BARRAFRANCA. Conferenza su CARAVAGGIO IN SICILIA


Organizzata dal Salotto artistico-letterario “Civico 49” in collaborazione con l’Associazione “Il Sorriso”, giovedì 29 ottobre 2026 a Barrafranca si è svolta Conferenza su CARAVAGGIO IN SICILIA, presso la sala dell’Associazione “Il Sorriso”, A relazionare è stato il prof. Davide Pappalardo docente di Italiano ai Discenti di Lingua Straniera (Alloglotti) al Liceo Scientifico di Barrafranca.
Presenti i membri Salotto artistico-letterario “Civico 49”, i soci dell’Associazione il Sorriso, la dott.ssa Maria Costa Comandante della Polizia Municipale, il prof. Salvatore Marotta dell’Associazione Praesidium Barrafranca e tanti amici.

Dopo i saluti iniziali della dott.ssa Arcangela Strazzanti, presidente dell’Associazione “Il Sorriso”, i lavori sono stati aperti dal prof. Filippo Salvaggio, coordinatore del Salotto artistico-letterario “Civico 49”, che ha illustrato il tema narrativo della Conferenza: CARAVAGGIO IN SICILIA, per poi cedere la parola alla dott.ssa Rita Bevilacqua, collaboratrice della locale stazione RADUIO LUCE, che ha quindi presentato l’illustre relatore, leggendone il curriculum.
Subito dopo si è entrati nel fulcro dell’incontro: partendo dalla narrazione della vita avventurosa di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come CARAVAGGIO, il prof. Daniele Pappalardo ha poi esaminato il contesto storico e artistico delle celebri opere realizzate durante il suo soggiorno siciliano tra il 1608 e il 1609, tra cui il Seppellimento di Santa Lucia, l’Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro.

IL SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) fu la prima opera siciliana di Caravaggio, commissionata per la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro di Siracusa, in cui è tuttora custodita. La scena si distingue per l’enorme spazio vuoto e buio che sovrasta i personaggi, accentuando il senso di dramma e oppressione. Durante il soggiorno a Siracusa, l’artista visitò le antiche cave di pietra e coniò per la famosa grotta locale il nome di Orecchio di Dioniso. ADORAZIONE DEI PASTORI (1609), realizzata per la chiesa Santa Maria della Concezione dei Cappuccini di Messina, è l’esempio perfetto del “presepe popolare” caravaggesco. La composizione esalta la povertà e l’umiltà evangelica, con i pastori e la Madonna ritratti in un ambiente spoglio e poggiati direttamente sulla terra nuda. RESURREZIONE DI LAZZARO (1609), dipinta per la cappella dei Padri Crociferi di Messina, è una tela potente e teatrale incentrata sul contrasto tra la vita e la morte. La luce soffusa e radiale fende l’oscurità per colpire direttamente il corpo rigido di Lazzaro che si risveglia al richiamo di Cristo. A Messina Caravaggio dovette eseguire per Niccolò di Giacomo anche quattro “Storie della Passione”, delle quali sappiamo che ne consegnò almeno una, l’Andata al Calvario, oggi perduta o dispersa. Infine, l’illustre ospite non ha tralasciato di illustrare le ultime opere del Caravaggio

DAVIDE PAPPALARDO(Catania, 19/10/1992) è cresciuto nella sua Acireale (CT) all’insegna di un percorso catecumenale svolto presso la parrocchia del “Santissimo Salvatore” della medesima città. Nella stessa Acireale ha compiuto studi artistici presso il Liceo Artistico “Filippo Brunelleschi”, indirizzo Rilievo e Catalogazione dei Beni Culturali, diplomandosi nel 2011. In quegli anni ha avuto modo di studiare le tecniche artistiche, approfondendo in particolare la pittura ad olio che, ancora oggi, continua a praticare durante i momenti liberi, prediligendo soggetti religiosi e ritratti.

Dopo la maturità, ha iniziato gli studi universitari all’Accademia di Belle Arti di Catania, dove si è diplomato nel 2015 con una tesi sulla iconografia e il culto antropologico di San Sebastiano nella Sicilia orientale (relatore prof. Michele Romano), proseguendo all’Università di Catania dove si è laureato in Storia dell’Arte e Beni culturali nel 2019 con una tesi in Storia della Critica d’Arte sulla collezione dei dipinti fiamminghi del poligrafo palermitano Agostino Gallo (relatrice prof.ssa Barbara Mancuso).
Nel 2024 ha ottenuto l’idoneità al concorso 518 funzionari a tempo pieno e indeterminato da inquadrare nell’Area III dei ruoli del Ministero della Cultura, profilo Funzionario Storico dell’Arte.
Nel 2022 ha conseguito il diploma di specializzazione post-lauream in Beni storico-artistici presso l’Università degli Studi di Udine, discutendo una tesi in Storia e Tecniche del Restauro dal titolo Leonetto Tintori 1908-2000: un restauratore fra tradizione e innovazione (relatrice prof.ssa Giuseppina Perusini).

Nel 2022 ha partecipato in qualità di relatore al seminario Restauro in Friuli dopo le guerre del Novecento. Opere e restauri tra gli anni Venti e Cinquanta. Intervento dal titolo: Leonetto Tintori e l’impiego delle resine sintetiche: il restauro degli Scrovegni a Padova (1957-1963) a cui è seguita la pubblicazione degli atti del convegno. 2022. Ha svolto un tirocinio volontario incentrato sulla Diagnostica applicata ai Beni Culturali presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” dell’Università deli Studi di Catania.
Nel 2021 ha svolto il tirocinio di specializzazione presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove ha avuto modo di compiere ricerche d’archivio per la stesura della tesi di specializzazione post-lauream.

Ha pubblicato uno studio sulla pittura murale del Settecento nella Sicilia orientale all’interno dei Quaderni del Mediterraneo, rivista dedicata alle ricerche sui Beni culturali italiani (Le tre mense. Ciclo di affreschi del 1721. Acireale, chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, in «Quaderni del Mediterraneo. Studi e ricerche sui Beni culturali a cura di Paolo Giansiracusa», XX, 2020, pp. 135-148); sull’iconografia di San Sebastiano (Breve Passio di San Sebastiano, in S. Sebastiano: i luoghi, il culto e la devozione a Siracusa, a cura di M. Romano e G. Romano, Siracusa 2015, p. 4; La palma, la freccia e la colonna, San Sebastiano e i suoi attributi iconografici, in Ivi, p. 18) e sulla storia del restauro nel secondo Novecento (Leonetto Tintori e l’impiego delle resine sintetiche: il restauro degli Scrovegni a Padova (1957-1963), in G. Perusini, M. Visentin (a cura di) Restauri e restauratori in Italia tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento. Il Friuli-Venezia Giulia nel contesto nazionale, atti del convegno (Università degli Studi di Udine, 17-18 ottobre 2022), pp. 95-108).

Nell’anno accademico 2013/2014, in seno al percorso di laurea triennale, ha partecipato al workshop di catalogazione degli stemmi araldici custoditi nei depositi del Castello Ursino di Catania e dei bozzetti per opere liriche al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” della stessa città.
Per l’assegnazione degli incarichi di docenza all’Accademia di Belle Arti di Catania, nell’a.a. 2019/2020 ha ottenuto l’idoneità di inserimento nella graduatoria della disciplina Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica Contemporanea.

I suoi ambiti di ricerca si incentrano sullo studio della pittura tra XVII e XVIII secolo nella Sicilia orientale, con particolare riferimento alla storia e alle tecniche del restauro.
Ha insegnato Storia dell’Arte in diversi licei ed istituti tecnici della provincia di Enna, Italiano, Storia e Geografia ai detenuti della Casa Circondariale di Piazza Armerina (EN).
Attualmente insegna Italiano ai Discenti di Lingua Straniera (Alloglotti), classe di concorso A023 in cui si è abilitato insieme con AM12 (Italiano, Storia e Geografia nella Scuola secondaria di I grado).
Vive tra Acireale (CT), città dalla quale proviene, e Barrafranca (EN) dove continua ad insegnare.
Sotto trovate il link dell’intero intervento. RITA BEVILAQUA (RIPRESE Gino Crapanzano).






