PIETRAPERZIA. La Chiesa Madre Santa Maria Maggiore” stracolma per l’ultimo saluto a Salvatore Angelo Taibi.

La salma del povero ragazzo di 28 anni morto lo scorso 1° luglio 2026 a Valdottavo – provincia di Lucca – è arrivata in paese poco dopo le due del mattino di domenica 5 luglio 2026 e portata nella chiesa del Rosario di piazza Matteotti. Nella stessa chiesa è stata allestita la camera ardente a partire dalle ore otto della stessa giornata di domenica. Il, feretro ha attraversato l’Italia da Lucca fino a Pietraperzia, sul carro funebre.

Il feretro, dallo stesso tempio, verso le 16,15 di domenica 5 luglio 2026, è partito alla volta della vicina chiesa “Madre Samta Maria Maggiore” per la celebrazione del funerale. La bara, in colore noce chiaro, collocata nel transetto. Sulle fiancate della stessa cassa, la riproduzione dell’Albero della Vita. La bara circondata da numerose corone di fiori e diverse composizioni floreali. Una di queste, a forma di cuore. Sul coperchio, un cuscino di rose bianche e la foto di Salvatore in divisa. Gli altri fiori erano pure rose bianche.
In chiesa, i comandanti della stazione carabinieri di Pietraperzia, del Commissariato Polizia di Stato di Piazza Armerina e del comando provinciale Vigili de Fuoco di Caltanissetta, rispettivamente Luogotenente Cariche Speciali Giuseppe Geraci, Commissario Capo Giuseppe La Rosa e Dirigente Superiore Ingegnere Salvatore Cantale. Nel tempio pure una rappresentanza dei tre Corpi (Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco).
Alla Madrice pure il sindaco Calogero Di Gloria, la vicesindaca Giusy Di Blasi oltre agli assessori Salvatore Messina, Angelo Monachino e Salvatore Tramontana. Assente, per cause di forza maggiore, l’assessora Maria Carmela Bongiovanni. C’era pure la presidente del consiglio comunale Rosa Maria Giusa.
A concelebrare la messa il parroco della Madrice don Osvaldo Brugnone e il parroco della Madonna delle Grazie don Giuseppe Rabita.

Don Osvaldo, ad apertura della celebrazione eucaristica si è posto tre domande: “Perché la morte? Perché le sofferenze? Perché le disgrazie? Sono domande a cui non so dare una risposta. Mi sento vulnerabile. E allora sono qui per pregare per questa giovane vita, Salvatore, per i genitori, per la sorella, per la fidanzata, i familiari tutti, l’intera comunità, perché Dio possa accogliere Salvatore tra le Sue Braccia Misericordiose”.
La celebrazione eucaristica animata dai canti del coro parrocchiale diretto dal Maestro Pino Amico.
La prima lettura letta da Pino Amico. Il salmo responsoriale da Giusy Di Blasi.
Don Osvaldo, all’omelia, ha letto un pensiero molto profondo. Queste le sue parole: “Trovo molta difficoltà a dovere pronunciare parole a braccio. Ho pensato di scrivere una piccola riflessione che consegno ai familiari e a tutta la comunità. Fratelli e sorelle, oggi mi presento davanti a voi con il cuore appesantito. Come sacerdote, tante volte sono chiamato ad annunciare la speranza del Vangelo ma oggi, prima ancora delle parole, sento il peso del silenzio. Un silenzio che parla più di ogni discorso. Un silenzio che nasce da una vita giovane spezzata troppo presto”.
“Salvatore – ha detto ancora il celebrante – aveva soltanto 28 anni e allora anch’io, davanti a Dio, non posso fare finta di avere tutte le risposte. Anch’io mi ritrovo a pregare con domande che abitano nel cuore di tutti noi. Signore, perché una vita così giovane? Perché un figlio viene strappato all’affetto dei suoi genitori? Perché una famiglia deve attraversare un dolore così grande? Qual è il senso di tutto questo? Dove sei Signore quando il nostro cuore si spezza e le lacrime sembrano non avere fine? Sono domande antiche quanto l’Umanità. Sono le domande di ogni madre e di ogni padre che piangono un figlio. Sono le domande di chi ama e, improvvisamente, si trova davanti al mistero della morte”.
“Oggi non credo – ha continuato Don Osvaldo – che Dio ci chieda di trovare una spiegazione. Ci chiede, invece, di restare uniti nel dolore, di non lasciare sola questa famiglia, di condividere il peso di questa sofferenza, perché il dolore, quando viene condiviso, non scompare ma può diventare meno insopportabile. Ai cari genitori, alla sorella, ai familiari, alla fidanzata, agli amici, vorrei dire soltanto questo: oggi nessuna parola può colmare il vuoto che portate dentro. Nessuna frase può asciugare le vostre lacrime. Possiamo soltanto esservi accanto, con rispetto, con discrezione e con affetto sincero”.
“La Chiesa oggi non viene a spiegare il vostro dolore, viene a piangere con voi, a pregare con voi e a chiedere al Signore di sostenervi quando le forze sembreranno venir meno”.
“Salvatore aveva scelto di seguire gli altri, indossando una divisa. Essere un poliziotto non significa semplicemente svolgere un mestiere, significa assumersi una responsabilità verso la comunità, significa uscire di casa ogni giorno senza sapere cosa potrà accadere, significa affrontare situazioni difficili, tristi, fatiche, tensioni, mettendo spesso il bene degli altri prima del proprio”.
“A voi, donne e uomini della Polizia di Stato, desidero esprimere, a nome della comunità cristiana, la nostra profonda gratitudine. Ogni giorno siete chiamati a custodire la sicurezza, la legalità, la pace sociale. Ma imparate anche a custodirvi, a prendervi cura”.
“Sappiamo che dietro ogni uniforme c’è una persona con una famiglia, con affetti, con paure e con sogni. Nessuna divisa cancella la fragilità umana. Anche chi é chiamato a proteggere gli altri, porta dentro di sé la stessa vulnerabilità che appartiene a ciascuno di noi”.
“Oggi quella divisa è bagnata di lacrime. Oggi tutta la grande famiglia della Polizia di Stato perde un fratello, un collega, un amico. E noi vogliamo dirvi grazie per il servizio che continuare a svolgere con dedizione, spesso nel silenzio, senza clamore, con sacrificio e senso del dovere”.
“La morte di Salvatore ci ricorda quanto siamo fragili. Noi programmiamo un domani, immaginiamo il futuro, coltiviamo speranze, ma basta un istante perché tutto cambi”.
“Non è un motivo per vivere nella paura ma per comprendere quanto sia prezioso ogni giorno, ogni incontro, ogni gesto d’amore che, spesso, diamo per scontato”.
“La fragilità non è una sconfitta, è la condizione stessa dell’essere umano. Ed è proprio nella nostra fragilità che Dio si avvicina a noi, non come un Dio lontano, ma come Dio che conosce il dolore, che ha pianto davanti alla morte di un amico, che ha conosciuto la sofferenza e la croce”.
“Forse oggi la fede non ci toglie il pianto. Nemmeno Gesù ha trattenuto le lacrime ma la fede ci impedisce di credere che la morte abbia l’ultima parola”.
Don Osvaldo ha concluso: “Salvatore oggi lo affidiamo con fiducia all’Abbraccio Misericordioso del Padre. Lo consegniamo a quel Dio che conosce il suo cuore meglio di chiunque altro. Lo affidiamo all’Amore che non finisce perché crediamo che l’Amore sia più forte della Morte. E continuo a pregare, Signore. Accogli Salvatore nella Tua Pace. Abbraccia i suoi genitori quando sentiranno il peso insopportabile della sua assenza. Sostieni i suoi familiari, gli amici, i suoi colleghi”.
“Dona forza a tutti coloro, che ogni giorno, servono il Bene Comune con generosità e coraggio. E a noi concedi di imparare a custodire la Vita come un dono prezioso, ad amarci di più, a non rimandare il bene che possiamo fare oggi.
“Nel silenzio di questo momento, quando le parole sembrano non bastare, rimane una certezza: l’amore che Salvatore ha donato e ricevuto non va perduto. Continua a vivere nel cuore di chi lo ha conosciuto e noi preghiamo che continui a vivere, trasfigurato, nell’Amore Infinito di Dio. Che il Signore lo accolga nella luce senza tramonto e doni a tutti noi la forza di attraversare questo tempo di dolore con la speranza che nasce dalla Fede”.

Al termine della celebrazione eucaristica, Jasmin Zarba – cugina di Salvatore – ha dato lettura di un testo molto commovente. “Caro Salvatore – ha esordito Jasmin – non avrei mai immaginato di doverti scrivere queste parole così presto. La mia voce sarà tremolante e, se non riesco a finire di leggerle, perdonatemi.
“Ci sono addii per i quali non si è mai preparati e il tuo è uno di quelli. Hai lasciato un vuoto che le parole fanno fatica a descrivere. Oggi siamo qui per salutarti, ma, soprattutto, per ringraziarti. Grazie per il tempo che abbiamo condiviso, per i sorrisi e peri ricordi. Sono proprio quei momenti che custodirò nel cuore per sempre”.
“La vita è stata ingiusta con te”, ha continuato Jasmin. “Avevi ancora tanto da vivere, tanti sogni. E’ difficile accettare che tutto questo sia stato interrotto così, improvvisamente. Ci chiediamo tanti perché ma sappiamo che non esiste una risposta capace di alleviare un dolore come questo”.
“Vorrei che sapessi una cosa: il tuo ricordo non finirà oggi. Continuerà a vivere nei ricordi, nelle risate che ci ricorderanno di te, nelle fotografie che custodiremo e soprattutto, nell’amore che hai lasciato in ognuno di noi”.
“Ai miei zii e ad Ale voglio dire che il vostro dolore è anche il nostro”.
“Non ci sono parole che possano colmare una perdita così grande, ma tutti noi saremo con voi, in questo momento difficile”.
“Caro Salvo, ti prometto che non lascerò che il tempo cancelli ciò che sei stato. Continuerò a parlare di te, a ricordarti e a portarti nel cuore”.
“Oggi ti salutiamo con gli occhi pieni di lacrime ma anche con la gratitudine di averti avuto nelle nostre vite”.
“Riposa in pace, Salvatore”.
Ti voglio bene. Oggi, domani e per sempre”.
Tua cugina Jasmin”
Nonostante la sua voce tremolante ed incrinata dall’emozione e dal dolore, Jasmin è riuscita a leggere fino in fondo il suo messaggio. A conclusione della lettura, uno scrosciante applauso si è levato dalle numerose persone presenti in chiesa.

Dopo il messaggio di Jasmin, quattro amici di Salvatore hanno dato lettura delle proprie riflessioni e ricordo del giovane.
Pure nella loro voce e nei loro sguardi tanta emozione e tanto dolore.
Questo il loro messaggio: “Quando un caro amico va via, molto spesso si pensa all’ultimo ricordo che si ha avuto insieme, all’ultimo sorriso, così come lo ricorderanno i familiari e le persone a lui care”.
“Per noi tutti sembra surreale sedersi ad un tavolo e mettere nero su bianco queste parole per te, ma lo abbiamo fatto perché abbiamo il forte desiderio di parlarti e perché sappiamo che ci stai ascoltando”.
“Hai deciso di andartene in silenzio, senza coinvolgere nessuno in questa tua scelta, probabilmente perché ci amavi, perché eri e sarai per sempre una persona buona, genuina, empatica e solare. Salvatore amava la vita, la amava veramente”.
“Di te non dimenticheremo mai i nostri momenti di complicità, le nostre prime vacanze fatte insieme, le nostre gioie e difficoltà che abbiamo affrontato”.
“Cari genitori, Alessia, Sabrina e tutti voi familiari, vogliamo che sappiate che Salvatore non aveva mancanze da colmare che dipendessero da voi. Lui sapeva che, da parte vostra, c’é tutto l’affetto che, in qualità di figlio, nipote, fratello, fidanzato e amico, potesse avere”.
“Qualcosa dentro te ti ha tormentato così tanto, da portarti a fare un gesto avventato, perché tutti sappiamo che una soluzione si può sempre trovare”.
“Speriamo che tu abbia trovato la pace e la serenità che cercavi pur lasciandoci un vuoto incolmabile”.
“Dentro il nostro cuore tu sarai sempre un ricordo vivo. Ciao Salvo, siamo stato fieri di averti avuto in dono. Ti vogliamo bene e te ne vorremo per sempre, perché un amico è una persona come te, non potremo mai dimenticarlo. I tuoi amici”.
Anche al termine del loro intervento, un grande applauso.

Subito dopo, Il Commissario Capo Giuseppe La Rosa – Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Piazza Armerina – ha voluto rivolgere un saluto al giovane Salvatore. “Porgo, innanzitutto le condoglianze ai genitori”. La sua prima frase interrotta dall’emozione e da uno scrosciante applauso. “Non conoscevo personalmente – ha continuato Giuseppe La Rosa – questo figlio, questo amico, questo fratello. Il vuoto che lascerà sarà difficile colmarlo, Noi, come Polizia di Stato, a nome di tutti i colleghi che mi onoro di rappresentare, e come ufficio di polizia più vicino, che poi è il nostro territorio e la nostra circoscrizione, la sentiamo come una grande perdita del nostro ufficio e della nostra grande famiglia”. Giuseppe La Rosa ha porto inoltre “le condoglianze da parte del questore e di tutto il personale della questura di Enna e di tutti i colleghi che mi onoro di rappresentare in un momento che sicuramente ci tocca profondamente. Condoglianze”.

All’uscita dal tempio, sono stati liberati nel cielo azzurro e caldo di inizio luglio dei palloncini di colore azzurro mentre Enza Madonia – madre di Salvatore – stringeva tra le mani la foto di suo figlio, quella stessa foto che, fino ad allora, era stata collocata sul coperchio della bara.
Nel contempo, azionata la sirena della macchina della Polizia di Stato che ha squarciato il silenzio che regnava tutto attorno.
Il corteo funebre si è avviato verso il cimitero alle 18,00 circa, ad un’ora e mezza dell’inizio della celebrazione eucaristica.GAETANO MILINO










































