Il magistrato Giuseppe Ayala incontra i ragazzi dell’ISISS Falcone di Barrafranca

Il magistrato Giuseppe Ayala incontra i ragazzi dell’ISISS Falcone di Barrafranca

Mercoledì 31 maggio 2017 nell’auditorium dell’ISISS Falcone di Barrafranca (EN) si è svolto un incontro tra gli alunni e il magistrato Giuseppe Ayala. L’incontro fa parte delle attività che l’Istituto ha realizzato in ricordo della strage di Capaci. L’incontro è stato organizzato dalla prof.ssa Manuela Seminatore.

Presenti il Sindaco di Barrafranca prof. Fabio Accardi e gli assessori della sua Giunta, la preside dell’ISISS Falcone prof.ssa Maria Stella Gueli, il dirigente scolastico dott. Filippo Aleo, il preside emerito dell’Istituto Falcone prof. Giuseppe Balsamo, il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri Pasquale Scordella, tanti alunni e insegnanti.

La prof.ssa Lidia Giunta ha presentato all’ospite la scuola, leggendo una breve storia dell’intitolazione del Liceo al giudice Giovanni Falcone e di alcune attività sulla Legalità a cui l’Istituto ha aderito. “Mentre si stavano ultimando i lavori per la consegna ufficiale dell’Istituto, iniziati con la posa della prima pietra nel 1989, si pensava già a chi quella nuova scuola, che era stata voluta fortemente dal preside prof. Giuseppe Balsamo e dal corpo docenti, si dovesse intitolare. La decisione maturò improvvisamente in seguito al tragico evento del 23 maggio 1992: l’uccisione di Falcone, della moglie e dei ragazzi della scorta. L’idea fu subito accolta dal Consiglio d’Istituto e dopo le varie procedure di rito l’Istituto fu inaugurato e intitolato a Giovanni Falcone il 12 giugno del 1993.”  Come benvenuto, i ragazzi hanno mostrato all’ospite uno striscione realizzato da loro, con scritto: “Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Giovanni e Paolo vivono ancora.

Dopo il saluto del Primo Cittadino e la declamazione di una poesia scritta per l’occasione dall’alunno Giovanni Viola (successivamente donata al magistrato), la parola è passata all’ospite, il dott. Ayala, che ha iniziato a parlare di se, del suo lavoro di magistrato, del suo incontro con Falcone e del maxi processo contro “cosa nostra”. Nella sua attività di magistrato, Ayala è ricordato come uno dei magistrati di punta nelle indagini e nei maxi processi alla mafia. Fu proprio Giovanni Falcone a sceglierlo come Pubblico Ministero per il Maxi processo, lui che era l’ultimo arrivato alla Procura di Palermo, nel settembre 1981. Cosi già nell’ottobre 1983 iniziò a lavorare a strettissimo contatto con Falcone, tanto da essere chiamati “La coppia fissa”. Continua raccontando le vicende che portarono al Maxi processo, della vita trascorsa per vent’anni  sotto scorta. “Una fedele compagna di viaggio- afferma Ayala- che ci ha accompagnati in questa vita difficile è stata l’ironia. In realtà eravamo tendenzialmente predisposti, ma era l’unico modo per superare quel tipo di vita. Ho vissuto- continua Ayala- vent’anni sotto scorta e, con il senno di poi, l’ironia ci aiutava a vivere”.  Da quando è in pensione, ha scritto libri e si dedica a portare in giro la propria esperienza, il proprio vissuto perché bisogna tener viva la memoria di persone come Falcone, Borsellino e tanti altri che hanno lottato per il bene di tutti. “C’è differenza – spiega il magistrato- tra ricordi e memoria. I ricordi sono un fatto personale, e magari per tutta una serie di ragioni, emergono. La memoria è un patrimonio collettivo. La loro memoria non deve riguardare il modo in cui sono morti, ma per come hanno vissuto, la lezione che ci hanno lasciato. Un sacrificio fatto per amore, amore verso il proprio dovere, amore in quello in cui si crede”. La memoria deve essere basata sul senso del “dovere” che questi uomini, con il loro esempio, ci hanno lasciato.

Molte le domande che i ragazzi hanno posto al magistrato, che ha risposto con cordialità, riprendendo alcune idee già esposte. Alla domanda: “Crede ancora nello Stato”, risponde con una frase di Falcone: “Le Istituzioni non vanno mai confuse con le persone che in quel momento reggono le istituzioni!

Al termine un fuori programma: sul palco è salito il barrese Michele Faraci, in servizio presso la Polizia di Stato, che ha portato la propria esperienza di giovane poliziotto che, poco più che ventenne, visse in prima persona i momenti successivi alla strage di via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Borsellino e gli uomini della sua scorta e i giorni che seguirono.  A ricordo della giornata, la preside Gueli ha consegnato al dott. Ayala un quadro raffigurante le “Putiedde” di Barrafranca, realizzato dal pittore barrese Roberto Caputo.

Rita Bevilacqua

 

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