PIETRAPERZIA. Monsignor Rosario Gisana: “Esistono tre tipi di mafia”

PIETRAPERZIA. Monsignor Rosario Gisana: “Esistono tre tipi di mafia”

- in Pietraperzia

 PIETRAPERZIA. Il vescovo della diocesi di Piazza Armerina lo ha detto sul palco di piazza Vittorio Emanuele a conclusione della “Marcia contro lo spopolamento”. La manifestazione era stata voluta dallo stesso vescovo monsignor Gisana. “I tre tipi di mafia – ha continuato il presule – sono  quella che serpeggia nelle istituzioni, quella delinquenziale e la mafia di chi è indifferente ai problemi della società”. “Il nostro appello è rivolto a chi non ha volontà. A questi mafiosi che vogliono dirigere la nostra società voglio dire Non vedete che il territorio che voi amate lo state facendo morire? Perché? La speranza è con noi perché il Signore è con noi”. È poi arrivato il suo affondo: “Risponderete a Dio e alla Storia”. Il pomeriggio era cominciato alle ore 15 nella chiesa Madre. A Pietraperzia sono arrivate persone dall’intera diocesi armerina e numerosi esponenti del “Movimento Valigie di Cartone”. A guidarli don Antonio Garau, tra i fondatori di tale Movimento. Al tavolo della presidenza lo stesso don Garau, il vescovo della diocesi armerina monsignor Rosario Gisana e il sindaco di Pietraperzia Antonio Bevilacqua. Tutti indossavano la casacca con la scritta, sulle spalle, “Non vado via, amo la mia terra, voglio lavorare qui” e il disegno di una valigia di cartone In chiesa pure il clero locale – don Osvaldo Brugnone, don Giovanni Bongiovanni e don Giuseppe Rabita. C’erano pure gli assessori di Pietraperzia Chiara Stuppia, Laura Corvo e Michele Laplaca e il sindaco di Barrafranca Fabio Accardi oltre ai segretari interprovinciali di Cgil, Cisl e Uil Nunzio Scornavacche, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro. In chiesa c’erano anche tanti bambini che hanno seguito la manifestazione con notevole compostezza. Ai piedi del tavolo della presidenza uno striscione con la scritta “No io non vado via. Amo la mia terra”. Al centro, la Trinacria a colori. A coordinare i lavori, il parroco della matrice don Osvaldo Brugnone. Questo il suo intervento integrale: “Questa tavola rotonda vuole essere  dialogo e confronto per potere riflettere insieme sulla tematica dello spopolamento, non soltanto nella nostra realtà pietrina, ma nella nostra Diocesi e in tutta la Sicilia”. “Raccolgo l’eco della gente – ha continuato don Osvaldo –  incontrata e sentita in questi giorni in preparazione a questo confronto e a questa marcia: tale manifestazione risolverà il problema dello spopolamento? Certamente no! Non saremo noi a risolvere tale problema, spetta a chi di dovere! E allora che senso ha una marcia? Sicuramente padre Garau, ideatore e fondatore del Movimento ‘La valigia di cartone’, che piano piano sta coinvolgendo – insieme con tutti i vescovi di Sicilia – movimenti e associazioni varie cercherà di dare alcune risposte a questa domanda”. Don Osvaldo Brugnone ha continuato: “Tutti vi state chiedendo, che è padre Garau? È un presbitero dell’Arcidiocesi di Palermo, parroco della parrocchia di San Paolo Apostolo e dell’associazione ‘Giovani 2017 – 3/P’ per scongiurare l’esodo di tanti giovani dalla nostra terra e tra questi anche genitori a sostenere la protesta dei figli”. Don Osvaldo ha continuato: “Promuovere l’occupazione giovanile evitando la fuga massiccia del capitale umano all’estero, ripopolare i territori, evitare la rassegnazione di chi parte e la disperazione delle loro famiglie, sono gli obiettivi degli organizzatori della manifestazione pubblica di oggi”. Don Osvaldo ha poi detto che “viviamo in un mondo con narcisismo patologico e sindrome da piedistallo”. Padre Osvaldo Brugnone ha concluso: “Sensibilizzare le forze politiche e sociali perché possano ritrovare il collante che metta al centro dell’agenda politica l’occupazione giovanile nel territorio”. Don Antonio Garau ha detto che “bisogna reagire al grido dei giovani che vanno via con lo sgomento dei familiari che si vedono togliere le migliori energie”. Lui ha poi preannunciato che seguiranno tanti incontri con i vescovi di Sicilia e del Meridione e – lunedì 20 gennaio – con il sindaco di Reggio Calabria per “portare la testimonianza di chi vive sulla propria pelle questo problema”. “Dobbiamo condurre un lavoro sinergico per rendere migliore la nostra terra” “Noi dobbiamo partire dai bambini – ha continuato padre Garau – e fare conoscere loro il mondo. I bambini sono a rischio perché il futuro è in dubbio. Nel nome di questi bambini, dobbiamo lavorare insieme perché fra dieci anni essi non vadano via. Facciamo sì che la politica aiuti i nostri figli e i nostri giovani”. Padre Garau ha continuato: “Noi abbiamo il potere della cittadinanza attiva ed essere presenti per difendere i nostri diritti e i nostri doveri”.  “Abbiamo anche l’arma del voto – ha continuato padre Garau – che non dobbiamo svendere. Non esiste denaro che possa comprare la mia dignità. Insegniamo ai bambini a sapere votare e ad impegnarsi nella vita pubblica”. Don Antonio Garaù ha poi detto che “è finito il tempo solo dei sacramenti. La messa è il  centro della vita ed è una Chiesa che vive tra la gente”. “Oggi ci vuole una Chiesa che vada incontro ai problemi sociali e della gente che ci fa pretendere le cose che ci sono dovute”.  “Essere cristiani – ha detto ancora padre Garau – non vuole dire stare zitti ma impegnarsi in prima persona. Usciamo dalla paura di cambiare il mondo. Noi cattolici non siamo abituati alla vita pubblica. Qual è il progetto per i miei figli?”. Don Antonio Garau ha poi detto che bisogna fare verifiche periodiche e dobbiamo innamorarci del nostro  vangelo, del nostro credo e del nostro paese”. Don Antonio Garau ha concluso: “Facciamo nostro il linguaggio dell’amore, dello stringerci le mani e del camminare insieme per migliorare il nostro mondo e la nostra terra di Sicilia”. Subito dopo padre Garau, l’intervento di Gemma Augello, vicepresidente del Movimento “Le Valigie di Cartone” Lei ha poi consegnato altrettante casacche al vescovo monsignor Rosario Gisana, al sindaco Antonio Bevilacqua e a don Osvaldo Brugnone. Il diacono Salvatore Farina: “Inquadriamo i modelli di sviluppo della Sicilia e della nostra terra. L’emergenza – ha continuato Farina – è che stiamo vivendo lo spopolamento dovuto a conseguenze lavorative e a bisogni formativi. Nel passato sognavamo il ritorno alla nostra terra e questa era una grande gioia”. Nunzio Scornavacche ha detto che “in provincia di Enna, dal 2012 al 2018, si sono persi diecimila abitanti. Gli Over 65 sono aumentati di tremila unità”. Ha poi sottolineato che “in Sicilia ci sono 15 miliardi di euro non spesi. Strutture e infrastrutture necessari per sviluppare ricchezze come agricoltura e turismo”. “Lottiamo insieme – ha concluso Nunzio Scornavacche – per evitare che altri genitori piangano per l’emigrazione dei propri figli”. Emanuele Gallo ha detto che la disoccupazione in Sicilia raggiunge il 24 per cento. “Bisogna cooperare con i Comuni per trovare – ha concluso Emanuele Gallo – le soluzioni. Se non si sistemano le strade, continuerà lo spopolamento. Dobbiamo stare insieme per risolvere i problemi di questo territorio”. Vincenzo Mudaro: “Negli ultimo dieci anni sono andati via 54 mila giovani diplomati. La politica recuperi il concetto della questione meridionale  e riconnetta l’Italia per farla diventare unica. Lavoriamo assieme Chiesa, sindacato e politica per dare un progetto alla Sicilia”. E ha concluso: “La politica abbia un grande progetto di sviluppo per evitare lo spopolamento”. Il sindaco Antonio Bevilacqua: “L’incontro odierno nasce dall’idea di spendersi per il proprio territorio per arginare lo spopolamento che sembra inarrestabile. Bisogna parlare, incontrarsi, discutere, confrontarsi per affrontare i problemi”. “Prima le nostre comunità erano vive e i giovani avevano voglia  e speranza di cambiare: Questo si sta spegnendo. Chi studia fuori al 99 per cento è un ragazzo che abbiamo perso. Perché andare via se le università siciliane offrono gli stessi servizi? Negli ultimi undici anni si registra un esodo annuale di 15 persone. Tra il 1981 ed il 1991 sono emigrate 4 mila e 500 persone” “Occorre prendere bene – ha continuato il sindaco Antonio Bevilacqua – le scelte politiche. Attualmente il reddito di cittadinanza, nel nostro Comune, viene erogato a 189 persone. Questo dà la possibilità di scegliere se rimanere o andare via. Ritorniamo ad amare la nostra terra – ha concluso Antonio Bevilacqua – anche se non ci offre le stesse attività e gli stessi servizi di altre terre”. Il sindaco Fabio Accardi: “Noi amministratori siamo il terminale con i nostri cittadini. La politica li ha portati a vivere lo stacco con il territorio”. “Il vero problema di fondo – ha continuato il sindaco Accardi – è la carenza di fondi. Perché i Comuni del Nord ricevono il doppio rispetto al Sud? I ragazzi sono le migliori intelligenze che vanno via”. Ha poi parlato di alcune strutture inutilizzate tra cui il palazzetto dello Sport di Pietraperzia. “La politica – ha concluso Fabio Accardi – trovi una soluzione normativa e contribuisca a recuperare le strutture non utilizzate per creare posti di lavoro. La scuola è presidio di legalità e presenza dello Stato”. E ha concluso: “Ci dobbiamo mettere insieme per risolvere queste problematiche. Ognuno di noi è il problema non la soluzione”. La piccola Noemi Montedoro ha chiesto al vescovo “Cosa possiamo fare per rimanere?”. Monsignor Gisana ha risposto: “Bisogna amare questa terra fino alla spasimo. Il vangelo è sociale. Gesù, quando incontrava la gente, faceva socialità Noi non abbiamo seguito questo. Impariamo a risentire i profumi della nostra terra, custodiamoli nella nostra memoria e, anche se andiamo fuori, questo serve per vivere la bellezza della globalizzazione”. Monsignor Gisana ha concluso: “Dobbiamo preparare la culla per il ritorno dei nostri ragazzi. Prendiamo in mano la nostra vita ed impariamo ad essere meno vittimisti e siamo cittadini attivi”. Subito dopo è cominciata la marcia contro lo spopolamento alla volta di piazza Vittorio Emanuele. Anche il vescovo Monsignor Rosario Gisana portava in mano una valigia di cartone ed indossava la casacca. Dal palco di piazza Vittorio Emanuele, dove era salito insieme al vescovo monsignor Rosario Gisana, don Antonio Garau ha invitato tutti ad osservare un minuto di silenzio e a chinare la testa rivolta verso le valigie di cartone. Al termine, verso le ore 17,  il presule ha impartito la benedizione. GAETANO MILINO           

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