CATANIA. Amministrazione giudiziaria per la società E.S.T.

Si tratta della Europea Servizi Terminalistici S.r.l., una società con sede legale a Palermo, che opera nelle attività di gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione container e merci nell’ambito degli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta (SR), Trapani e Termini Imerese. Il provvedimento, per la durata di un anno, su disposizione della Procura della Repubblica – Sezione Misure di Prevenzione – della città etnea, Eseguito dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e dalla Tenenza di Fidenza (PR), nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma.
Dalle prime ore della mattina di giovedì 5 marzo 2026, oltre 30 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno eseguito, nelle Province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma, un’ordinanza emessa dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura Distrettuale di Catania, con cui è stata disposta la misura di prevenzione dell'”amministrazione giudiziaria”, ai sensi del Testo Unico Antimafia, nei confronti di una nota azienda operante in Sicilia. I particolari dell’operazione sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa tenuta alle ore 10:30 presso il Palazzo di Giustizia etneo di piazza Verga (sala meeting sita al 1° piano – lato Uffici di Procura).
L’amministrazione giudiziaria è una misura che non comporta il sequestro della società, volta a proteggere realtà imprenditoriali dalla contiguità con organizzazioni criminali, sostituendo temporaneamente i gestori con amministratori nominati dall’Autorità Giudiziaria.
Il provvedimento giudiziario di pone a completamento dell’operazione convenzionalmente nota come “LOAST & FOUND” che, all’esito di una complessa indagine condotta, sotto l’egida dello stesso Ufficio Sezione Misure di Prevenzione, da unità specializzate del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, aveva portato, nei primi mesi del 2025, all’emissione e all’esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari – Gip – presso il locale Tribunale, con cui sono state applicate misure cautelari personali (in carcere) nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili di un’intensa attività di narcotraffico con importazioni dall’estero.
In quel contesto investigativo,ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità,sono state raccolte molteplici evidenze indiziarie anche a riscontro delle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, già esponenti di spicco, rispettivamente, dei clan mafiosi degli “STRANO” di Monte Po’ e dei “CAPPELLO” di Catania i quali avevano indicato il porto etneo quale punto terminale di arrivo di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, del tipo cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso in quell’area. E’ stato inoltre riferito che, al suo interno, avrebbero operato affiliati al clan “Pillera-Puntina” i quali, a fronte di un compenso del 30-40 % del quantitativo, avrebbero, nel tempo, favorito l’ingresso e la successiva esfiltrazione di sostanza stupefacente giunta a bordo di navi cargo provenienti dal Sud-America.
Sebbene le informazioni riferite dai collaboratori di giustizia non avessero mai trovato conferma prima dell’operazione della Guardia di Finanza, i laboriosi approfondimenti svolti dalle Fiamme Gialle catanesi, sotto la direzione della Procura della Repubblica della città etnea, hanno permesso, per la prima volta, di fare piena luce, sulle dinamiche criminali all’interno del porto etneo.
In particolare è stata individuata la figura di Angelo SANFILIPPO (classe 1966), gravato da condanna per narcotraffico e dei tre figli, tra cui Melino SANFILIPPO, tutti operanti nel sedime portuale di Catania in qualità di dipendenti della Società Europea Servizi Terminalistici S.r.l., impresa che gestisce i servizi di logistica e di movimentazione delle merci presso il porto di Catania. E’ emerso altresì, dalle indagini a livello di gravità indiziaria, che Angelo SANFILIPPO avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del clan PILLERA/PUNTINA e, in particolare, con Angelo Di Mauro, inteso “veleno”, soggetto già condannato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con sentenza del GIP di Catania del 17.12.2007.
Le investigazioni avrebbero permesso inoltre di accertare la sistematica operatività di Angelo SANFILIPPO nel settore del narcotraffico e i soggetti che lo avrebbero coadiuvato, definendone i rispettivi ruoli. A tale riguardo, sarebbero stati acquisiti gravi elementi indiziari con riferimento ad almeno tre episodi di importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 chili, oltre ad una iniziativa, non concretizzatasi, volta ad introdurre unna partita di droga di 300 chili.
A seguito dell’esecuzione di tali arresti, sono stati effettuati specifici approfondimenti investigativi sul ruolo dei SANFILIPPO all’interno della E.S.T. S.r.l., rilevando, innanzitutto, l’esistenza di un rapporto consolidato e datato nel tempo tra il dipendente storico della citata società, Angelo SANFILIPPO, contiguo al clan “Pillera-Puntina”, e la direzione aziendale.
Sarebbe poi emerso, per come ricostruito dallo stesso Tribunale di Catania, come la Società destinataria dell’odierno provvedimento“non sia rimasta estranea al contesto criminale”ma “si è inserita, anche attraverso l’inerzia e la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile”che ha rafforzato la capacità operativa di soggetti appartenenti e contigui a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti.
Secondo il Collegio, il descritto“fattore oggettivo di agevolazione”,si ricaverebbe da un quadro indiziario grave, preciso e concordante basato su una serie di elementi: in primo luogo, la presenza stabile, all’interno dell’organizzazione aziendale, di soggetti inseriti organicamente in contesti mafiosi, con mansioni operative strategiche nell’area portuale. Sia Angelo SANFILIPPO che i figli risultano dipendenti della società, in grado di ingerirsi nelle scelte decisionali dell’impresa.
Le strutture aziendali e le aree operative sarebbero state inoltre utilizzate per agevolare l’ingresso. L’occultamento e il recupero di carichi di sostanza stupefacente, avendola possibilità di localizzare de manipolarei containercontaminati con il narcotraffico per estrarre il prezioso carico illecito ed esfiltrarlo dal porto, come ricavato dalle numerose intercettazioni e daoi riscontri investigativi eseguiti.
Altro elemento di particolare rilievo emerso dalle investigazioni, era il sostegno economico che sarebbe stato fornito dall’impresa a favore dei SANFILIPPO attraverso il pagamento di spese legali per vicende estranee all’ambito lavorativo, ovvero l’erogazione indiretta di somme di denaro sotto forma, ad esempio, di emolumenti stipendiali al capostipite anche nei periodi di detenzione o di assenza dal lavoro.
Tale ”libertà d’azione” assicurata alla famiglia SANFILIPPO e, in particolare, ad Angelo, contiguo al clan “PILLERA-PUNTINA”, avrebbe di fatto consentito di curare gli interessi criminali del sodalizio mafioso nel settore degli stupefacenti, potendo sfruttare la posizione rivestita all’interno dell’area portuale e la sua influenza nell’ambito della società.
Alla luce delle evidenze indiziarie acquisite, dal Nucleo P.E.F. – GICO, il Tribunale etneo – Sezione Misure di Prevenzione -, su proposta della Procura della Repubblica di Catania, ha dunque ritenuto necessario un intervento idoneo a interrompere ogni canale di condizionamento disponendo, come misura alternativa al sequestro di prevenzione, l’applicazione della misura della cosiddetta amministrazione giudiziaria della EUROPEA SERVIZI TERMINALISTICI S.r.l. per un anno al fine di efficacemente rimuovere le criticità rilevate per il risanamento e la restituzione dell’attività economica alla proprietà aziendale in un contesto di legalità.(Ndr: In allegato il comunicato stampa del dottore Francesco Curcio, Procuratore Distrettuale della Repubblica del Tribunale di Catania).GAETANO MILINO






