BARRAFRANCA. Ancora “soggetti” della Barrafranca di ieri.

A tratteggiarli ed illustrarli mirabilmente è Ugo Avola Faraci.
Lui, nato a Barrafranca, si è trasferito molto giovane nel Nord Italia fino ad approdare a Torino, dove attualmente vive.
Ugo Avola Faraci, però, non ha dimenticato la sua terra natìa e, periodicamente, illustra, con notevole bravura, i numerosi aspetti della Barrafranca del passato.
L’ultimo soggetto, in ordine di tempo, ad essere da lui trattato è la sua Cavalla Bianca.
Egli ha illustrato le sue annotazioni con dei pensieri e delle riflessioni che ci fanno ripercorrere con la mente e con lo spirito, la Barrafranca di ieri.
A corredo dei suoi pensieri e delle sue riflessioni, un acrilico su tela che riproduce fedelmente i suoi ricordi
Queste le annotazioni di Ugo Avola Faraci:
CAVALLA BIANCA
Tra le diverse cavalle, il cui nome era sempre ” Giovannina “, che mio padre Faraci ebbe negli anni una, di colore bianco che ho voluto rappresentare nel dipinto che posto oggi eseguito nel 2009, la ricordo particolarmente per due importanti motivi.
Il primo, essendo il 1950 Anno Santo e del Giubileo, mio padre mi portò a cavallo a Piazza Armerina, sede della Curia Vescovile, dove ebbi, anche, l’opportunità di vedere il vescovo di allora Antonino Catarella (concittadino di don Luigi Sturzo fondatore del partito “Democrazia Cristiana”).
Partimmo di buon mattino per raggiungere la bella cittadina medievale attraverso le varie strade e accorciatoie di campagna.
Arrivati, ci fermammo all’incrocio con la strada per Gela – Caltagirone, un grande slargo e un abbeveratoio di forma ottagonale la cui acqua di alimentazione fuoriusciva da una bocca posta al suo centro, dove l’animale si abbeverò abbondantemente.
Sistemata la cavalla in un fondaco ubicato lì vicino, ci avviammo verso la cattedrale che posizionata nella parte alta della città, mi sembrò ancora più importante e maestosa, il vocìo ci attirò al suo interno, dove una moltitudine di persone assisteva alle funzioni religiose e noi ci unimmo a loro.
Il secondo motivo: nella primavera del 1952 i miei genitori adottivi avrebbero dovuto festeggiare il loro 25° Anniversario di Matrimonio, ma questo non avvenne perché la cavalla bianca, causa un chiodo al piede, si azzoppò e loro con costanza e tenacia, dietro i suggerimenti e i consigli del veterinario, riuscirono a raggiungere i risultati sperati.
L’impegno e l’abnegazione li premiò, permettendo alla cavalla di tornare guarita ed efficiente alla vita quotidiana”.GAETANO MILINO





