BARRAFRANCA. COMMEMORAZIONE DEL PITTORE BARRESE GIUSEPPINO VICARI

BARRAFRANCA. COMMEMORAZIONE DEL PITTORE BARRESE GIUSEPPINO VICARI

- in Barrafranca

Il giorno 14 del mese di dicembre 2023 è venuto a mancare un pittore barrese, dopo un lungo malessere fisico. All’anagrafe era registrato GIUSEPPE VICARI, ma in arte firmava le sue opere come Vigi per non confondersi con la firma del fratello Gaetano, anch’egli pittore e scrittore.
Gli amici del Salotto artistico – letterario “Civico 49” si sono sentiti in dovere di commemorare l’amico e l’artista, versatile in diversi campi dell’arte, e gli hanno dedicato l’incontro di giorno 11 gennaio 2024, svoltosi a casa di Maria Costa, per non dimenticare e per mettere in evidenza il valore profondo della sua poetica artistica.
Dopo un breve saluto rivolto ai numerosi convenuti da parte di Diego Aleo, responsabile del Salotto, e dopo l’esecuzione di un brano preghiera, intitolato “Stai con me”, da parte di Marianna Salvaggio, ha preso la parola il fratello dell’artista Vigi, Gaetano.
Egli visibilmente emozionato illustra l’opera artistica del fratello e mette in risalto la sua personalità multiforme e proteica. Creativo, il pensiero di Vigi e le sue idee si incarnavano in opere pittoriche e scultoree, nonché in oggetti di cartapesta o altro materiale. Le sue mani, quasi ogni giorno, davano vita a ciò che nella notte fermentava nel suo cuore.
“È stato il mio maestro”, sottolinea ancora il fratello, “Mi ha avviato alla pittura e ha suscitato e rinvigorito in me l’amore per l’arte”.
Aveva un grande talento Giuseppino, la fantasia, una grande fantasia che spaziava in tanti campi dell’arte e del sapere. Si intendeva di musica, di cinema, di letteratura e poesia. Era spirito nobile e versatile, originale e degno di ammirazione.
Spirito indagatore, il suo talento e la sua fantasia lo inducevano a metabolizzare gli oggetti e trasformarli secondo il suo estro artistico, rendendoli malleabili e estrinsecandoli rivestendoli di significato profondo. Aveva l’abilità del genio ed era capace di trasformare in simboli gli oggetti che non dipingeva così come erano nella realtà, ma così come lui li piegava al suo pensiero.
Era un surrealista, un metafisico? Era da catalogare in queste correnti? Era in questi movimenti da ricercare la sua poetica? Lui era soltanto se stesso, unico. Era “Vigi” e basta, ma si definiva surrealista. Certamente amava il famoso pittore Dalì, ne era innamorato e con passione studiava le sue opere.
Infatti, propenso ad esprimersi in forma originale e personale, nelle sue opere compaiono oggetti di uso quotidiano come uova, busti, cerniere, righe ecc… rappresentati in forma simbolica, metaforica e allegorica.
Tutto ciò ci autorizza a definire il “Surrealismo” di Vigi come “Pensiero a livello inconscio, arte magica e sogno”.
Se ci si sofferma a osservare attentamente le sue opere ci si potrà rendere conto che numerose sono anchte le tematiche evidenziate. C’è la tematica religiosa, c’è il tema del silenzio c’è quello della bellezza che richiama i canoni della classicità in chiave surreale, ma c’è soprattutto il tema dell’infinito.
In ogni sua opera traspare l’animo sereno del pittore, che si rifugia nell’arte per sfuggire a tutte le delusioni e le avversità della vita.
L’incontro è proseguito con i numerosi interventi degli amici del salotto che hanno messo in risalto le doti del pittore e le tematiche emergenti dalle sue opere presenti in sala.
Il tutto ha avuto la sua conclusione con il canto finale eseguito da Marianna Salvaggio e da Gilda Pinnisi.
Giuseppino resterà nei nostri cuori a perenne memoria e lo ricorderemo sempre come un pittore che inneggia alla vita e alla fantasia.
Diego Aleo

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