Il Salotto artistico – letterario “Civico 49” ospita la fotografa Maria Grazia Massimiani

Il Salotto artistico – letterario “Civico 49” ospita la fotografa Maria Grazia Massimiani

- in Civico 49
Il Salotto artistico-letterario "Civico 49"
Maria Grazia Massimiani e alcuni soci del Salotto

In via del tutto eccezionale, lunedì 15 aprile 2019 i soci del Salotto artistico – letterario “Civico 49” di Barrafranca (EN) si sono riuniti per ospitare la fotografa Maria Grazia Massimiani, che si trova a Barrafranca per realizzare un reportage fotografico sulla Settimana Santa barrese.

Maria Grazia Massimiani nasce a Roma. Dopo aver compiuto studi classici,  si trasferisce  a Firenze per studiare fotografia. Attualmente lavora come fotografa a Bordeaux, in Francia. «E’ da anni che coltivo l’idea di realizzare un reportage sui riti della Settimana Santa – spiega la Massimiani. L’idea di realizzare quella barrese è nata da alcune conversazioni fatte con la mia amica Luana Giunta che mi parlava con entusiasmo ed enfasi dei riti che si svolgono a Barrafranca. Foto corali,  primi piani che mettano in evidenza il senso di comunità che la festa rende più evidente.  Ho presentato il mio progetto a una galleria d’Arte di Bordeaux, cittadina in cui vivo che ha accettato di buon grado. Il reportage sarà composto da foto in bianco e nero e da registrazioni vocali.»

Durante la riunione è stato proiettato il film realizzato nel 1993 dell’equipe del C.L.A.U. Centro Linguistico e Audiovisivi dell’Università degli studi di Torino. Riportiamo la relazione introduttiva di Gaetano Vicari:

Gaetano Vicari mentre presenta la proiezione del filmato “U Trunu”

«Della festa del Venerdì Santo a Barrafranca ed in particolare della processione di “U Trunu”, si sono occupati quasi tutti gli studiosi locali e dei paesi limitrofi, per la sua popolarità, suggestione e particolarità. Quella del Nicotra del 1907 è una delle più antiche testimonianze scritte di questa festa, seguita dal giudizio del parroco Giunta del 1928 che mi sembra molto calzante: “Non è propriamente una processione ordinata, ma si potrebbe dire l’ordine nel tumulto il che la rende più commovente”. Nel 1986 io e Diego Aleo abbiamo scritto ampiamente su questa processione nel volume “La Grande Eredità”; se ne è occupato anche Carmelo Orofino in diversi giornali e nel libro “Barrafranca, Storia – Tradizioni –Cultura Popolare”, scritto con Salvatore Licata, il quale a sua volta ha pubblicato sul “Giornale di Sicilia” vari articoli sul Venerdì Santo. Per non parlare degli articoli di Luigi Barbaro su “La Sicilia” e delle pubblicazioni di Filippo Marotta, di Vittorio Malfa, di Antonino D‘Aleo, di Giuseppe Giuliana, di Liborio Centonze, di Filippo Salvaggio e di altri, i quali ne hanno dato molte e a volte complesse interpretazioni. Ultima, ma non meno importante, pubblicazione su quest’argomento è il saggio del 2014 “La Settimana Santa a Barrafranca” di Rita Bevilacqua.

Il Salotto artistico-letterario “Civico 49”

Le interpretazioni e le motivazioni sulla processione di “U Trunu”dei vari studiosi locali compresa la mia, anche se a volte originali e azzeccate, non hanno, secondo il mio parere, valore di scientificità, in quanto derivanti principalmente da una situazione affettiva ed emozionale, e non da uno studio specifico e specializzato. Coloro invece che hanno dato validità scientifica e valore culturale allo studio di questa festa, sono stati i componenti dell’equipe del Centro Linguistico e Audiovisivi Universitario, dell’Università degli Studi di Torino, composta da Ambrogio Artoni, professore di Semiologia dello Spettacolo e Direttore del Centro, Piercarlo Grimaldi, professore di Storia delle Tradizioni Popolari, e da altri assistenti tecnici. La loro lettura del Venerdì Santo di Barrafranca, come loro stessi mi hanno spiegato, è stata partecipante, perché non si sono limitati a guardare, ma hanno voluto immergersi nella realtà culturale locale, per conoscerla quanto più dall’interno e per condividerla. Alcuni giorni prima della Settimana Santa del 1993, sono stato contattato dall’avvocato Luigi Barbaro, il quale mi comunica che sarebbero venuti dei professori di Torino per vedere e studiare il Venerdì Santo a Barrafranca. Il film è presentato a Barrafranca durante la Settimana Santa 1994 e precisamente i giorni Martedì 29 Marzo, Sabato 2 Aprile e Martedì 5 Aprile, presso il salone del Centro Incontro Anziani della Parrocchia Maria SS. Della Stella a cura del Centro di Cultura Giovanile e dal sottoscritto. Per l’occasione i Professori di Torino inviano un fax di presentazione al loro lavoro. »

Il film “U Trunu”

«Si tratta di una festa senza eguali, frutto non tanto di una tradizione riproposta come spettacolo folcloristico, ma di una vera passione collettiva che sa riunire la vostra comunità nell’azione partecipante di tutti i suoi membri.» Si legge nel fax inviato dall’Università di Torino. «Festa della virilità, rito di passaggio, – continuano i professori- inno alla fertilità e alla rigenerazione della natura: i significati sono evidenti, ma la loro stessa forza ci sembra essere ecceduta e superata dal vero e proprio miracolo – nella società complessa – di vedere realizzare intorno alla processione del Venerdì Santo la compiuta identità di un’intera comunità, arricchita nell’occasione dalla partecipazione di molti suoi membri che durante l’anno vivono e lavorano altrove, in Italia e all’Estero…» (L’intero contenuto della lettera  e il film saranno pubblicati in un secondo articolo sempre su radioluce)

Oltre all’utilizzo in sede didattica e scientifica universitaria, il video “U Trunu”è stato presentato: al Convegno Internazionale “Antropologia Visiva e Culturale della Rappresentazione, Il tempo delle feste in Europa”, organizzato dal Consiglio d’Europa in collaborazione con l’Università di Torino e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Torino, ottobre 1993); al Convegno del C.N.R. “Sei anni di attività del Comitato Nazionale per la Scienza e la Tecnologia dei Beni Culturali” (Roma, marzo 1994). Inoltre era prevista inoltre presentazione nella rassegna europea di programmi audiovisivi organizzata ad Atene per l’aprile 1994 dalla C.E.E. – Euroregio e a Budapest, nel mese di novembre 1994 in occasione di un Convegno Internazionale di Etnologia.

Al termine Gaetano Vicari ha donato all’ospite un libro come ricordo della serata.

Rita Bevilacqua

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