A CALATA A TILEDDA- antica cerimonia di inizio Quaresima

A CALATA A TILEDDA- antica cerimonia di inizio Quaresima

Il mercoledì delle Ceneri segna l’inizio della Quaresima, il passaggio dalla dissolutezza del Carnevale ai quaranta giorni che precedono e preparano  alla Pasqua. In molti paesi della Sicilia, questo passaggio è segnato da un’antica cerimonia conosciuta come a calata a tiledda. Questa cerimonia, di cui ne parla anche il Pitrè nella raccolta “Feste popolari siciliane”,  fa parte di quelle antiche cerimonie di inizio quaresima, in cui era costume velare con drappi viola Crocifissi  e absidi delle chiese. Tutto ciò richiama la tradizione popolare di ricoprire con manti neri i vetri, le porte e quant’altro delle case in segno di lutto, di sofferenza in attesa della morte e della successiva Risurrezione di Cristo.

Foto d’epoca dell’interno chiesa Madre Barrafranca (EN)

Fino agli anni ’60 anche a Barrafranca (EN) presso la Chiesa Maria SS. della Purificazione, conosciuta come chiesa Madre, si svolgeva questa cerimonia. La tiledda era un’enorme tela, alta una quindicina di metri che copriva l’abside dell’altare maggiore fino al giorno della Resurrezione. Era di colore grigiastro, su cui erano raffigurati la Crocifissione di Cristo e alcuni momenti della passione, tra cui la sepoltura. Veniva azionata grazie ad alcune funi su cui erano attaccate dei contrappesi, consistenti in sacchi di sabbia. La sera del martedì grasso, allo scoccare della mezzanotte, un suono di campane annunziava l’inizio della Quaresima e per le strade passava una Croce, per ricordare alla gente che il carnevale era terminato. Al suo passaggio, la gente che si trovava ancora per strada, vestita in maschera, si spogliava immediatamente e cessavano le serate danzanti. Il passaggio della croce era scandito da un canto in dialetto barrese:Oi in vittura e dumani in servitura. Beatu cu ppi l’arma si pripara.” Le persone allora si recavano nella chiesa Madre ad assistere alla cerimonia.

Cattedrale Maria SS. delle Vittorie- Piazza Armerina

A questa partecipavano anche le confraternite che, al momento della “calata”, rigiravano la fascia da confrate dalla parte nera e al suono delle “scattiole” (troccole), iniziavano a cantare i lamenti. L’altare coperto ricorda il periodo di penitenza che la Chiesa ha iniziato e il sacrificio di Cristo che, nella Settimana Santa, sarà celebrato.

Questo evento era così seguito dalla popolazione che spesso sfociava in disordini e risse. Allora il clero fu costretto a sospendere la cerimonia, nonostante l’indignazione della gente. Da allora dell’antica tiledda si sono perse le tracce. In forma più semplice e meno spettacolare, si continua ancora a svolgere sempre nella chiesa Madre, con la copertura dell’abside con un telo viola.

Molti sono i paesi della Sicilia  che  celebrano questo rito, come ad esempio nella Cattedrale Maria SS. delle Vittorie diocesi di Piazza Armerina, di cui Barrafranca fa parte, alla presenza del Vescovo e di parte del clero diocesano.

Rita Bevilacqua

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