“A Ricanuscenza”, il Gruppo FB Barrafranca in Bianco e Nero alla sua prima iniziativa “reale”.

“A Ricanuscenza”, il Gruppo FB Barrafranca in Bianco e Nero alla sua prima iniziativa “reale”.

Barrafranca in bianco e nero è un gruppo facebook creato dal dottore Giovanni Paternò, in piena pandemia covid, originariamente per postare foto antiche del proprio Paese. È formato da soli Barresi residenti e non a Barrafranca, molti dei quali vivono in altri continenti.
Molto presto ha preso piega all’interno del gruppo la voglia di riscoprire le proprie tradizioni, il proprio dialetto, le proprie radici, i luoghi e il modus vivendi barrese nel corso del ‘900 in tutte le sue forme. Ciò ha incuriosito la sovrintendenza.
Peculiare è la riscoperta delle usanze ormai in disuso.
I membri del gruppo sono attivi e cooperano con lo staff del gruppo in questo lavoro importante con armonia; fattore che ha creato amicizia e grande senso di rispetto, anche se spesso ci si sconosce.
Il materiale che si accumula è elaborato da un gruppo di lavoro, che sta provando a scrivere un libro.

Non vi sono differenze sociali o di diverso tipo, il principio che vige all’interno di questo contesto è l’uguaglianza. La voglia di stare insieme ha portato Pino Tomasello, nuovo membro dello staff, a proporre e organizzare una serata in cui era possibile conoscersi e riconoscersi di persona, un evento unico nel suo genere “A Ricanuscenza”.

La serata, dopo essere stata rinviata per motivi legati ai contagi covid, riesce a realizzarsi sabato 27 agosto in un ristorante locale, il “Carpe Diem. All’evento hanno partecipato anche Barresi che, pur se emigrati, hanno fatto ritorno. È stata una festa privata di persone per lo più non legate tra loro da alcun vincolo di conoscenza, amicizia o parentela.

Ma cos’era in passato realmente “A Ricanuscenza”? Era definita così la festa che permetteva di “spubblicari” (rendere pubblico) un fidanzamento tra due ragazzi, dopo che i rispettivi genitori si erano accordati, spesso tramite un terzo (“Traminzaturi”), per rendere possibile l’unione.

La serata ha avuto inizio con un tipico “vanniaturi” del Novecento, interpretato da Grazia Loredana Salvaggio, moderatore e responsabile del patrimonio immateriale barrese del gruppo, che ha “vanniatu” negli angoli della sala il discorso che l’organizzatore Pino Tommasello ha scritto per i suoi compaesani:

“Sugnu visitus, un haju pututu partecipari,”(Sono in lutto non ho potuto partecipare)
“Propriu ji chi sta festa haju vulutu mmintari”(Proprio io che questa festa ha voluto inventare).

La serata dopo il discorso dell’amministratore-fondatore, Giovanni Paternò, che ha presentato lo staff nelle persone di Gaetano Gagliolo, Alessandra Cravotta e Grazia Loredana Salvaggio è continuata con una scenetta improvvisata da tutti e quattro, recitando la parte di due coppie di genitori che dovevano fare fidanzare i loro figli per mezzo di un “traminzaturi”(intermediario). L”intermediario e i fidanzati sono stati scelti a caso tra i partecipanti, il primo ruolo è stato svolto da Giovanni Barresi, mentre “i ziti” sono stati interpretati da una coppia, Giuseppe Amore e Sabina Bellanti. Tutti e tre sono stati ben lieti di cooperare con successo a questa “mpruvvisata”.

La scenetta è durata tra cena, balli e risate tutta la serata, grazie all’aiuto dello staff di Tony musica che è venuto incontro alle varie esigenze della serata con grande garbo e professionalità. Solamente per il discorso e la prima parte della scenetta vi è stata la diretta da parte di Radio Luce, per mezzo di Gino Crapanzano.

Durante l’evento si è distinta la bravura del grande Giuseppe Lo Bartalo, che “ ccu so’ friscalettu” ha reso tutti allegri, allietando con tipica musica siciliana coadiuvato dallo staff di Tony musica.

Vi è stata imbandita una tavola per i fidanzati e i corrispettivi genitori come si usava un tempo. Presenti sul tavolo i confetti verdi del fidanzamento, le antiche bottiglie di Millefiori a cui era legato il nastro verde che i fidanzati hanno tagliato come d’usanza.

La serata si è conclusa con il dialogo tra “u vanniaturi” e il fidanzato. Ciò che è venuto fuori da quest’ultimo momento intenso è un forte senso di appartenenza. Dopo aver citato le feste patronali ha letteralmente detto il “vanniaturi”:

“Ma Chiddu chi tutti i barrafranchisi portanu ntu cori (Ma Colui che tutti i Barresi portano nel cuore)
Jè u Crocifissu nusciu Sarbaturi. (È il Crocifisso nostro Salvatore)
Ad Iddu ognunu nninga ppì d’essiri protiggiutu, (A Lui ognuno si rivolge per essere protetto)
Sutta a so ala si minti macari u cchiù spirdutu (Sotto la sua ala si mette anche colui che si è sperduto)
Luntanu, nti na terra chi ugnè so (Lontano, in una terra che non è sua)
Pirchì ha duvutu partiri ppì travagghiu, ma parò (Perché è dovuto partire per lavoro, ma)
Cci mmanca du’ so Paisi ogni usanza, (del suo paese gli manca ogni usanza)
Macari i viscotta di Natali chi fanu guadiri a vucca je a panza!”(Anche i biscotti di Natale che fano godere gli occhi e la pancia!)

Questa parte del discorso è stato applaudito con il cuore dai presenti che si sono sentiti parte in causa.

Il “vanniaturi” si conceda con la richiesta al fidanzato di non lasciare anche lui la sua terra, per proteggere e far continuare le usanze paesane che dovrebbero essere tutelate come patrimonio.
E…salutando ha augurato a tutti gli astanti una “bona fortuna”, mentre lasciava la sala.

Gli ospiti al che si  sono concedati salutando e facendo gli auguri ai fidanzati e ai loro genitori. Ogni famiglia ha ricevuto dai fidanzati il sacchettino verde dei confetti di questo fidanzamento, prelevati da un cestino addobbato per l’occasione, prima di fare ritorno alla propria dimora.

I partecipanti erano felici di aver avuto l’opportunità di conoscere quegli amici del gruppo che sino al giorno prima non erano altro che un profilo facebook con cui si interagiva a livello virtuale.

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