391° Festino di Santa Rosalia-patrona di Palermo

Palermo. Il via al 391° Festino di Santa Rosalia, chiamato dai palermitani “U Fistinu”, che si protrarrà fino al 15 luglio. I primi tre giorni della festa sono un prepararsi al grande corteo del giorno 14 che prevede la sfilata del Carro trionfale, che si concluderà alla marina con il celebre spettacolo dei giochi di artificio. Il festino termina giorno 15 con la solenne processione delle reliquie della Santa, contenute all’interno dell’Urna argentea, che si trova nella Cattedrale di Palermo. “U fistinu” è un corteo storico che celebra la liberazione della città dalla peste del 1624, in seguito al ritrovamento delle reliquie della Santuzza sul Monte Pellegrino. Il primo festino fu voluto dal cardinale Giannettino Doria nel 1625 e nel corso dei secoli la festa ha saputo rinnovarsi mantenendo però inalterato tutto il suo fascino e la sua tradizione. Elemento scenografico particolare del festino è il Carro trionfale che non è soltanto apparato scenico e allegorico, ma vera opera contemporanea d’artista. Il Carro ha la forma di un vascello, alto circa dieci metri, lungo nove e largo sei, con a poppa una struttura architettonica alla cui sommità è issata una statua di Santa Rosalia nel pieno della sua gloria. Il Carro è portato in processione lungo il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele) da Porta Felice a Palazzo. Il primo carro è stato realizzato nel 1686 in legno e carta pesta. Da allora il carro è realizzato, tranne che per alcuni periodi particolari, ogni anno ex novo su progetto di diversi artisti.

Secondo la tradizione, Santa Rosalia o Rosalia Sinibaldi (1130-1156) appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi e fu vergine palermitana del XII secolo, figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e di Rose in provincia d’Agrigento, allora Girgenti. Visse alla corte di re Ruggero prima di ritirarsi come Eremita in una grotta sul monte Pellegrino, dove morì. Nel 1624 salvò la città dalla peste e ne divenne la patrona, spodestando santa Cristina, sant’Oliva, santa Ninfa e sant’Agata. Secondo la leggenda apparve, infatti, in sogno a un cacciatore indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l’epidemia. Il culto della santa è tuttavia attestato da documenti a partire dal 1196 ed era diffuso già nel XIII secolo.

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