La rapina a Barrafranca, retroscena umanitario, rapinatrice di banca per bisogno

La rapina a Barrafranca, retroscena umanitario, rapinatrice di banca per bisogno

Durante la rapina avvenuta giovedì al popolare siciliano di viale Generale Cannada, dei due malviventi , una donna a viso scoperto, ha trovato anche il tempo di parlare con un ostaggio della grave crisi economica che vive l’Italia in questo momento. A spiegarci quello che è successo durante la rapina è il barrese Andrea Di Blasi, 35 anni, lavoratore dei cantieri di servizio ma è anche autore e regista di un film “Amore vero”, entrato dopo che sono entrati i due rapinatori – un uomo e una donna a viso scoperto – che hanno portato via circa 7 mila euro. «Quando sono entrato in banca – afferma Di Blasi – mi sono accorto di due persone un uomo e una donna che parlavano con un tono incalzante verso altri  poi ho capito che ero incappato in una rapina perché l’impiegato era seduto dove aspettavano i clienti», I rapinatori, che non avevano nessuna arma, sono entrati intorno alle ore 15 mentre Andrea Di Biasi è arnivato quindici minuti dopo e ha assistito a tutto quello che è successo fino a quando i due malviventi sono andati via, «Prego si accomodi la» ha intimato la donna a Di Blasi. Il rapinatore alto circa 1,70  cm., esile di corporatura, indossava una felpa, aveva degli anelli al dito e le scarpe sporche di sabbia; inoltre parlava con un accento catanese mentre la donna, robusta, aveva capelli castani ed era alta 1,50 cm con un accento diverso dall’uomo, forse era straniera. Proprio la donna, complice, si era awicinata a un ostaggio e forse in preda alla disperazione ha fatto alcuni commenti. «Ha riferito davanti ad un ostaggio – continua Di Blasi – che i politici rubano e lei era costretta a farlo perché ha un mutuo da pagare e una figlia da mantenere». I due rapinatori volevano aperta anche la cassaforte del bancomat ma hanno atteso invano. A quel punto si sono innervositi e sono fuggiti.

 

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