ENNA. Piaga femminicidio. Rimedi, prevenzione e sostegno ai lavoratori operanti nelle cooperative sociali.

Anche Lorena è stata ammazzata!!! e Lorena è l’ultima di un lungo elenco di donne vittime di violenza. Leggere l’ennesima notizia di un femminicidio lascia un senso di profonda amarezza, ma soprattutto impone di fermarsi ad analizzare ciò che sta alla base di queste tragedie è quando dichiarato dal Segretario Generale della Funzione Pubblica Cgil di Enna Alfredo Schilirò. Quando assistiamo a dinamiche in cui la fine di una relazione viene trasformata in un atto di violenza estrema, spesso preannunciato o spettacolarizzato anche sui social, non siamo di fronte a semplici raptus o a fatti isolati, ma a fenomeni profondamente radicati nella nostra cultura e nei nostri modelli educativi.
Dal punto di vista sociale e antropologico, emerge con chiarezza come sia ancora diffusa un’idea di relazione basata sul possesso. L’altro, e in particolare la donna, viene ancora troppo spesso vissuta come un’estensione di sé o del proprio controllo. Quando questa illusione si spezza e subentra la scelta autonoma di separarsi, chi non ha gli strumenti culturali per accettare l’alterità percepisce la fine del legame come una minaccia alla propria identità, rispondendo con l’annientamento.
C’è poi un enorme tema pedagogico – aggiunge Schilirò – che riguarda l’analfabetismo emotivo con cui molte persone crescono. Rifiutare la frustrazione, non saper gestire il limite o il dolore di un fallimento relazionale sono carenze che nascono da come siamo educati a vivere i sentimenti. Educare alla complessità degli affetti significa prima di tutto insegnare che un “no” fa parte della vita e che la libertà dell’altro non è una concessione, ma un confine inviolabile.
Finché continueremo a leggere questi drammi come mere cronache o emergenze isolate, ci sfuggirà la loro natura strutturale. Il vero cambiamento deve passare da un lavoro educativo capillare — nelle famiglie, nelle Scuole e nei luoghi di aggregazione — per decostruire l’idea del possesso e costruire una cultura del rispetto e dell’autonomia relazionale.
Le Norme riguardanti il tema della violenza sulle donne, come il codice rosso, hanno posto al centro della politica il tema della violenza sulle donne, ma sono ancora troppi i nodi scoperti.
Serve – a parere del Sindacalista della Cgil Ennese Alfredo Schilirò – un piano straordinario sull’occupazione femminile che favorisca l’autonomia economica delle donne spesso impossibilitate a rendersi libere dalla violenza. Ma Serve, altresì che vengano potenziati i centri che salvano le donne dai “carnefici”. E’ di fondamentale importanza – continua Schilirò – che vengano rafforzate, valorizzate e ampliate le Cooperative Sociali che si prendono cura delle vittime.
Altro nodo scoperto riguarda la tutela dei dipendenti delle Cooperative che gestiscono le strutture protette per le donne vittime di violenza. Gli operatori che con spirito di solidarietà si adoperano per creare inclusione sociale e lavorativa, in molti casi, non vengono retribuiti regolarmente perché gli Enti Pubblici non saldano le rette. Queste carenze sono diventate ormai “prassi” in Sicilia e anche in provincia di Enna.
La donna che si affida a tale percorso riesce a raggiungere dei traguardi, le vengono offerte opportunità lavorative, i figli iniziano stabilmente e serenamente a proseguire il percorso scolastico, prima inevitabilmente compromesso da una critica situazione familiare. Ecco, quindi, che entrano in campo i gestori della struttura ospitante cui spetta il compito, attraverso la presa in carico, dell’ascolto del tragico vissuto della donna maltrattata, dell’assistenza legale, delle azioni di riconquista dell’autostima e della dignità della stessa e dei figli minori.
Quindi – conclude il Segretario Schilirò – se la politica desidera dare delle risposte concrete alle vittime, deve muoversi velocemente per avviare un percorso culturale e pedagogico nei confronti della società e deve rafforzare il sistema della cooperazione.GAETANO MILINO





