PIETRAPERZIA. La tavernetta dei Jaria.

Uno scrigno culturale nel centro storico di Pietraperzia.
Fra i libri disposti su due tavoli, si trovaMaracava e Rusidda, doppia opera di Vincenzo Iaria Di Fede, ripubblicata dopo 120 anni da Angelo Maddalena, che di Vincenzo Iaria è pronipote e continuatore (anche lui scrittore, come il bisnonno e, se Iaria aveva tradotto almeno una novella di Emile Zola, Maddalena ha tradotto dal francese il romanzoRue des italiensdi Tony Santocono). La Tavernetta era della nonna paterna e delle zie di Angelo, una delle quali è “presente” in una pergamena incorniciata che attesta un riconoscimento letterario ad Annunziata Iaria, “la zia Nunziata”, come molti paesani la conoscono, anche detta “la Jirìa”, un suo profilo appare nel romanzo storicoAgitatevi con calma, dello stesso Maddalena.

Era un ex granaio ristrutturato trent’anni fa da Calogero Maddalena, padre di Angelo. Per molti anni non utilizzata, tranne un paio di presentazioni di libri dell’allora appena nata Malanotte, etichetta editoriale fondata da Angelo nel 2012, è tornata a vivere a maggio del 2025, quando il Comitato spontaneo per il 50° anniversario della morte di Tonino Miccichè, ha voluto organizzare una serie di incontri nella Chiesa del Rosario e, appunto, nella Tavernetta dei Jarìa. Non è solo uno spazio dove ha una sede stabile la Libreria Errante della Malanotte, ma è un luogo raccolto e intimo, un presidio culturale nella zona antica del paese, di fronte la Chiesa (chiusa da qualche anno) di San Nicolò.

Se il paese è ormai quasi del tutto desertificato, con i pochi bar della piazza che da qualche anno chiudono da ora di pranzo al tardo pomeriggio e, alcuni, sono già chiusi poco dopo cena, uno spazio come la Tavernetta dei Jarìa risponde a un bisogno di trovare un punto di ristoro culturale che sembra invisibile ma è uno di quei miracoli dell’infinitamente piccolo che rigenera i luoghi e il bisogno di incontrarsi, un po’ come “l’infinitamente piccolo teatro” che hanno aperto poco tempo fa a Foggia, dentro una ex edicola dismessa. È il futuro per chi sa guardare lontano e al tempo stesso indietro, per costruire un presente che sa di autenticità e di raccoglimento, anziché di frastuono, fasullaggine e dispersività.GAETANO MILINO






