PIETRAPERZIA. Suor Valeria Marotta nuova direttrice all’Istituto “Figlie di Maria Ausiliatrice”.

image1

Sostituisce suor Franca trasferitasi, a fine luglio 2026, a Catania Librino.

Suor Valeria ci parla un po’ di Lei?

“Io sono originaria di Mazzarino (provincia di Caltanissetta). Provengo dalla Comunità “Madre Mazzarello” di Palermo. Finora ho insegnato alla Scuola Secondaria di primo Grado e adesso mi trovo qui in questo nuovo istituto”.

“Ovviamente cambiare è sempre un momento delicato sia per chi arriva sia per chi accoglie. Intanto devo dire grazie per il benvenuto che mi hanno dato e per l’accoglienza molto calorosa”.

“Se dovessi esprimere il mio stato d’animo in due parole, direitrepidazione e gratitudinein questo momento. Trepidazioneperché iniziare in una nuova realtà che ha già la sua storia, le sue dinamiche e i suoi equilibri richiede di entrare in punta di piedi.Gratitudineperché sento già il calore di questa comunità e della popolazione, la disponibilità delle sorelle, dei laici e, soprattutto, grazie alla fiducia che mi è stata accordata”.

“E’ chiaro che la comunità ha le sue tradizioni ed io non intendo stravolgere nulla ma agire in continuità con quanto costruito da suor Franca, che ringrazio tantissimo e le faccio l’augurio che possa trovare una comunità molto bella ed una realtà giovanile molto vivace”. 

Lei dove ha prestato servizio finora?

“Io sono suora da 39 anni ed è dal 1987. Da giovane suora iniziai i primi anni della mia vita, per dieci anni, a Sant’Agata di Militello (provincia di Messina) come insegnante dell’allora scuola elementare, responsabile dell’oratorio, della catechesi parrocchiale, del convitto, del semiconvitto e lavoravo, inoltre, nell’ambito dello sport, della Pgs, insieme ad altre suore”.

“Dal 1989 al 1990 sono stata a Torino per la formazione. Poi sono stata a Messina“Valle degli Angeli”. Lì ero studentessa universitaria perché ho iniziato l’università in un tempo successivo, mi sono iscritta, all’età di 30 anni, nell’Ateneo della città dello Stretto dove mi sono laureata, nel 2003, in Lettere e poi abilitata. Ho insegnato Lettere nella stessa città sia alla Scuola Secondaria di Primo Grado e alla Scuola Secondaria di Secondo Grado (al Liceo Pedagogico)”.

Successivamente sono tornata a Sant’Agata di Militello come docente dei corsi professionali

“Poi sono stata a Palagonia come direttrice dei corsi, ad Acireale – un anno – sempre ai corsi professionali e quindi sono ritornata a Sant’Agata di Militello come direttrice. Sono stata lì per due anni. Poi si è chiusa quella realtà e sono andata a Messina all’istituto “Don Bosco”. Dall’istituto della città dello Stretto sono andata all’istituto Madre Mazzarello di Palermo da dove provengo”.

Cosa si aspetta dalla comunità di Pietraperzia?

“Sono io che devo dare. Già ho visto l’accoglienza, la capacità, da parte delle sorelle, dell’ascolto e del rispetto che hanno non perché sono la direttrice”.

“Il primo verbo che ho pensato di coniugare, per venire incontro alle sorelle, è quello di ascoltare. Io mi aspetto un ascolto da parte della popolazione ma anche da parte mia e, soprattutto, una grande sinergia tra le istituzioni locali, le parrocchie, i parroci. Si deve camminare insieme. Non si può assolutamente essere battitori liberi e non si può guidare una realtà che non si conosce. Io devo conoscere cercando di mettere in atto l’ascolto sincero e senza pregiudizi”.

“Non ho un manuale di istruzioni. Tutto ciò che faremo, i cambiamenti, nasceranno dal discernimento comunitario. Spesso abbiamo un ruolo di guida per potere rilanciare la necessità del rinnovamento con la fedeltà del carisma. E una delle sfide è, soprattutto, la fedeltà al carisma. Quello che mi aspetto è quello di vivere insieme proprio la fedeltà al carisma, di dare tanto ai giovani e di essere una presenza efficace e di non essere un’assistente socialema dare loro la possibilità di crescere, di maturare, di approcciarsi anche alla realtà ecclesiale – perché, a volte, i giovani vengono solo per giocare”.

In una società votata al consumismo e al fatuo, qual è il Suo messaggio che intende lanciare?

Guardando la realtà giovanile e quella della società, quello che penso è, soprattutto di non appoggiarci ai numeri o all’efficienza produttiva. La nostra missione e quella mia in primis è la testimonianza della fraternità. Anche una comunità di anziane può ispirare pace, accoglienza, e, soprattutto, può coinvolgere e fidarsi di tutti”.

“Ovviamente con i ruoli specifici e nel rispetto degli stessi ruoli. Mi aspetto una collaborazione piena”.

“Il messaggio che intende lanciare a giovani e meno giovani? 

“Non avere paura di mostrarci come siamo perché penso che la spontaneità, la serenità che traspare dal viso valga più di mille parole. E poi, la perfezione non appartiene a questa terra ma la Comunione sì”.

“Quindi costruiamo insieme una casa in cui ci sia spazio per la fragilità di ciascuno dove il giudizio lasci lo spazio alla comprensione e chiunque bussa alla nostra porta possa sentirsi a casa. Anche solo per un istante possa sentirsi amato, atteso. E sono qui per questo e senza molte pretese”.GAETANO MILINO         

Categorie