U VANNIATURI di Barrafranca- figura di altri tempi.

U Vanniaturi (2)_risultato

Figura affascinante della Sicilia di una volta e del meridione in generale, prorompente e arcana, è quella “Du VANNIATURI” o banditore comunale. Vestito con camicia, “gileccu” (gilet), pantaloni con l’orlo alzato fin sotto il ginocchio, scarpe di “cunzu”, giacca sulle spalle e in testa u “tascu”, “vanniava” (urlava) le novità ufficiali del comune o le altre notizie importanti: ad esempio la data della festa del Patrono, l’arrivo di un personaggio e altro, aiutandosi con il suo fedele tamburo spesso ereditato dal famigliare che prima di lui svolgeva lo stesso mestiere. Difatti, spesso era un lavoro ereditario.

La figura del banditore ha origini antiche: già nella società greca era colui che informava sugli atti e disposizioni delle autorità civili e religiose. Questo ruolo diventò sempre più importante nel periodo dei comuni medievale. Con il passare del tempo questa figura assunse una duplice valenza: da un lato Informava il popolo su quelle che erano le leggi da rispettare, dall’altro propagandava le attività commerciali.

In un’epoca in cui non esistevano le moderne forme di comunicazione, questa particolare figura svolgeva un ruolo sociale molto importante: portava a conoscenza della popolazione, che molto spesso era analfabeta, bandi e decreti comunali di rilevante importanza. Da chi il nome di banditore, ossia colui che proclama un bando. l Bando era un annuncio di interesse pubblico che veniva letto per le vie della città ad alta voce dal “Banditore “, che era preceduto da squilli di tromba o da rulli di tamburo. Da qui prese il nome il termine siciliano abbanniari” che va inteso come comunicazione ad alta voce. I Bandi erano Reali, Vicereali, del Senato, della Commissione di Salute Pubblica, etc.

Erano uomini avvezzi all’arte del “parlare urlando” che, dopo aver fatto rullare il tamburo, iniziavano l’annuncio con un grido cadenzato.”Sintìti, sintìti…! Urdini di lu sinnacu: …” e continuavano urlando le notizie che dovevano fornire alla popolazione. L’alternanza del rullo del tamburo, con qui colpi rapidi o compassati, mesti o allegri, e le grida squillanti della voce richiamava l’attenzione della gente.

Come tutti i comuni siciliani ancheBARRAFRANCA(EN) ebbe i suoi “banditori comunali” che fecero di quest’arte di strada una professione.  I più ricordati sono i fratelli Luigi (1887-1958), Giuseppe (1895-1981) e Giovanni (1890-1945) Giusto.

Tra i tre, Giuseppe, affettuosamente chiamato “nu Giusè”, fu il più popolare, tanto che per tanti anni fece tale professione per conto del comune, sostituendo, quindi a tutti gli effetti il suo predecessore Giuseppe il nano. Questo simpatico personaggio girovagava per le strade annunziando alla cittadinanza quando gli veniva ordinato da terzi.

Anticipate dal suono del tamburo, l’annunzio riguardava comunicati o avvisi di ordinanze municipali. Quando invece urlava “sintiti, sinti…” allora la notizia riguardava la vendita del pesce (proveniente da Licata), o della carne, o ancora lo smarrimento di bambini o animali oppure di oggetti personali, come portafogli e anelli. Il compenso che “u Vanniaturi” riceveva era abbastanza modesto, spesso era pagato con “u bbriviraggiu” ovvero pagato in natura con una bottiglia di vino o un pacco di pasta.

Rimane solo il ricordo di chi l’ha conosciuto e apprezzato il ruolo sociale, custodi di un’epoca in cui la voce umana era l’unico filo invisibile capace di unire l’intera comunità, trasformando l’informazione pubblica in un rito collettivo che oggi rischia di svanire per sempre insieme agli ultimi testimoni di una Sicilia autentica.RITA BEVILACQUA

FONTI SCRITTE: “BARRAFRANCA: I fratelli Luigi, Giuseppe e Giovanni Giusto “gridavano gli annunci”, articolo di Renato Pinnisi pubblicato nel quotidiano “La Sicilia” sezione Barrafranca; Giuseppe Pitrè, Usi e Costumi, Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano. Vol II, Edizioni Grifo, 2024.FONTI ORALI: Luigi Giusto.SITOGRAFIAwww.gioiadelcolle.info- un mestiere scomparso: il banditore.

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