BARRAFRANCA. Rievocazione del primo giorno di scuola da Ugo Avola Faraci.

scuola conventino barrafranca

Lo studioso barrese di cose antiche torna con la mente al primo giorno di scuola della sua infanzia nel secondo dopoguerra.

Lui accompagna le sue note con una pittura che riproduce “U Cummintinu” e alcuni ragazzi con la cartella sulle spalle (“‘u vurzinu”) che si dirigono verso l’allora plesso scolastico ubicato all’inizio di viale Signore Ritrovato e a fianco del convento di San Francesco.

Nella sua mirabile illustrazione, Avola Faraci descrive le figure degli insegnanti e del bidello oltre agli arredi delle singole classi e agli “oggetti” che ogni alunno portava in classe tra cui il pennino da intingere nell’inchiostro, i quaderni – tra cui uno con la copertina nero e lo  spessore rosso, la matita (lapis), la gomma. 

Queste le sue annotazioni:

“PRIMO GIORNO DI SCUOLA”

Primo ottobre giorno importante per la vita scolastica di ognuno di noi, soprattutto perché era l’inizio dell’anno scolastico in tutte le regioni d’Italia.

Di primo mattino erano le campane della Chiesa Matrice a suonare l’ora della scuola! Ancora non esistevano mezzi di comunicazione di massa, ma le campane del paese assolvevano questo ruolo magnificamente.

Già sul finire degli anni ’40, quando iniziai le elementari, ebbi la percezione dell’importanza del rintocco delle campane, che ci avvertiva dell’ora della scuola.

Il plesso adibito ad essa era il vecchio Conventino, anticamente dormitorio dei frati francescani, che il regime requisì e destinò a plesso scolastico.

Con l’avvicinarsi dell’orario d’entrata ognuno metteva a tracolla la cartella di cartone pressato ( ” u vurzinu ” ), e si avviava per raggiungere la scuola; dopo averne controllato il contenuto: due quaderni, uno a righe e l’altro a quadretti, e un terzo per la bella copia la cui copertina era nera con lo spessore rosso; inoltre un lapis ed una penna il cui pennino sarebbe servito per intingerlo nell’inchiostro del calamaio che la scuola forniva integrato nel banco di legno, ed infine una gomma da cancellare con duplice funzione: da una parte per il lapis e dall’altra per la penna ad inchiostro.

Arrivati a scuola un ampio spazio, visibile nel quadro che posto oggi, ci permetteva di attendere il suono della campanella che il bidello, signor Salvatore Tropea ( ” Turiddu Trubìa ” ) teneva in mano, pronto a farla squillare all’ora esatta.

Al suo squillo tutti pronti ad entrare, un po’ di calca inevitabile nello scalone per raggiungere le diverse aule al primo piano; la mia era l’unica del piano terra, riservata al prof. Alfonso Balsamo.

Sicuramente era una delle migliori, molto ampia e luminosa col soffitto altissimo. Le altre erano sì più piccoline, ma ugualmente luminose e soprattutto godevano del meraviglioso panorama da entrambe le viste (una lato campagna e l’altro lato paese).

Col segno della croce e l’appello l’insegnante dava inizio alle lezioni; a metà mattinata il bidello suonava di nuovo la campanella e tutti fuori a correre, a scorrazzare e giocare nell’atrio riservato alla ricreazione. Anche gli insegnanti fuori per tenerci d’occhio.

Finito l’intervallo, si rientrava per riprendere le lezioni. Ormai il tempo passava molto celermente ed infine con l’arrivo delle 12 e 30 il sig. Tropea faceva, ancora una volta, squillare la sua campanella per comunicarci che le lezioni erano finite e si poteva uscire e noi gioiosi ci precipitavamo fuori tra uno schiamazzo e l’altro”.GAETANO MILINO

Categorie