“U Cappidduni” di Barrafranca- l’antica Chiesa Madre che non c’è più

“U Cappidduni” di Barrafranca- l’antica Chiesa Madre che non c’è più

Non tutti sanno che a Barrafranca (EN) fino agli inizi del 900 esisteva una chiesa Madre ubicata “a Batia”, Piazza Fratelli Messina, antecedente all’attuale Chiesa Madre. Di questa vecchia costruzione non rimangono altro dei racconti degli storici e di qualche anziano che ha avuto l’onore di vederne i ruderi.

Particolare del sopra porta di Palazzo Butera (PA)

Un’antica testimonianza dell’esistenza di questa chiesa c’è data dal sopraporta di Palazzo Butera a Palermo, che raffigura su tela com’era Barrafranca nel settecento.

Forse di origine bizantina, già nel 1575 vi si seppellivano i morti. La chiesa fu riportata col nome di “Santa Maria del Soccorso”, ma era conosciuta dai barresi come “U Cappidduni”, sita in Piazza Monastero, attuale Piazza Fratelli Messina. Parzialmente distrutta dal terremoto del 1693, in un atto comunale del 1824 risulta che la chiesa era già diroccata nel 1727. Ricostruita solo parzialmente, fu destinata per decreto reale a ospedale dei poveri. Fu chiusa al culto nel 1765.

Disegno Madrice Vecchia

Nel 1933 il podestà Mattina ne stabiliva la demolizione. Secondo lo storico barrese Angelo Ligotti, la chiesa esisteva già nel XIII sec. o addirittura risalirebbe ai re Normanni o membri della loro famiglia. Alcuni resti rimasero fino al secondo conflitto mondiale, che, con i bombardamenti del luglio 1943, ne sancirono la definitiva scomparsa.

La chiesa è riportata con il nome di Santa Maria del Soccorso, anche se i cittadini barresi la conoscevano come la “Chiesa du Cappidduni”.

Disegno interno Madrice Vecchia

La chiesa era formata da un’abside e da due navate laterali (planimetria uguale alla basilica bizantina di Sofiana), probabilmente bizantina. La facciata era posta a ponente, con un piccolo atrio che immetteva nell’entrata principale. Le colonne e gli archi furono aggiunti dagli Svevi (XIII sec.) come anche il campanile, posto nell’angolo destro della chiesa. Nel periodo Rinascimentale con i nobili Barresi il campanile subì un rifacimento e per la sua forma strana, fu detto “Cappidduni”. Qui si annidavano uccelli rapaci notturni. Con riferimento a ciò, è rimasto nella memoria dei più anziani il detto “Sì cchiù vecchia da pigula du Cappidduni”, proprio a indicare la vetusta età del campanile, rifugio dei rapaci.

In mancanza d’immagini fotografiche, la ricostruzione della chiesa è stata realizzata su indicazione del contratto di ristrutturazione stipulato dal sindaco Benedetto Giordano con il perito comunale Scarpulla il 1° novembre 1883.

Vi erano presenti: la tela duecentesca di“Maria degli Angeli”, un’immagine di san Francesco e di una figura imperiale riconducibile a Federico II. La tela è menzionata da Vito Amico il quale, descrivendola, dice che raffigurasse la Madonna circondata da angeli e da frati francescani riformati con la figura del Santo. La tela di Maria SS. della Purificazione, che si trova nell’attuale chiesa Madre e da cui prende il nome. Nel 1745 fu trasportata alla nuova chiesa Madre, da come si evince da un inventario redatto in quell’anno dal vescovo di Catania (mons. Pietro Galletti vescovo dal 1729 al 1757). Nel Dizionario del Nicotra, la tela è attribuita a Cateno Gueli, un artista di Monreale. Di recente la tela è stata attribuita a Filippo Paladini, il celebre pittore toscano morto nel 1614 a Mazzarino. L’attribuzione è dovuta al fatto che sul dipinto, prima del restauro, si distingueva una F e in seguito PAL. Vi era un altare della Madonna del Carmelo.

FONTI: Luigi Giunta, Breve cenni storici su Barrafranca, 1928; Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, a cura di Gioacchino di Marzo, volume primo, Palermo, 1855; Francesco Nicotra, Dizionario illustrato dei comuni siciliani, Palermo 1907; Angelo Ligotti, Notizie su Convicino…, Palermo, presso la Società Siciliana per la Storia Patria, 1958; Angelo Ligotti, La penetrazione cristiana nella zona di Barrafranca, Piazza, Pietraperzia e Mazzarino secondo le recenti scoperte, Palermo 1965 ( da cui sono tratte le foto); Liborio Centonze, Federico II di Svevia e Bianca Lancia da Mazzarino, Bonfirraro Editore; Liborio Centonze, Navigando i fiumi, vol. I, Edizioni Nova Graf, 2013.

Rita Bevilacqua

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