Al Teatro “Garibaldi” di Enna   L “Odissea – Un racconto Mediterraneo” con il canto XXIII “PENELOPE”

Al Teatro “Garibaldi” di Enna L “Odissea – Un racconto Mediterraneo” con il canto XXIII “PENELOPE”

L'inizio stasera 8 Febbraio alle ore 20,30. Interpreta Maddalena Crippa. Progetto e regia di Sergio Maifredi. Produzione Teatro Pubblico Ligure

Una grande artista internazionale per cominciare a dare corpo e sostanza all’idea lanciata da Mario Incudine Moni Ovadia, direttori rispettivamente del teatro Garibaldi di Enna e del Teatro Margherita di Caltanissetta, di un teatro stabile della Sicilia centrale: Maddalena Crippa, nome di spicco del teatro italiano, compagna sulla scene e nella vita di Peter Stein e tra le glorie del “Piccolo” di Milano, sarà infatti la prossima protagonista del progetto teatrale “Odissea – un racconto mediterraneo”, produzione del Teatro Pubblico Ligure di Genova, che torna sul palcoscenico del Teatro Garibaldi di Enna oggi 8 febbraio alle ore 20,30, per un altro degli appuntamenti di prestigio della stagione 2015-16 del teatro ennese.                                                                                   Maddalena Crippa sarà interprete del Canto XXIII del racconto omerico, “Penelope”, nel quale la grande si misurerà con un personaggio complesso e di forte impegno emotivo, che lei proporrà – da donna che parla di una donna – al pubblico del “Garibaldi” con la sua grande vena artistica e la sua enorme forza interpretativa. “Oggi c’è la moda di prendere i testi antichi e trasformarli – dice Maddalena Crippa –io invece sono per lasciali come sono per farli parlare a noi. Leggerò l’originale,  lascerò parlare Omero. L’arte mia è questa, portare al pubblico di oggi materiale antico e straordinario, che è sempre vivo e può ancora dire molto alle genti di oggi. In questo mi sento una sacerdotessa di Omero e sono grata al Teatro Pubblico Ligure e al teatro Garibaldi che mi ospita, che mi hanno dato questa opportunità”.  L’ “Odissea” del Teatro Pubblico Ligure è stata voluta fortemente a Enna dal direttore artistico del “Garibaldi” Mario Incudine. Il progetto “Odissea” è  stato ideato dal regista Sergio Maifredi, che del Teatro Pubblico Ligure è direttore: “Maddalena Crippa affronta la parola di Omero come in un combattimento – dice Maifredi – Non indietreggia di fronte alle difficoltà della parola, non le evita e non cerca scorciatoie né via di fuga. Le sue pause, valgono un saggio critico. La sua Penelope è saggia , astuta, degna del suo sposo Odisseo. La Penelope di Maddalena Crippa è un doppio in cui Odisseo si specchia e si ritrova. Ed è un onore per me lavorare con una delle più grandi interpreti contemporanee del teatro italiano: rigorosa, forte e capace di dolcezze commoventi nel rievocare Penelope, finalmente convinta che lo straniero che ha di fronte è Odisseo”. Questo è il secondo di quattro “episodi” dell’Odissea, nel progetto del Teatro Pubblico Ligure, che sono stati previsti nel cartellone del teatro Garibaldi. Già lo scorso gennaio Tullio Solenghi ha proposto il canto XIX, “Odisseo e Penelope”, quasi un prologo al Canto XXIII che Maddalena Crippa interpreterà lunedì prossimo 8 febbraio.

Mercoledì 30 marzo sul palcoscenico del “Garibaldi” salirà Amanda Sandrelli alle prese con il Canto V, quello sulla “Ninfa Calipso”. Infine sabato 9 aprile Giuseppe Cederna proporrà i Canti VI-VIII, “Odisseo nell’isola dei Feaci”.

SCHEDA DELLO SPETTACOLO

ODISSEA – UN RACCONTO MEDITERRANEO

progetto e regia di Sergio Maifredi

produzione Teatro Pubblico Ligure

MADDALENA CRIPPA

Penelope(Canto XXIII)

“Orsù Euriclea, stendigli il solido letto

fuori dal talamo ben costruito che fece lui stesso;

portate fuori il solido letto e gettatevi sopra il giaciglio,

pelli e coltri e coperte lucenti…”

Penelope, da sempre la donna che aspetta.  Ma non solo. In Penelope, Odisseo ritrova un suo doppio.

Penelope è astuta almeno quanto il suo sposo. È stata astuta nel tener testa ai pretendenti, inventando l’eterno gioco della tela, ed è astuta ora nel saggiare chi dice d’esserle marito. E se Telemaco e la Nutrice possono credere che l’uomo che hanno davanti è il re di Itaca, che è tornato, che ha ucciso i proci ed ha ristabilito l’ordine, a Penelope questo non basta. Lo mette alla prova ancora una volta.

Ordina alle ancelle di spostare il letto nuziale.

Sole lei e Odisseo sanno che quel letto è intagliato nel tronco di un secolare ulivo che affonda le radici nella terra dei padri. “Nessun umano lo può spostare!” dice lo straniero. E Penelope si scioglie in un pianto trattenuto da vent’anni. La notte la passeranno ad aversi e a ritrovarsi. Raccontandosi due decenni trascorsi nell’attesa e nel ritorno.

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