Barrafranca e la rivolta del “Faro”: così la battaglia per l’acqua sta riscrivendo la politica siciliana

controcorrente biagio miguel

In Sicilia esiste unaperiferia esistenzialeche va oltre i confini geografici. È quel senso di isolamento che avvolge i piccoli comuni dell’entroterra, trasformandoli in spettatori passivi di un declino che sembra ineluttabile. L’arrivo di“ControCorrente”, il movimento guidato da Ismaele La Vardera,non è stato percepito come la solita passerella elettorale, ma come l’accensione di un “nuovo faro” in un territorio che la politica palermitana ha troppo a lungo dimenticato.

L’apertura di un “faro” a Barrafranca non è solo un atto burocratico; è una scelta strategica in una provincia, quella di Enna, che il coordinatore regionaleGandolfo Lo Verdeha definito esplicitamente come “territorio abbandonato”. Qui, la politica non è più percezione, è assenza. La nascita di questo presidio, affidata alla guida diBiagio Bevilacqua, punta a riempire un vuoto di rappresentanza che ha alimentato per decenni rassegnazione e degrado. La loro adesione nasce dalla consapevolezza che lo scenario attuale è ormai insostenibile:

“Siamo pronti a dare il nostro contributo ed il nostro sostegno al progetto di ControCorrente, unica speranza in uno scenario politico siciliano profondamente triste, decadente e depresso.”

La battaglia dell’acqua: Rescindere il “Contratto Capestro”

Il primo banco di prova di questo risveglio civico è una battaglia tecnica quanto viscerale: la gestione delle risorse idriche. Il bersaglio è l’ormai celebreArticolo 30del contratto traSicilia Acquee laRegione Siciliana.

Perché definirlo un “contratto capestro”? La risposta sta nei numeri e nella qualità della vita: secondo il movimento, l’attuale impianto normativo permette una speculazione privatistica che drenamilioni di eurodalle casse pubbliche verso soggetti privati, senza garantire in cambio servizi dignitosi o acqua potabile costante nelle case dei siciliani. L’obiettivo della petizione è netto: rescindere quel legame per tornare a unagestione pubblica o “in house”.

Ad oggi, la risposta popolare è massiccia: quasi20.000 firmegià raccolte, con il traguardo delle50.000fissato per ottobre. Non è solo una firma su un foglio; è la richiesta di eliminare un sovrapprezzo ingiustificato che grava sulle tasche delle famiglie in cambio di un servizio spesso carente.

Una convergenza inaspettata: Quando l’amministrazione firma

Il dato più politicamente rilevante emerso dai banchetti di Barrafranca è la caduta degli steccati ideologici. In un sistema politico spesso paralizzato dal tifo di fazione, si è assistito a un fenomeno raro:una buona parte dell’attuale amministrazione localesi è presentata spontaneamente a firmare la petizione.

Questa convergenza rivela un’ironia sistemica: i rappresentanti locali, pur facendo parte di una filiera istituzionale che fa capo al governo regionale, scelgono di schierarsi contro il sistema di gestione idrica regionale. È la dimostrazione che la “questione morale” e la difesa del bene comune (l’acqua) hanno superato le barriere tra maggioranza e opposizione. Quando il problema tocca la sopravvivenza quotidiana di una comunità, il colore della tessera politica sbiadisce di fronte alla necessità di risposte concrete.

I due pilastri del movimento: Morale e Buona Amministrazione

Il progetto di Ismaele La Vardera, che punta alla Presidenza della Regione, si regge sulla sintesi traquestione moraleebuona amministrazione. In questo contesto, il passaggio diMiguel Donegani— già deputato regionale — dal Partito Democratico a “ControCorrente” assume un significato che va oltre il semplice cambio di casacca.

La nomina di Donegani a segretario organizzativo regionale rappresenta una vera e propriaprofessionalizzazione del movimento. È il sintomo di una crisi profonda dei partiti tradizionali nel cuore della Sicilia: figure di esperienza cercano oggi nuovi contenitori capaci di coniugare la struttura politica con la spinta civica. Donegani porta in dote una competenza tecnica necessaria per sfidare i colossi della burocrazia regionale, trasformando la protesta di piazza in una proposta amministrativa solida.

Una Sicilia che chiede di essere ascoltata

L’attivismo che sta infiammando Barrafranca è un messaggio diretto al governo di Renato Schifani. Esiste una Sicilia che ha smesso di aspettare e ha iniziato a mobilitarsi contro contratti svantaggiosi e gestioni opache. La raccolta firme, che proseguirà senza sosta fino a ottobre, è solo la punta dell’iceberg di una mobilitazione territoriale che chiede di rimettere il cittadino al centro della spesa pubblica.

Categorie