando a Barrafranca quella che è chiamata dagli psicologi e dai criminologi “la teoria delle finestre rotte” [cfr. l’esperimento condotto dai due criminologi americani James Q. Wilson e George Kelling]. E questo è molto grave sotto tutti gli aspetti, soprattutto economici e sociali.
Sicché, scherzosamente, si potrebbe pensare di mettere un cartello di benvenuto agli ingressi della città, con la scritta << Benvenuti nel paese delle finestre rotte, qui imparerai a vivere nel degrado generalizzato (urbano, ambientale, sociale, … >> [di seguito un esempio di cartello di benvenuto].

MOTORE FUSO
Se un’auto ha il motore fuso, il proprietario, la porta da un meccanico esperto, di fiducia, che lo sa consigliare nella scelta dell’intervento. In generale, il meccanico proporrà al proprietario le seguenti possibilità d’intervento:
a) sostituire il motore con un motore nuovo;
b) sostituire il motore con un motore rigenerato in officine specializzate;
c) rigenerare il motore in officina avvalendosi anche di officine esterne specializzate in lavori di rettifica;
d) rottamare l’auto, valutate le condizioni generali.
Chiaramente gli interventi a), b) e d) per una città, non sono praticabili. Non è possibile sostituire o rottamare un territorio, tutto al più si va a vivere in un’altra città.
E questo purtroppo è quello che sta accadendo (ricordiamoci il pensiero di Paola Ricci Sindona, citato nella mia lettera del 10 settembre): << …i giovani, e anche i 40enni e i 50enni, vanno via perché non trovano alternative per rimanere, tanto è scarsa la richiesta di lavoro specie per quello intellettuale…>; i pensionati vanno via per raggiungere i loro figli e i loro nipoti (ai quali molto spesso fanno da baby-sitter) ma vanno via, anche, verso quelle città che offrono maggiori servizi assistenziali e soprattutto sanitari.
E così la città s’impoverisce sempre di più e il numero delle “case vuote e mute”, aumenta inesorabilmente in modo spettrale. Case che producono solo oneri (tasse + spese di manutenzione).
Tant’è vero che parecchie persone vengono nei nostri studi professionali principalmente per due motivi: 1) per organizzargli la documentazione necessaria per vendere la casa (ammesso che trovino il compratore, tanto è bassa la domanda) o per donare le case ai propri parenti (ancora non è praticato il fenomeno di vendere la casa al prezzo simbolico di un euro, a Barrafranca sarà molto difficile; 2) per trovare soluzioni in modo da pagare meno tasse.
Quindi, per l’auto, l’intervento più economico è, senza dubbio, quello di rigenerare il motore in officina, ed è questa, in generale, la scelta che viene fatta.
Ma se il territorio di una città è “fuso”, se è presente un degrado diffuso e generalizzato, bisogna intervenire tempestivamente altrimenti – come spiega la c.d. teoria delle finestre rotte – “IL DEGRADO GENERA DEGRADO”.
Ma chi sono i meccanici esperti, di fiducia che conoscono bene il funzionamento di un territorio? Pensate veramente che i meccanici giusti siano i tecnici degli uffici del Comune? No!
Riflettete: la maggior parte di essi proviene da altre città, vive fuori di Barrafranca e non partecipa per niente alla vita sociale della città (a dire il vero, anche qualche tecnico che vive a Barrafranca manifesta comportamenti asociali). Non conoscono, quindi, il territorio e i suoi abitanti e non “sviluppano” il minimo sentimento di appartenenza alla città. Questo è un fatto naturale, ma implica che questi tecnici non hanno nessun interesse a risolvere le problematiche serie che affliggono il nostro paese e nessun interesse a valorizzare il patrimonio locale: il loro impegno è limitato strettamente alle mansioni che gli impone il loro ruolo (e non sempre ci riescono).
LORO NON AMANO BARRAFRANCA, FORSE LA ODIANO, FORSE GODONO NEL VEDERLA SPROFONDARE E FORSE FANNO A GARA A CHI CI RIESCE MEGLIO. Basta guardare, ad esempio, come sono ridotte le nostre strade e il modo “barbaro” e “unico al mondo” in cui riparano il manto stradale: coprono le pavimentazioni esistenti con l’asfalto, sostituiscono l’asfalto con il calcestruzzo, riempiono le buche con la sabbia affidando il costipamento alle auto che vi passano sopra, ecc. Un esempio recente: guardate i lavori eseguiti in via Galilei e piazza Lituania nei pressi del palazzo municipale, rappresentano un obbrobrio al senso estetico e svalorizzano la sede istituzionale del Comune. ALLARME! La stessa sorte, a breve, toccherà alla Via Umberto, dove per adesso ci sono delle basole divelte (“spiccicate”) ma tra un po’… e potremmo continuare all’infinito. LORO SONO CONVITI CHE SIAMO DEGLI IMBECILLI, CHE MERITIAMO DI VIVERE COME DEI PORCI (con tutto l’amore che voglio a questi, e a tutti gli animali).
Se non lo avete ancora capito, ve lo spiego in tre parole semplici: loro, “SE NE FREGANO” (per non usare parole volgari) del nostro paese. Per loro Barrafranca è solo una mammella prosperosa da cui succhiare il latte per il loro sostentamento e, se potessero, andrebbero via da Barrafranca domani mattina (chiaramente noi glielo auguriamo). Barrafranca è diventata un “pollo” che tutti vogliono spennare.
Mentre scrivo, sto ascoltando della musica rock e in questo preciso momento un brano dei Deep Purple dal titolo “Perfect Strangers” che stimola molto la mia fantasia, e il mio senso dell’umorismo, tant’è che sto pensando – scherzosamente, ironicamente e con semplice spirito satirico – che forse sarebbe il caso di sostituire dal blasone del Comune, la figura dell’aquila con il volo abbassato, con quella di un “pollo spennacchiato con le ali abbassate”. Mi piacerebbe rappresentare questa raffigurazione satirica ma non ho talento artistico e non ci riuscirei. Però a Barrafranca sono in tanti ad avere questo talento, per cui qualcuno potrebbe provarci: è un altro invito. Se non altro, potremmo farci due risate e sdrammatizzare, che ne dite.
Per questo dico che i tecnici del Comune da soli non “bastano” e che i veri meccanici esperti, che hanno i ferri del mestiere, sono gli ingegneri, gli architetti, e più in generale tutti i professionisti che sono nati, cresciuti e vivono a Barrafranca (e anche fuori), che conoscono bene il territorio, la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni e che “ANCORA” AMANO BARRAFRANCA E GLI DUOLE IL CUORE A VEDERLA ANDARE ALLA DERIVA.
Quindi l’unico intervento possibile da fare per la nostra città, è quello rappresentato nella lettera c): rigenerare il territorio, è il più economico e il più sostenibile. E CIÒ È POSSIBILE SOLO – RIPETO – ATTRAVERSO UN IMPEGNO CIVICO CHE VEDE LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DI TUTTI I CITTADINI, degli architetti, degli ingegneri, dei geometri e di tutti i professionisti in generale. Un impegno che vede questi professionisti nella nuova veste di “TECNICI ESPERTI DI SVILUPPO LOCALE”.

ESEMPIO DI CARTELLO DI BENVENUTO DA COLLOCARE AGLI INGRESSI DELLA CITTA’

UTILIZZO DEL TEMPO LIBERO

A proposito di tempo libero, vi riporto un breve estratto del libro “la Società signorile di massa“ del Prof. Luca Ricolfi, sociologo italiano.

Nel 1928 il grande economista britannicoJohn Maynard Keynes formulava due ipotesi su come sarebbe stato il mondo cento anni dopo, ovvero più o meno ai nostri giorni. La prima ipotesi era che, grazie al progresso tecnologico, la produttività del lavoro sarebbe cresciuta. La seconda era che questo aumento avrebbe condotto a una riduzione degli orari di lavoro (tre, quattro ore al giorno per un totale di 15 ore settimanali). A quel punto l’uomo avrebbe avuto un problema nuovo: come occupare proficuamente il tempo libero che la tecnica gli avrebbe regalato, come vivere in modo piacevole e salutare?

Secondo il filosofo, anch’esso britannico, Bertrand Russell (nel suo saggio “ Elogio dell’ozio” del 1915), l’istruzionedovrebbe innalzarsi di livello in modo da educare e raffinare il gusto di tutti, così che ognuno possa sfruttare con intelligenza il proprio tempo.

Ma la profezia di Keynes si è avverata? Il problema economico, inteso come soddisfazione dei bisogni fondamentali, effettivamente si è risolto, almeno per la maggior parte degli abitanti delle società avanzate. Ma l’ingente massa di tempo libero, regalata dall’aumento della produttività del lavoro, non è stata usata per innalzare il livello culturale delle persone, la loro sensibilità artistica, la loro capacità di vivere in modo saggio, piacevole e salutare. Il maggiore tempo a disposizione è stato impiegato essenzialmente per ampliare lo spettro dei consumi. Anziché usare la cultura per riempire il tempo libero si è scelto di usare i consumi per attrezzare e usufruire del tempo libero. Di qui l’impressionante sviluppo di beni, servizi e attività il cui scopo primario è aiutarci a“consumare tempo libero” (in ristoranti, bar, tavole calde, spa, palestre, massaggi, fiere del formaggio, del risotto, del tartufo, del vino, concerti e feste di ogni genere, discoteche, locali in cui si beve, si mangia, ecc.) Così il tempo libero è inestricabilmente intrecciato al consumo e come tale ha un costo.

Per di più, oggi, con internet e la televisione via cavo, che diffondono informazioni 24 ore su 24, siamo immersi in un contesto in cui non abbiamo più il tempo di riflettere.

Adesso v’invito a fare una riflessione di carattere sociologico.

Ci sono persone che percepiscono il bisogno di sentirsi parte di una comunità(“l’uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società”, scrisse Aristotele nel IV secolo A.C.).

Altre che perseguono l’individualismo e molte di loro creano o si rifugiano nelle tante associazioni “pseudo culturali”. Se ci riflettete un po’, in molti casi, queste associazioni non rappresentano forme di aggregazione, ma forme di isolamento dalla comunità, una sorta di “marginalizzazione sociale”.

Sarebbe auspicabile, invece, che queste associazioni mettessero in circolazione, in sinergia, le loro attività, il loro know-how, seguendo un obiettivo comune pianificato. Altrimenti saranno e resteranno – irrimediabilmente per sempre – dei “piccoli ghetti” (o come si dice in Sicilia dei “curtigghia”) dove “bivaccare” e “smaltire” il tempo libero in compagnia di persone che magari si disdegna.

Ma perché le persone desiderano vivere in gruppi? Come dicono molti studiosi dei comportamenti umani, perché adesso l’uomo moderno ha bisogno di consenso rispetto a quello antico che il consenso lo aspettava dalla divinità. Senza un riferimento chiaro, il consenso dei propri simili diventa fondamentale e l’adeguamento alle aspettative del gruppo è vitale.

[Per chi volesse approfondire questo concetto, consiglio di rivedere quello che scrisse il grande e sempre contemporaneo filosofo tedesco Friedrich WilhelmNietzsche in “Così parlò Zarathustra” dove descrive l’epoca dell’”ultimo uomo”, << dove esiste un solo gregge e nessun pastore, dove tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali e chi ha un diverso sentire va da sé in manicomio >>].

Tutto questo per chiedervi di usare un po’ del vostro tempo libero per la partecipazione sociale, così come lo dedicate al vostro benessere fisico, mentale, emotivo, al relax…. Basterebbero un paio d’ore ogni due settimane o anche al mese, non è un grande sacrificio, e poi vedrete che sarà anche divertente.

IDEA/PROGETTO

Certamente la mia idea/progetto propone un CAMBIAMENTO. Per portare avanti questa idea, ripeto, ci vogliono persone che hanno una visione aperta che guarda attentamente al cambiamento dei tempi e delle mode in atto.

Ma questa visione aperta non è affatto detto che si possa trovare esclusivamente nelle nuove generazioni: le menti chiuse (closed) o aperte (open) si possono trovare sia tra i giovani, sia in quelli meno giovani, anzi ci sono molti giovani closed e molti anziani open e viceversa. La mente aperta non è prerogativa di nessuna generazione (over 60, generazioni X-Y- Z-C…). Mi piace pensare che chi stia leggendo, abbia una mente open.

Questa idea può essere portata avanti solo se si verificano due condizioni essenziali:

1) se vi è una amministrazione orientata verso un concetto di governo del territorio di tipo aperto (una open government, un’amministrazione “aperta” e “trasparente” nei confronti dei cittadini);

2) se si vuole un reale cambiamento e si ha il coraggio di cambiare. Perché ci sono, o potrebbero esserci, persone che non amano cambiare: o perché stanno bene così come sono perché pensano che la loro condizione gli procura dei vantaggi, o perché credono inconsapevolmente che tutto vada bene (e se ne stanno rintanati come nel “mito della caverna di Platone”) o perché pensano, invece, che il nostro paese sia in forte declino, che stia andando completamente alla deriva e che tale processo sia irreversibile, o perché hanno perso, semplicemente, la fiducia nelle istituzioni e non credono più a niente e a nessuno.

Barrafranca ha un grande pregio che tutti ci invidiano: la grandissima laboriosità dei suoi cittadini. Vediamo, ad esempio, come si sveglia la nostra città, analizziamo la partenza di una giornata lavorativa. La prima sveglia è quella dei panettieri che lavorano di notte, poi ci sono gli agricoltori che si alzano alle tre/quattro di mattina per andare con i loro mezzi nei campi o al mercato a vendere i loro prodotti, poi seguono gli operatori ecologici che iniziano la raccolta dei rifiuti, poi intorno alle sei/sette ci sono i lavoratori edili che vanno nei cantieri e gli artigiani che vanno nelle loro botteghe, alle otto/otto e mezzo è il turno degli inseganti e degli impiegati e intorno alle nove quello dei commercianti e dei professionisti che aprono i loro negozi e i loro studi. E tutte queste persone sono rifocillate con cappuccini, cornetti e caffè, da mattinieri baristi e fornai.

Ma Barrafranca ha anche un grande difetto che è diventato motivo di scherno per le persone di fuori: infatti i cittadini barresi, bravi professionisti, attenti intellettuali, bravi artigiani, abili commercianti, instancabili imprenditori (soprattutto nel settore agricolo), artisti e musicisti di talento, ecc., non riescono a comunicare tra loro, non riescono a mettere a comune il loro sapere, il loro know-how, a cooperare tra loro per raggiungere un obiettivo comune, continuando a lavorare sedici ore al giorno ma solo per sopravvivere, restando vittime del grande male: l’individualismo. E questo è fortemente penalizzante soprattutto sotto l’aspetto, produttivo, economico, sociale e anche culturale. E questo male è diventato anche elemento di scherno per le persone di fuori che spesso ironicamente dicono di noi: << poveri “babbi”, si ammazzano la vita a lavorare, ma il contesto socio-culturale in cui vivono presenta standard di qualità di vita penosi >>, oppure, come più volgarmente dice qualcun altro << si ammazzano a lavorare ,ma vivono nella m..da >>

E’ CHIARO CHE CI VUOLE UN CAMBIO DI PASSO.Tocca a voi cittadini decidere se avviare il viaggio del cambiamento culturale e sociale, (rivoluzionario come ha scritto un lettore), se avviare il percorso della rigenerazione del territorio. Io sono convinto che Barrafranca, con un po’ di coraggio e spirito pratico, potrebbe uscire da questo stato di regressione, da questa situazione stagnante di degrado diffuso.

Perché vedete, l’idea di cittadinanza non può essere pensata soltanto come un “catalogo di diritti”, essa implica anche una compartecipazione alle responsabilità e agli impegni concreti della civile convivenza. Dobbiamo incominciare a pensare (e forse anche ad ammettere) che se Barrafranca si trova in questo stato, forse non è solo colpa delle della classe politica e della classe dirigente, ma è anche colpa dei suoi cittadini.

A PROPOSITO DI CAMBIAMENTI

Gli individui sono caratterizzati da differenti gradi di propensione a socializzare. Ci sono persone che vogliono un cambiamento reale ed altre che vogliono un cambiamento fittizio. Inoltre la storia ci insegna che chi si fa promotore di cambiamenti è guardato a vista con scetticismo ed spesse volte viene anche combattuto.

Vi voglio citare tre celebri aforismi che rappresentano bene questo concetto.

– Albert Einstein: “come si può pretendere che le cose cambino se facciamo sempre le stesse cose. Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.

– Tomasi di Lampedusa: “bisogna cambiare affinché nulla cambi”.

– Richard Buckminster “Bucky” Fuller, architetto, designer e inventore statunitense: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.

MODELLO PROPOSTO

La mia forma mentis professionale e il mio carattere, mi portano sempre a fare delle analisi, a identificare il problema e trovare la soluzione. Io, il modello che suggerisce “Bucky” Fuller, l’ho già tracciato: costituire un gruppo di lavoro per creare un laboratorio di nuove idee, di nuovi processi, di progetti e realizzazioni. Che si pone come obiettivo lo sviluppo e la qualità del territorio, che porti avanti i concetti di urbanistica partecipata, comitati di quartiere, urban center, facility manager, ppp, ecc.

Questo modello potrebbe rappresentare l’occasione per risolvere, in modo efficace, i problemi del nostro paese. Ma per fare ciò, la Pubblica Amministrazione, in generale, dovrebbe incominciare a muoversi in termini di “Responsabilità di risultato”. Bisogna diffondere la cultura dei risultati e non delle chiacchiere.

Diceva l’ex presidente dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), Silvia Viviani durante i lavori del XXIX CONGRESSO INU tenutosi a Cagliari nel 2016: “SE ABBIAMO CHIARI I PROGETTI E GLI OBIETTIVI E SE ABBIAMO ENTUSIASMO E TENACIA, POSSIAMO AVERE DEI RISULTATI, DEGLI ESITI”.

Di seguito vi rappresenterò un semplicissimo diagramma di flusso che sintetizza questo modello. Gli attori principali sono:

Comune: Rappresenta la propria comunità, curandone gli interessi e promuovendone lo sviluppo (art.3 co. 2 TUEL – Testo Unico Enti Locali). Svolge funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico,… (art.13 co. 1 TUEL).

Istituzioni: Producono beni e servizi e garantiscono le relazioni sociali, la conservazione e l’attuazione di norme sociali e giuridiche stabilite tra l’individuo e la società o tra l’individuo e lo Stato

Gruppo di lavoro: Coordina le attività dei vari comitati di quartieri, svolge i compiti del facility manager per fare da cinghia di trasmissione tra l’amministrazione, le imprese e la cittadinanza in tema di politiche urbane.Opera in un proprio urban center (casa della città).

Comitati di quartiere e urban center: Rendono responsabile la cittadinanza delle scelte amministrative e sociali che riguardano la comunità e si fanno interpreti e promotori degli interessi dei cittadini di fronte alle Istituzioni e alla Pubblica Amministrazione. Collaborano con gli altri comitati di quartiere e il gruppo di lavoro. Operano nei rispettivi urban center di quartiere (la casa del quartiere) dove i progetti per il quartiere, la città e il territorio vengono predisposti, raccontati, divulgati e resi comprensibili anche ai cittadini meno esperti.

Nel diagramma di flusso, vedrete rappresentati dei segmenti con delle freccette: esse indicano le relazioni reciproche tra i vari soggetti. Che cosa vuol dire?

Vuol dire che è necessario mettere in atto un processo di scambio COMUNICATIVO/RELAZIONALE efficace tra tutti gli attori, che tale scambio deve essere “simmetrico” (una comunicazione alla pari) e avvenire sia in senso verticale (dai cittadini vs il gruppo di lavoro e vs l’amministrazione, e viceversa), sia in senso orizzontale (tra i cittadini del quartiere e dei vari quartieri). In una parola, TOTALE SINERGIA.

Non ci può essere relazione senza comunicazione e viceversa non ci può essere alcun feed-back (riscontro) ad una tua comunicazione se non ti relazioni con il destinatario del messaggio. LA COMUNICAZIONE NON È, QUINDI, SOLO SCAMBIO DI CONTENUTI MA ANCHE CREAZIONE DI RAPPORTI SOCIALI RECIPROCI.

E’ NECESSARIO CREARE UNA PIATTAFORMA RELAZIONALE TRA I CITTADINI IN INTERAZIONE TRA DI LORO E L’AMMINISTRAZIONE.

Vi ricordo che il primo assioma della comunicazione postulato da Paul Watzlawick dice: “È impossibile non comunicare”. Quindi anche se non fate o non farete niente, avrete comunque comunicato.

DIAGRAMMA DI FLUSSO

Come vedete nel diagramma, il mio modello poggia su due pilastri: il gruppo di lavoro e i comitati di quartiere. Senza la costruzione di questi pilastri il modello, la mia idea/progetto non potrà mai portare alla definizione di un percorso e non potrà mai concretizzarsi.

Il punto di partenza è la costituzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare: ingegneri e architetti di varia specializzazione, geometri, geologi, agronomi, avvocati, commercialisti, ecc., che abbiano capacità e voglia di fare (almeno di 6/8 professionisti fissi con tutti gli altri in collaborazione esterna anche a distanza – le tecnologie lo permettono e oggi si lavora in networking).

Noi tecnici non possiamo continuare a essere agnostici, disinteressati, continuare a non esprimerci sui problemi che attanagliano la nostra città, dovremmo invece sentirci addosso un forte peso di responsabilità e possibilità perché noi, più degli altri – ripeto ancora – possediamo gli strumenti del mestiere che ci permettono di conoscere il territorio e vedere le cose non solo come sono, ma anche come potrebbero essere.

Nella mia lettera del 10 settembre, avevo chiesto al gruppo WhatsApp di verificare se ci sono i presupposti di un impegno civico da parte dei tecnici suggerendo anche che il loro gruppo, giacché esiste, si sarebbe potuto costituire come gruppo di lavoro. Ma non c’è stata nessuna risposta.

Adesso, allo stesso modo, chiedo a voi cittadini di verificare se ci sono i presupposti di un impegno civico da parte delle persone che vi stanno attorno ad esempio i vicini del vostro quartiere, i vostri amici, i vostri conoscenti, ecc. Vediamo che succede.

A questo punto voglio essere chiaro, a scanso di equivoci, e perché non vorrei creare delle aspettative che poi potrebbero sfociare in delusioni. A differenza dei tecnici del gruppo WhatsApp che si sono presi degli impegni precisi (“migliorare la vivibilità del paese”, “porsi interlocutori privilegiati sui temi del territorio”; francamente non so come faranno visto che non hanno presentato un modello, un’idea…), vi dico subito che io non sono disponibile in prima persona a tentare di formare il gruppo (l’ho già fatto) e non mi prendo nessun impegno in tal senso. Comunque a chi volesse intraprendere l’iniziativa di promuovere la nascita e la costituzione di un gruppo di lavoro (ad esempio un centro studi, un’associazione, una società, un urban center, ecc.), sarò molto lieto e disponibile di offrirgli il mio contributo d’idee e proposte, il mio modello e la mia esperienza. E manifesto, fin da adesso, la mia adesione all’eventuale futuro nascituro gruppo, (chiaramente se sarò accettato) e rimango aperto ad eventuali altri modelli, altre idee, altre soluzioni proposte.

CONCLUSIONI

Non sono pessimista, ma penso che nessuno accoglierà questa mia proposta, accetterà il mio modello e nessuno proporrà altre soluzioni. Perché mai nessun tecnico si farà promotore di formare un gruppo di lavoro (nemmeno il portavoce del gruppo WA) e mai nessun cittadino si farà promotore di costituire un comitato.

Ricordiamoci e costatiamo insieme.

Nella lettera del 10 settembre avevo invitato i tecnici a pubblicare altre pillole informative su altre tematiche di politiche urbane: nessuno ha pubblicato nulla.

Nella lettera del 21 ottobre avevo chiesto, sempre ai tecnici, di pubblicare una pillola informativa sull’uso dello spazio pubblico e di affrontare questo tema in modo da rafforzare il rapporto tra lo spazio pubblico e i cittadini: nessuno ha pubblicato nulla.

Nella stessa lettera avevo chiesto di verificare se il Comune aveva fatto richiesta della concessione di contributi per spese per la redazione del P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) in virtù del decreto del dirigente generale n. 127 del 24 agosto 2021: nessuno si è interessato.

Sempre nella lettera del 21 avevo chiesto di attingere informazioni sull’idea progettuale del progetto di rigenerazione urbana di piazza fratelli Messina: nessuno l’ha fatto. (alla fine vi darò una notizia in merito).

Come vedete nessuno si fa avanti, MA CHE ASPETTATE “LA BIFIRA IN BOCCA” O “LA MANNA DAL CIELO”.

Penso quindi, che questa mia informativa, questa mia idea/progetto, sarà spazzata via dal vento in un attimo e che rimarrà una voce isolata in un deserto di sordi, << la voce di uno che grida nel deserto >> per citare una frase biblica.

E fin quando i cittadini barresi – persone intelligenti (o forse solo furbe, chissà…) – non capiscono che occorre “sbracciarsi le maniche” e “fare sistema”, soprattutto nei momenti difficili come questo, spingendo e remando tutti nella stessa direzione (quella dell’interesse collettivo), il trend della vivibilità, gli standard della qualità della vita del paese continueranno ad abbassarsi inesorabilmente, mentre il valore dell’indice IVSM (Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale) continuerà ad innalzarsi (adesso è 103,85).

Perché, ripeto, le vere problematiche della città, che è un luogo di convivenza, vanno affrontate in maniera collettiva e partecipativa con il contributo di ogni cittadino (vicino e lontano). Credo sia importante che alla gestione del proprio territorio partecipi attivamente tutta la popolazione.

IL COMUNICARE GLI UNI CON GLI ALTRI AIUTA A FAR EMERGERE I PROBLEMI, MA INSIEME È ANCHE PIÙ FACILE RISOLVERLI, DIVERTENDOSI PURE.

Ripeto: come dice un vecchio detto << na nuci ‘nta ‘nu saccu no’ scrusci >>, una voce isolata non trova ascolto e, realisticamente, da soli non si possono conseguire i risultati che necessariamente si possono ottenere solo operando insieme con gli altri.

Questi devono essere i principi fondativi che ispirano un programma d’azione. Sarà necessario concepire una strategia a medio-lungo termine, tesa a incidere sulle tante criticità che affliggono il paese (con uno sforzo equilibrato e paziente, consapevole che i tempi necessari per ottenere risultati non saranno brevi, ma occorrono continuità e tenacia). NON BASTA LA GESTIONE CORRENTE DEL TERRITORIO, MA CITTADINI E AMMINISTRAZIONE DEVONO ASSUMERSI IL RISCHIO DELLAGIRE PRENDENDOSI LA RESPONSABILITÀ DEGLI ESITI.

Per parlare di qualità urbana è necessario accettare la sfida di mettere (rimettere) a fuoco il ruolo della città e definire gli obiettivi (culturali, sociali, etici) rispetto ai quali indirizzare i progetti di rigenerazione e misurare le prestazioni delle realizzazioni.

Queste problematiche si affrontano e si risolvono solo con il dialogo, con il confronto e con l’impegno e non lanciando “SLOGAN” PRIVI DI CONTENUTI CHE ESPELLONO SOLO “ARIA FRITTA”.

E’ necessario partire. Con il gruppo di lavoro e con i comitati di quartiere. Io, in questa fase, posso solo aiutarvi a “rompere il ghiaccio”.

E come vi ho già accennato, vi comunico che ho deciso che questa sarà la prima e ultima informativa che pubblico. Perché non mi piacciono i monologhi e non vorrei sembrare uno che “se la canta e se la suona” complicandosi la vita.

Per di più non vorrei che queste lettere aperte (sia quelle pubblicate da me, sia quelle pubblicate dal gruppo WhatsApp) diventassero strumento di “gossip” o “chiacchiere da curtigghiu” che vanificano ogni buon proposito e iniziativa. Non cadiamo in questo tranello. Io non ci casco.

Infine – come ho avuto modo di scrivere in precedenza, e che mi piace ripetere – a noi cittadini restano essenzialmente solo tre strumenti di partecipazione democratica alle attività della pubblica amministrazione e ai loro processi decisionali:

  • il voto: ma come scrisse il Prof. Emilio Gentile nel suo libro << in democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso! >>, “…si va verso una democrazia recitativa (e non più rappresentativa) dove il cittadino è stato relegato al semplice ruolo di comparsa occasionale che entra sul palco solo per la scena delle elezioni, mentre per il resto del tempo assiste allo spettacolo come pubblico…”;
  • il decreto trasparenza: che ha lo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche (art.1 co.1)…a promuovere la partecipazione a un dibattito pubblico informato e un controllo diffuso sull’azione amministrativa (art. 5 co.2);
  • l’urbanistica partecipata, promossa dalla recente riforma urbanistica siciliana, che vuole la partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali delle politiche urbane, soprattutto nel processo di costruzione del Piano Urbanistico Comunale (PUG) che andrà a sostituire il P.d.F.

Ma quanti cittadini si avvalgono di questi strumenti?

La maggior parte dei cittadini partecipa ai processi decisionali della società in cui vive solo attraverso il primo strumento, quello del voto (strumentalizzato dalla politica e dai partiti e scarsamente utilizzato, vista la bassa affluenza alle urne). Votare è facile, immediato, nessuno ti vede e ti sente quando voti, ma hai solo un ruolo di comparsa occasionale e di spettatore di uno spettacolo, (come dice il Prof. Gentile), ma mai quello di protagonista.

Gli altri due strumenti – il cui esercizio dipende esclusivamente dai cittadini che possono essere i veri protagonisti – nessuno li conosce o preferisce non conoscerli perché richiedono, partecipazione, impegno, sacrificio, confronto, ecc. C’E’ CHI PREFERISCE VIVERE IN UNA COMODA, QUIETA E RASSICURANTE IGNORANZA, PIUTTOSTO CHE IN UNA SAPIENTE E RISCHIOSA VERITÀ.

Forse perché viviamo “nell’epoca dell’ultimo uomo”, descritta da Nietzsche alla metà dell’800 e che il filosofo e psicanalista sloveno (contemporaneo) Slavoj Žižek, definisce come “una creatura apatica senza passioni né impegni, incapace di sognare e stanco della vita che non vuole correre rischi e cerca solo comodità, sicurezza e tolleranza reciproca”.

P. S. – COMMENTO AD UNA FRASE SCRITTA “DA UN TECNICO”, NELL’ARTICOLO PUBBLICATO SU RADIO LUCE IL 15 OTTOBRE.

L’articolo di Radio Luce del 15 ottobre u.s. dal titolo << Le nostre richieste sono state ignorate”, lettera di un tecnico ai cittadini >>, riporta questa frase: “…ogni tanto, anche tra noi viene fuori chi critica e si erge a illustre professore, standosene al calduccio di casa propria, dicendo che sbagliamo i termini utilizzati, le frasi, i comportamenti, gli argomenti, ma si sa…solo chi non fa nulla è sicuro di non sbagliare”.

Vorrei ringraziare chi ha scritto questa frase [mettendoci la faccia, ma chi sa perché, non il nome e il cognome, forse sarà stato un errore tecnico…] ma non lo faccio, perché forse si potrebbe offendere (come potrete capire subito).

Ma perché lo vorrei ringraziare? Primo, perché questa frase rappresenta un esempio tipico di quanto detto nel capitolo << finalità della lettera >> riportato nella prima parte di questa informativa del 21 u.s.; secondo, perché mi dà lo spunto per fare un’analisi che adesso sottopongo alla vostra attenzione.

Questa frase fa capire che quei mali maldetti (che ho citato nella prima parte dell’informativa) sono parecchio diffusi nella nostra comunità e che c’è molto da lavorare se si vuole tentare di avviare un processo di cambiamento, principalmente culturale, “un rinascimento 3.0”, come ha scritto un lettore.

Chi si è assunto l’impegno di migliorare la vivibilità del paese, chi si pone interlocutore privilegiato sui temi del territorio, deve essere scevro da questi mali e attento nel linguaggio, perché frasi come questa seminano solo “zizzania”, avviliscono e “fanno cadere le braccia…”

E’ anche una frase molto significativa perché fa capire come la retorica del dialogo, del confronto, dura solo “lo spazio di un mattino”, poi boccia ogni forma di pensiero e chi si permette di fare delle “considerazioni” (costruttive) su un’iniziativa, peraltro condivisa ed elogiata.

Non so a chi è riferita la frase (chi la scritta non fa nome e cognome di questo “illustre professore”). Comunque ho motivo di credere che si riferisca alle considerazioni che ho fatto nella mia lettera precedente (del 10 settembre) nella quale elogiavo e condividevo l’iniziativa intrapresa dai tecnici del gruppo WA e li spronano ad occuparsi delle politiche urbane coinvolgendo i cittadini.

Se fosse così, chi ha scritto quella frase, non solo non ha saputo o voluto interpretare il vero senso della mia lettera, ma ha anche mostrato uno strano modo di esprimere gratitudine. Ma credetemi, non ne sento la minima necessità.

Comunque anche se quella frase non è riferita a me, voglio ugualmente commentarla e analizzarla assieme a voi. Per fortuna – ancora – in Italia esistono le libertà di pensiero/espressione/informazione/opinione. E’ un diritto sancito dall’art. 21 della Costituzione e anche dall’art. 10 della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo).

E’ chiaro, intanto, che chi ha scritto quella frase non accetta le opinioni, le critiche e nemmeno le “considerazioni” degli altri. Invece preferisce attaccare e spostare l’attenzione dal tema, alla persona tentando di denigrarla mettendogli addosso una cornice.

Conosco bene questa tecnica, si chiama tecnica del “frame”, (in italiano “cornice”) ed è una tecnica che viene spesso utilizzata nei talk show per inibire e impedire un vero dibattito su una determinata tematica, svuotandola di significato e denigrando le persone che la pensano diversamente.

Ma con me, non attacca!

Chi ha scritto questa frase farebbe bene, invece, ad accettare il confronto, il dialogo e seguire il pensiero che molti studiosi attribuiscono a Voltaire: << Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo >>.

E’ chiaro, anche, che chi ha scritto quella frase è in cerca di consensi: è la nuova modernità. Lo abbiamo accennato prima quando ci siamo chiesti perché le persone desiderano vivere in gruppi.

Spero solo (giacché si avvicinano le elezioni comunali) che chi cerca questo consenso non lo faccia per fini elettorali o utilitaristici.

Io sono uno spirito libero, lo sono sempre stato, e preferisco volare con le aquile e non lavorare con i tacchini, per citare un aforisma tratto da un vecchio detto indiano e scritto da Arthur Bloch << E’ difficile volare con le aquile quando lavori con i tacchini >>.

Inoltre:

CHI HA FATTO”

magari come pluri-assessore comunale facente parte delle varie amministrazioni che si sono succedute;

oppure,

chi, da solo, ha promosso conferenze, iniziative di gruppo, sollecitato la pubblica amministrazione ad essere più aperta e trasparente nei confronti dei cittadini, ha tentato di intraprendere modelli di sviluppo economico per la città assieme agli imprenditori locali, ecc.;

CHI FA”

proponendosi portavoce di un gruppo, promuovendo incontri con l’amministrazione e suggerendo soluzioni su questioni pratiche,

oppure,

come voce isolata aperta verso i cittadini e la città e verso l’amministrazione, tentando di informare e formare i cittadini, pianificando un modello nuovo;

CHI SBAGLIA”

Proponendo magari, come diceva un lettore, la “concretezza del contadino“ che di fronte a un problema cerca la soluzione immediata e alla lentezza amministrativa, l’accelerazione delle pratiche edilizie

oppure,

promuovendo “modelli di cambiamento”,

LO GIUDICHERANNO I FATTI, I CITTADINI E LA NOSTRA PICCOLA, PICCOLA STORIA.

A chi ha scritto quelle banali, goffe, tediose e ridicole parole, mi limito a rispondere semplicemente con un aforisma di Eleonora Roosevelt: << Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone >>.

E QUI CHIUDO DEFINITIVAMENTE questo poscritto dicendo che non ho – ASSOLUTAMENTE – intenzione di aprire qualche “querelle” sterile, che ci porterebbe solo a sprecare altro tempo prezioso.

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NOTIZIA FRESCHISSIMA SUL PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA DI PIAZZA FRATELLI MESSINA.

Vi ricordate, nella prima parte di questa informativa (pubblicata il 21/10/2022) vi ho informato che il Comune di Barrafranca aveva stipulato un protocollo d’intesa con il Comune di Valguarnera Caropepe, presentando, tramite esso (comune capofila), un progetto di rigenerazione urbana della piazza Fratelli Messina di Barrafranca. Adesso vi devo dare una notizia che sicuramente non vi farà piacere.

Sul sito del Ministero dell’interno è pubblicato il decreto del 19 ottobre 2022, con i relativi allegati 1 e 2, recante: «Individuazione dei comuni, inferiori a 15.000 abitanti, richiedenti e di quelli beneficiari del finanziamento di investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale», ai sensi dell’articolo 1, commi 534-542, della legge 30 dicembre 2021, n.234.

Scorrendo l’allegato 1 – elenco delle istanze trasmesse troverete a pagina 79 che il Comune di Valguarnera Caropepe ha presentato due istanze (proprio il giorno della scadenza del termine di presentazione che era stato prorogato al 30-04-2022) in forma associata e senza nessuna quota cofinanziata, del costo complessivo di € 2.500.000 per ciascun progetto.

Ma se scorrete l’allegato 2 – elenco degli enti beneficiari – vedrete che il Comune di Valguarnera Caropepe non figura nell’elenco (almeno io non lo visto). Questo vuol dire che entrambi i comuni non sono stati ammessi a finanziamento, anche se il valore dell’indice IVSM (Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale) – calcolato facendo la media dei due indici dei due Comuni – era piuttosto alto (103,57). Bene (anzi male) speriamo di essere più fortunati con la prossima legge di bilancio.

In totale sono state presentate richieste per 5.616.696.186,17 euro, contenute nell’Allegato 1. Sulla base delle risorse disponibili, sono risultati finanziabili 201 progetti, per un importo pari a 296.285.347,88 euro per il 2022.

Sarebbe interessante che i cittadini sapessero le motivazioni che hanno escluso i progetti dal finanziamento. Provate a chiedere al Dirigente del IV settore che era stato nominato Responsabile Unico del Procedimento del progetto, forse vi darà una risposta ufficiale e documentata.

Ma penso nessuno di voi la farà. Scommettiamo? Vedete, queste notizie e altre informazioni, farebbero parte di uno dei tanti servizi che potrebbe offrire il gruppo di lavoro alla città.

Offro un bel aperitivo, in un bar a volta scelta, a chi pubblicherà questa informazione. Ma non pensate a Montmartre di Parigi, qui a Barrafranca abbiamo graziosi bar e bravi ed eccentrici baristi.

FINALE

Vorrei finire con un ultimo invito che è anche un auspicio: cittadini (vicini e lontani), associazioni, circoli culturali, professionisti, ecc., uscite fuori dalla “caverna”, tutti insieme possiamo fare delle bellissime cose (ho molte idee da proporvi per Barrafranca). Se non lo volete fare per voi stessi, almeno fatelo per i vostri figli, i vostri nipoti, non siate egoisti. L’importante è partire, il resto viene da sé.

Forse non saremo originali, ma “SOLO LA BELLEZZA POTRA’ SALVARE BARRAFRANCA” (forse), rileggendo la sempre più citata frase del principe Miškin ne l’”Idiota” del romanziere russo Fëdor Dostoevskij << la bellezza salverà il mondo >>.

Vi ringrazio della vostra pazienza, è stata dura eh! Grazie tante.
Cordiali saluti.
Ing. Totò Papalia.

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