Lo scandalo dell’Ex CISS di Pergusa: Un monumento allo spreco nel cuore della Sicilia

L’Impatto Visivo dell’Incuria: Un’Offesa al Buonsenso
Transitare lungo la strada Pergusina nell’agosto del 2026, appena fuori l’abitato di Pergusa, significa partecipare forzatamente a un rito di imbarazzo collettivo. Davanti alla sagoma imponente del palazzo ex CISS, l’istinto dei cittadini ennesi è ormai consolidato: girare il capo dall’altra parte. Non è solo distrazione, è il rifiuto viscerale di contemplare un fallimento istituzionale. Il silenzio che avvolge questa struttura è assordante, una complicità tacita che trasforma un’opera completata e consegnata da anni in un’incompiuta funzionale, un guscio vuoto che pesa come un macigno sulle coscienze di chi dovrebbe gestirlo.
Il Paradosso Sanitario: La Beffa tra Progetti e Realtà
Il divario tra le potenzialità di questo immobile e il suo reale utilizzo rappresenta un insulto alla pianificazione della spesa pubblica. Dopo l’impiego di ingenti somme di denaro dei contribuenti, il risultato è un deserto operativo che grida scandalo.
IL DIVARIO DELLA VERGOGNA
- DESTINAZIONE ORIGINARIA: Secondo i progetti iniziali, la struttura sembrava essere stata concepita per diventare un centro di riabilitazione d’eccellenza, un polo capace di dare risposte concrete alla domanda di salute del territorio.
- UTILIZZO ATTUALE: La realtà odierna parla di un impiego umiliante e parziale, ridotto a semplice ambulatorio per le cure palliative.
Mentre l’ASP di Enna continua a pagare un servizio di guardiania per impedire che i vandali demoliscano ciò che la politica ha già abbandonato, i cittadini sono costretti ai tragici “viaggi della speranza” verso altre province o regioni. È accettabile che una struttura multimilionaria resti un fantasma di cemento mentre i malati affrontano chilometri di asfalto per ottenere il diritto costituzionale alla cura?
L’Atto di Accusa: Il Silenzio Complice dei Palazzi
La domanda sorge spontanea e brutale: è possibile che nessuno veda? Lungo quella strada transitano regolarmente Presidenti della Regione Sicilia, Presidenti dell’Assemblea Regionale Siciliana, Assessori Regionali ed Europarlamentari. Ma è il silenzio dei Deputati Regionali della Provincia a colpire più duramente: rappresentanti del territorio che sembrano aver smarrito la capacità di indignarsi e di sollecitare l’entrata in funzione a pieno regime della struttura.
L’interpellanza lanciata dall’Avv. Carmelo Mirisciotti, referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale, è un attacco frontale alla gestione dell’ASP di Enna. Ci si chiede se anche il Direttore Generale, il Dott. Mario Zappia, scelga di girare lo sguardo altrove quando passa davanti a quell’edificio. Cosa manca davvero per rendere l’ex CISS fruibile nella sua interezza? La “capacità di fare proclami” non cura le persone; serve una determinazione operativa che finora è stata del tutto assente, lasciando la provincia alla mercé di un’inefficienza cronica.
Ultimatum per una Svolta: Restituzione o Riconversione
Lo “spettacolo indecoroso” offerto dal palazzo ex CISS non può più essere tollerato. L’Avv. Carmelo Mirisciotti ha tracciato due strade obbligate, ponendo un vero e proprio ultimatum: se l’ASP di Enna non è in grado di onorare il proprio mandato, deve farsi da parte.
- Restituzione immediata dell’immobile: Il manufatto deve tornare nella piena disponibilità del Comune di Enna, affinché l’amministrazione locale possa individuare una destinazione d’uso che non sia un insulto alla cittadinanza.
- Cessione all’Università Kore: Una soluzione concreta vedrebbe il passaggio della struttura all’Università Kore, ente in costante fase di potenziamento del proprio quadro edilizio e capace di trasformare un monumento allo spreco in un volano di sviluppo accademico e scientifico.
Conclusioni: La Fine dell’Indifferenza
L’appello finale di Futuro Nazionale non è solo una richiesta burocratica, ma un richiamo solenne alla responsabilità. Si esige che il Dott. Mario Zappia metta in campo ogni risorsa necessaria per garantire la piena fruibilità della struttura. La comunità non accetterà più risposte elusive sulla “sicurezza” garantita dalla guardiania: un edificio sicuro ma vuoto resta un fallimento.
Per chi intende approfondire i dettagli tecnici, le inadempienze evidenziate e le richieste formali avanzate alle massime autorità regionali e prefettizie, si invita alla lettura del testo integrale del comunicato stampa ufficiale riportato di seguito. La battaglia per la dignità sanitaria di Enna è appena iniziata.





