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Barrafranca al bivio: il rigore che soffoca o la legalità che salva? Il labirinto dei conti in dissesto

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La sfida della Giunta Lo Monaco è quella di dimostrare che il rigore non è fine a se stesso, ma l’unica via per tornare, un giorno, alla normalità. Resta però una domanda aperta che pesa sul futuro della comunità:

“Può una comunità rifiorire sotto il peso di un rigore finanziario così stretto, o la legge rischia di soffocare proprio quei cittadini che mira a salvare?”

1. Introduzione: Il paradosso del risanamento
Vivere a Barrafranca oggi significa abitare un paradosso amministrativo: da una parte, cittadini e imprese chiedono a gran voce un allentamento della pressione fiscale; dall’altra, un’Amministrazione che si muove lungo i binari strettissimi di una legalità finanziaria che non permette sconti. Il caso di questo Comune è emblematico: dichiarato in stato di dissesto finanziario nel 2021 (con decorrenza retroattiva al 1° gennaio 2019), si trova al centro di un braccio di ferro tra la Giunta e gruppi civici come “Ricostruire Barrafranca”. Al centro della disputa c’è un interrogativo che scuote la comunità: è possibile risanare un ente senza soffocare definitivamente il suo tessuto sociale?

2. Il “No” alla sanatoria: Perché il rigore è una scelta obbligata
L’opposizione ha recentemente messo sul tavolo la possibilità di una “definizione agevolata” dei tributi locali, invocando la Legge di Bilancio 2026 (L. 30.12.2025, n. 199). La proposta era allettante: permettere ai contribuenti di saldare i debiti pagando solo la quota capitale, stralciando sanzioni e interessi. Ma il Sindaco, l’Avv. Giuseppe Lo Monaco, ha alzato uno scudo tecnico insormontabile.

Non si tratta di una scelta politica, ma di un vincolo legato all’Ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. Le sanzioni e gli interessi maturati tra il 2019 e il 2023 non sono “regali” che il Comune può decidere di non incassare, ma componenti essenziali già inserite nel piano di risanamento per coprire le spese e ripianare il disavanzo. Rinunciarvi significherebbe, tecnicamente, creare un nuovo buco finanziario istantaneo.

In questo clima di tensione, emerge un dettaglio significativo: nel tentativo di trovare una soluzione condivisa, l’Amministrazione aveva invitato ufficialmente l’Ordine dei Commercialisti di Enna per un tavolo tecnico il 3 febbraio 2026. Il risultato? Un’aula vuota. Il “ghosting” dei professionisti ha lasciato il Comune solo di fronte a un vuoto normativo sulla compatibilità tra sanatorie e dissesto.

“La decisione di non aderire alla definizione agevolata per le annualità fino al 2023 è un atto dovuto, imposto dai rigorosi vincoli normativi che governano gli enti in dissesto e dalla necessità di non compromettere il percorso di risanamento.”

3. Igiene Urbana: Il costo della continuità
Il motivo per cui le tasse non possono scendere si legge chiaramente nei costi dei servizi essenziali. Analizzando l’interrogazione del gruppo “Sud Chiama Nord”, balza agli occhi un dato d’impatto: la “proroga tecnica” del servizio di igiene ambientale.

Per garantire la raccolta rifiuti nel solo primo semestre del 2026, il Comune ha dovuto impegnare la cifra di 1.103.665,05 euro. Oltre 1,1 milioni di euro per soli sei mesi di servizio “in attesa” di una nuova gara. Questi costi, definiti essenziali e non comprimibili, sono esattamente ciò che rende legalmente impossibile rinunciare alle entrate delle sanzioni. Finché il costo del servizio rifiuti rimarrà così elevato e le infrastrutture come il nuovo Centro Comunale di Raccolta (CCR) resteranno in un limbo burocratico, la pressione fiscale rimarrà il pilastro necessario a tenere in piedi la città.

4. La muraglia cinese tra passato e presente: Il ruolo dell’O.S.L.
Per districarsi nella contabilità di Barrafranca, bisogna immaginare una muraglia cinese che divide il bilancio in due mondi separati:

  • L’Organo Straordinario di Liquidazione (O.S.L.): Gestisce esclusivamente la cosiddetta “Massa Passiva”, ovvero i debiti e i crediti maturati entro il 31 dicembre 2018. È il “liquidatore delle macerie” del passato.
  • L’Amministrazione Comunale: Gestisce la “Gestione Corrente” dal 2019 in poi.

Questa distinzione è fondamentale: l’O.S.L. non ha alcuna voce in capitolo sulle tasse dal 2019 ad oggi. Chiedere il suo intervento sulla sanatoria proposta dall’opposizione sarebbe, come sottolineato dal Sindaco, “giuridicamente irrilevante”. L’Amministrazione attiva ha la piena e solitaria responsabilità di far quadrare i conti attuali.

5. Tasse al massimo e battaglie legali: Un equilibrio precario
Il rigore di Barrafranca è blindato dall’articolo 251 del TUEL, che impone ai comuni in dissesto l’applicazione delle aliquote massime consentite. Non è una cattiveria politica, è un obbligo di legge.

L’Amministrazione oggi agisce con quella che definisce “massima prudenza”, memore del passato. Nel 2015, un tentativo di Piano di Riequilibrio fallì miseramente perché basato su dati contabili inverosimili, portando alla prima dichiarazione di dissesto nel 2016. Oggi, la partita si gioca nelle aule di giustizia: dopo che la sentenza n. 1593/2025 del TAR Sicilia aveva scosso l’impianto del bilancio, il Comune ha impugnato tutto davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa (C.G.A.).

Con l’ordinanza n. 24/2026, il C.G.A. ha riconosciuto la complessità della materia. Finché la questione resterà sub iudice, l’Amministrazione non intende allentare la morsa: il rischio di una sconfitta legale che costringa a riscrivere l’intero piano di risanamento è troppo alto per concedersi il lusso di manovre populiste sulle tasse.

6. Conclusione: Il futuro di Barrafranca oltre i vincoli
Barrafranca si trova in un vicolo stretto tra la necessità di rispettare la legge e il bisogno di sopravvivenza dei suoi cittadini. Il risanamento non è solo un freddo esercizio contabile, ma un percorso di responsabilità collettiva dove ogni errore del passato pesa come un macigno sul presente.G.C.

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