La Testa di Ade è ritornata in Sicilia

La Testa di Ade è ritornata in Sicilia

a110fa3b-1b83-4dee-aaaf-9f341f40360fGiorni fa è ritornata in Sicilia la Testa di Ade, detta anche Barbablù per il colore blu dei riccioli della barba. Ne hanno dato notizia i maggiori quotidiani e riviste del settore. Una grande vittoria per la Sicilia e per Aidone in particolare, poiché il reperto era stato trafugato, alla fine degli anni settanta, al Santuario extraurbano di San Francesco Bisconti, il complesso di santuari dedicati a Demetra e alle divinità ctonie Persefone e Ade, sito a Morgantina (Enna), ed esportato illecitamente e venduto al Getty Museum nel 1985 dal collezionista di New York Maurice Tempelsman per la cifra di 500 mila dollari. Il 04 febbraio 2016  presso l’Auditorium “Falcone e Borsellino” della Procura di Enna è stato presentato il reperto, dove è stato spiegato, con inediti materiali video- fotografici, l’attività di recupero, avvenuta grazie a un’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Enna e dai carabinieri del comando Tutela Patrimonio Culturale. Il 24 gennaio 2016, militari del Nucleo CC TPC di Palermo, unitamente al sostituto procuratore Francesco Rio, titolare delle indagini, sono partiti alla volta di Los Angeles, facendo rientro il 29 gennaio scorso all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, con la “Testa di Ade”.

La storia inizia nel 2011 quando gli esperti del Getty Museum visitarono il Museo di Aidone, per scegliere i reperti da portare in prestito a Malibù (nell’ambito degli accordi per la restituzione della “Venere”, la Regione Sicilia si è impegnata a prestare opere d’arte e reperti archeologici per essere esposti in mostre tematiche nel museo californiano) notarono tra i reperti un ricciolo azzurro, che era stato ritrovato dall’archeologa Serena Raffiotta, nei meandri del santuario extraurbano di San Francesco Bisconti a Morgantina, e chiesero al direttore Enrico Caruso di poterlo confrontare con una testa di terracotta alla quale sembrava appartenere. I reperti furono accompagnati in America dallo stesso Caruso che poté effettuare personalmente l’attribuzione e il riconoscimento del ricciolo come parte della barba della preziosa testa attribuibile ad Ade. Da qui la richiesta di restituzione inoltrata immediatamente alla direzione del Museo californiano dallo stesso architetto Caruso, nella sua qualità di direttore del Parco Archeologico di Morgantina e del suo Museo. Ci sono voluti anni di riscontri prima che si arrivasse alla conclusione odierna. Grazie alla collaborazione del sostituto procuratore Francesco Rio, autore della rogatoria internazionale che nel 2014 ha posto le basi del reso, con il consolato generale italiano a Los Angeles e il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, diretto dal Maggiore Luigi Mancuso, che è stato possibile recuperare la preziosa testa di terracotta.

12631402_10153942825704515_1462920983764649687_nLa testa si presenta fratturata alla base del collo, lasciando presumere sia appartenuta a un busto o a una statua. Le dimensioni sono pari al vero, essendosi conservata pressoché integralmente per un’altezza massima di 26,7 cm (10 ½ in.) e una larghezza massima di 20,4 cm (8 in.). Le labbra sono socchiuse e contornate superiormente da una sottile striscia d’argilla in leggero rilievo, su cui sono appena visibili dei brevi solchi obliqui incisi, atti a rendere i baffi. Il contorno degli occhi è segnato da incavi molto profondi che, se oggi contribuiscono a rendere penetrante lo sguardo della figura, un tempo dovevano alloggiare le ciglia, realizzate probabilmente in metallo, com’era consuetudine nella scultura greca. Una sottile incisione circolare, ben più evidente nell’occhio destro, segna il contorno delle pupille. La caratteristica più singolare dal punto di vista tecnico è la resa della folta capigliatura e della fitta barba. I riccioli che le connotano furono modellati singolarmente a mano e rifiniti a stecca (sono ben evidenti le tracce), quindi applicati alla testa prima della cottura. Fu in questo stesso momento che l’ignoto abilissimo artigiano avrebbe rivestito di un doppio strato d’ingobbio argilloso l’intero manufatto, preparandolo così al prezioso rivestimento policromo che, applicato una volta ultimatane la cottura, ancora oggi straordinariamente si conserva su viso, barba e capelli. (Relazione dell’archeologa Serena Raffiotta).

La Testa di Ade sarà esposta nel Museo Archeologico di Aidone (EN).

Rita Bevilacqua

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