Una storia dimenticata: la fede precoce del piccolo Luigi Faraci

Un anziano frate con la barba tiene la mano di un bambino seduto su un carro di legno trainato in un paesaggio rurale al tramonto.

Luigiapparteneva a una famiglia numerosa, una realtà comune per l’ epoca: nove figli, di cui cinque sorelle e quattro fratelli. La tragica scomparsa del padre,Giuseppe Faraci(nato nel 1858 e morto nel 1902 a soli 44 anni), lasciò la moglie,Apollonia Caltavuturo(18601918), vedova a gestire da sola i lavori domestici e le piccole proprietà di famiglia. Al momento della perdita del padre, il piccoloLuigiaveva appena undici anni (nato nel 1897 e morto nel 1913). Poco dopo si ammalò gravemente a causa di un calcolo alla vescica non curato, che degenerò rapidamente in nefrite. Nonostante la sofferenza, il bambino viveva la malattia con una fede semplice e radicale, unendo i suoi dolori alla Passione di Cristo.

La sua sensibilità spirituale e la sua carità si manifestavano in gesti quotidiani: un giorno, incontrando un povero infreddolito, non esitò a donargli il proprio scapolare; in altre occasioni, quando si imbatteva in giovani scapestrati dediti alla bestemmia, li ammoniva con dolcezza, soffrendo intimamente per le offese recate alCuore di Gesù. Con il sostegno dello zio maternoAlessandro Caltavuturo, Luigi fu ricoverato in un ospedale di Palermo. Accanto a lui, per assisterlo, rimase il fratello Giovanni– che diventerà in seguito il padre della signorinaStella Faraci, l’Orsolinache ha amorevolmente redatto questa memoria con l’ aiuto di donLuca Crapanzano.

Proprio durante il ricovero si verificò un episodio straordinario. Una sera, sporgendosi dal letto d’ ospedale, Luigi tese le braccia come se volesse sorreggere qualcuno sul punto di cadere. Il fratello Giovanni, temendo che stesse scivolando lui stesso dal letto, gli chiese spiegazioni. Luigi rispose: .<<No stava cadendo un sacerdote ed io volevo aiutarlo>>Poi aggiunse una solenne premonizione: .
<<No non posso morire senza prima aver incontrato un sacerdote, e dopo di me morirà pure un prete>>

Giovanni, pensando che il fratello stesse delirando per la febbre, non diede peso a quelle parole. Dopo alcuni giorni, i medici dimisero il ragazzo: non era più operabile e non c’era alcuna speranza di salvezza. Fu così organizzato il lungo e faticoso viaggio in carrozza da Palermo a Barrafranca. Per una singolare coincidenza, alla stazione di partenza si trovava anche un sacerdote,padre Piazza, che doveva raggiungere la stessa meta. Inizialmente il cocchiere si rifiutò di farlo salire, poiché la carrozza era privata e le condizioni di salute del ragazzo richiedevano la massima cura. Sentendo la discussione, fu lo stesso Luigi a intervenire, invitando caldamente padre Piazza a unirsi a loro. Una volta che il sacerdote si fu seduto accanto a lui, il piccolo Luigi lo guardò e disse: .<<Ora posso morire>>

Chiese quindi di far benedire un po’ di latte, l’unico alimento che il suo corpo provato riusciva ancora ad assumere. Dopo averlo bevuto pregò per tutto il viaggio per prepararsi all’ incontro con il Signore, esalando l’ultimo respiro tra le braccia del sacerdote, all’ ingresso del Paese. Intanto le campane suonavano a morto e si diffuse la voce della tragica morte dipadre Cravotta(non il noto Giovanni, ma un altro), cadendo proprio da un ponteggio come nella visione che ebbe Luigi in Ospedale. Doni straordinari e santità dimenticata? Questa piccola narrazione serve proprio per riportare alla memoria la storia semplice della fede vissuta di un bambino.

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