Delitto di Santo Stefano, assolti gli imputati

Delitto di Santo Stefano, assolti gli imputati



Non colpevoli. Assolti per non aver commesso il fatto. E questo il verdetto del processo per i delitti di Santo Stefano – l’uccisione di Maurizio Marotta, del 26 dicembre 2010 davanti a un bar di via della Repubblica – e quello avvenuto nel novembre 2007, di cui fu vittima il barrese Salvatore Caronte.Il Gup David Salvucci ha depositato le motivazioni della sentenza con cui ha assolto con formula piena i tre imputati, i fratelli Carmelo e Luigino Tambè e Orazio La Rosa. A scagionarli sono state numerose perizie sulle intercettazioni ambientali, che hanno fatto cadere il castello accusatorio, fondato quasi esclusivamente su alcune frasi registrate che, nonostante il ripetuto ascolto delle intercettazioni, non sono state sentite dai periti. Il Gup ha così accolto pienamente le tesi dei difensori, i penalisti Gaetano Giunta e Enrico Trantino per i Tambè e il penalista Paolo Giuseppe Piazza per La Rosa. Per i tre, si ricorda, la Dda aveva chiesto l’ergastolo. Ma il giudice li ha assolti.
L’accusa sosteneva un movente, per l’omicidio Marotta, riconducibile al traffico di droga. Sul delitto, l’accusa si fondava anche sui racconti di una superteste dell’accusa, una giovane che ha sostenuto di aver ricevuto una sorta di “confessione extraprocessuale” da Carmelo Tambè. A La Rosa, va puntualizzato, era contestato solo un ruolo di presunto esecutore materiale del delitto di Santo Stefano, mentre ai fratelli Tambè erano contestati entrambi i delitti. L’omicidio di Caronte avvenne in un campo di carciofi, dove la vittima fu letteralmente giustiziata con un colpo di pistola alla nuca. In questo caso, per gli inquirenti, il movente era riconducibile a uno sgarro, una lite in un locale. Ma la ricostruzione degli inquirenti non ha retto. E così i due omicidi, a distanza di quattro anni e mezzo e di quasi sette anni, sono entrambi irrisolti. Come insoluto, tecnicamente, è rimasto anche l’altro delitto al centro dell’inchiesta, ovvero l’uccisione del commerciante d’auto Gianni Tambè, che risale all’agosto 2011, ma che non c’entrava con i tre imputati. Altri indagati, già nel corso delle indagini preliminari, erano usciti prosciolti per effetto di un provvedimento di archiviazione. (‘JTR’)

fonte GDS

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