Salotto artistico-letterario “Civico 49” presenta i dipinti del pittore barrese Vigi (Giuseppe Vicari)

Salotto artistico-letterario “Civico 49” presenta i dipinti del pittore barrese Vigi (Giuseppe Vicari)

Il Salotto artistico- letterario “Civico 49”

Nella riunione di giovedì 06 giugno 2019 il Salotto artistico – letterario “Civico 49” di Barrafranca (EN) ha presentato i dipinti di Vigi, pseudonimo del pittore barrese Giuseppe Vicari, fratello del patrone di casa Gaetano. Non presente alla riunione, Vigi è stato presentato da Gaetano Vicari. «Lui si è sempre definito “surrealista”». Con queste parole il Vicari esordisce nel tracciare i fondamenti dell’opera del fratello. «Ha sempre dipinto. Da piccolo già dipingeva, realizzando anche sculture e lavori manuali. Era molto creativo. Lui- continua il Vicari- è stato il mio maestro. Essendo io più piccolo, lo osservavo con ammirazione e così un giorno mi misi anch’io a dipingere. Era fantasioso e inventava sempre cose nuove, tanto da avvicinarsi al Surrealismo». Il Surrealismo che traspare nelle opere del Vigi è definito da Vicari “Pensiero a livello inconscio, arte magica e sogno”, in una sola parole “fantasia”.  Fantasia che lo spingeva a vedere qualcosa in più del tradizionale significato attribuito agli oggetti. «Mentre dipingeva- continua a spiegare Vicari- ogni oggetto gli dava il pretesto di scatenare la sua fantasia: le cerniere, le uova, i busti, le statue, le righe, gli aghi, i gusci di uovo, le sfere spaccate… qualsiasi oggetto catturava la sua fantasia. Questi oggetti suggeriscono però interpretazioni simboliche, metaforiche e allegoriche».

Gaetano Vicari presenta il pittore Vigi

In alcune tele protagonista è la terra, vista nella sua aridità, e in altre la vegetazione, una vegetazione scheletrita. Solo in poche opere c’è la figura umana. In molti quadri è rappresentata la sfera, non nella sua interezza ma raffigurata con delle spaccature, il perfetto e l’imperfetto in un’unica rappresentazione che si fondono insieme. «In tutti i suoi quadri c’è un’atmosfera sospesa – fa notare Vicari-, quasi di sogno, in cui tutto sembra perfetto nella sua irrazionalità. Il paesaggio che lui rappresenta è un paesaggio onirico, in cui tutto è possibile: una cosa e il suo contrario. Nei suoi quadri emerge la materia che si svuota, che per reggersi ha bisogno di un sostegno, il sole rosso che non illumina, messo lì come emblema, come ornamento. Alcune volte rappresenta il sole doppio. In alcuni quadri spiccano i colori caldi che avvolgono e in altri, invece, i colori freddi, quasi monotoni». Nei quadri di Vigi sono evidenti gli influssi dell’opera di Dalì, con le sue materie molli: come la raffigurazione dell’orologio che scivola, mollemente. In Vigi sono invece le uova, le righe, le squadre di una volta a essere rappresentati molli. Tante le tematiche presenti nelle sue opere: il tema religioso, interpretato in forma metafisica; il tema del silenzio; il tema della bellezza, che richiama i canoni della classicità, rivisti in chiave surreale; il tema dell’infinito: in tutte le sue opere è raffigurato l’orizzonte; il tema dell’apparenza che emerge dalla raffigurazione delle forme svuotate e delle scorze corrose. «In ogni sua opera – conclude il suo intervento Vicari- traspare l’animo sereno del pittore, che cerca di rifugiarsi nella sua serenità creata dal sogno, per fuggire a tutte le delusioni e avversità della vita». Vasta è la produzione pittorica di Vigi, tra quelli venduti, donati agli amici e di proprietà dello stesso autore. E’ ormai da anni che Vigi ha smesso di dipingere  Nella riunione sono state presentate  le opere di proprietà di Diego Aleo, Carmelo Orofino, Iolanda D’Alessandro e Borina Bellanti, spiegate dagli stessi proprietari. Presenti anche quelle di proprietà di Vigi e di Gaetano Vicari, spiegate da alcuni soci del Salotto. Riportiamo brevi parti degli interventi dei soci.  «L’albero spoglio e secco, spesso presente nei quadri di Vigi, rappresenta la solitudine, le sconfitte, le delusioni, le sofferenze che inaridiscono l’animo di ognuno. Associato a un paesaggio molto luminoso, con collinette verdi, attenua il senso di drammaticità dando l’idea che, nonostante tutto, la vita conserva il suo fascino, per cui vale la pena di essere vissuta». (Iolanda D’Alessandro) «La solitudine è spesso presente nei quadri dell’amico Vigi, associata, come nel caso del quadro a noi regalato, a una parete perforata, come a voler uscire fuori dai canoni, andare oltre e cercare la libertà» (Borina Bellanti). «L’opera di Vigi fa parte anche di quella corrente pittorica italiana conosciuta come “metafisica”. Opere composte come fuori dal tempo e dallo spazio: non si capisce dov’è e quando è avvenuto. Siamo in una dimensiona quasi onirica. Spesso raffigura corpi di donna privi della testa perché quel corpo è semplicemente simbolo della bellezza eterna». (Carmelo Orofino) «Vigi ha un carattere istintivo e creativo, spesso espresso da catene o corde. Sono catene che tengono prigioniero il suo spirito, sono catene che esprimono dolore e noia, dolore represso intriso di passione, inquadrato in un’angoscia latente celata in una noia esistenziale». (Diego Aleo) «Molto spesso Vigi, come nel caso del quadro “la Venere di Milo”, pur dipingendola nella sua reale veste, la trasporta in un mondo diverso da quello in cui è posta, quasi a volerne sdoppiare le fattezze reali, dividendole da quelle surreali. In questo modo, l’artista attraverso il proprio inconscio, riesce a sfuggire al controllo della ragione, come si addice a un vero surrealista, proponendoci la propria visione dell’arte». (Giuseppe Bevilacqua) «Tanti i temi presenti nelle opere di Vigi, come la presenza di un periodo classico e la caduta del mito, rivisti alla luce del “surrealismo”, il suo orizzonte “surreale” con il suolo arido e l’albero spoglio, simbolo dell’aridità e sterilità della natura. L’Instabilità e la relatività dell’esistenza emergono in alcune sue opere». (Filippo Salvaggio) «In una tela del Vigi mi è sembrato di scorgere una lancinante nostalgia della fanciullezza passata, ormai inghiottita dall’inesorabile scorrere del tempo… di vedere la rievocazione di un sogno infranto, spezzato dalle avverse circostanze della vita, come una sorta di forzata rinuncia a un ambizioso progetto, un impedimento nel perseguire ciò che si desidera». (Salvatore Bontempo) «Vigi applica alle sue opere tutti i canoni pittorici della “metafisica”: lo spazio deserto, scarno, il silenzio che pervade la natura, l’assenza di figure umane, la presenza di rami spogli, rinsecchiti, l’orizzonte con le tipiche montagnette presenti in molti dei suoi quadri e le classiche sfere spaccate divise da una feritoia, simboli dell’unione dell’uomo e della donna e della speranza che la vita, nonostante tutto, continui ancora». (Rosetta Faraci) «Pur partendo dalla materialità delle cose, Vigi trasfigura il mondo visibile in un processo mentale del tutto personale, per giungere a un’atmosfera magica, a qualcosa di sospeso o di fermo nel tempo». (Maria Costa).

Rita Bevilacqua

Sotto le foto di alcune opere di Vigi

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