BARRAFRANCA. Vent’anni fa moriva Mons. GIUSEPPE LA VERDE
Mons. Giuseppe La Verde
Sono passati vent’anni dalla morte di mons. Giuseppe La Verde, avvenuta il 17 gennaio del 2006. Instancabile uomo di fede, rimase a servizio degli altri fino alla fine. Nonostante i problemi di deambulazione e gli acciacchi dell’età, rimase lucido, volitivo e generoso fino alla fine dei suoi giorni.
Per l’occasione, riportiamo il ricordo del Cav. Enzo Pace, che ha avuto l’onore di conoscerlo e apprezzarne le doti umane e spirituali quando Mons. La Verde ricopriva la carica di Parroco della Chiesa Maia SS della Purificazione- Chiesa Madre (1979/1994). In quel periodo il Pace ricopriva l’incarico di Comandante della locale Stazione dei Carabinieri. “Ricordo che, in occasione delle esequie di Giuseppe La Verde, durante l’omelia fu definito dal vescovo Michele Pennisi «Perla del clero non soltanto barrese, ma di tutta la diocesi». E in effetti mons. La Verde fu una perla. Oltre alle varie cariche che ricoprì all’interno della Chiesa e al suo ruolo di guida spirituale, fu anche un uomo di lettere. Mons. La Verde è autore di quello che da lui venne definito il «Bignami degli scritti dei profeti maggiori», soprattutto Ezechiele e Geremia. Inoltre, è anche autore di una spirata e bellissima preghiera alla SS. Trinità. Allo scopo di perpetuare la memoria di questo pio sacerdote, i parrocchiani Barresi avevano avanzato al vescovo della Diocesi dell’epoca, mons. Pennisi, una proposta: – Ogni anno, in occasione della celebrazione della SS. Trinità, si reciti in tutte le chiese della Diocesi, previa approvazione ecclesiastica, la sua bellissima preghiera, appunto sulla SS. Trinità.

L’Amministrazione Comunale di Barrafranca, in occasione del centenario della nascita del Sacerdote, il 20 marzo 2019, con apposita delibera, al fine di onorare la figura di Mons. La Verde, un Sacerdote e uomo che ha svolto il suo ministero con grande impegno, fedeltà e nel segno di umiltà ma di grande statura etico-morale e di grande cultura, intitolava una via nella contrada Gurretta. In quella circostanza alla benedizione e lo scoprimento del toponimo era presente Mons. Giacomo ZAGARA e l’Assessore Dott. Giuseppe BARBAGALLO in sostituzione del Sindaco.”

BIOGRAFIA- Mons. LA VERDE nacque a Barrafranca il 20 marzo 1919. Il 29 giugno 1945 fu ordinato presbitero da mons. Antonio Catarella. Nel 1945 fu vicario Cooperatore nella parrocchia Maria SS della Stella. Qui formò un nutrito gruppo di giovani e ragazzi dell’Azione Cattolica. Nel 1948 fu rettore delle chiese del Purgatorio (demolita fine anni’50) e della chiesa Grazia. Dal 1951 al 1979 fu direttore Spirituale in Seminario. Sempre in seminario, dal 1953 fu professore prima alle scuole Medie e successivamente alla facoltà di Teologia, per divenire poi docente di Storia della Chiesa, dove insegnò Teologia Ascetica e Mistica, sulle orme dell’opera del Domenicano p. Garrigou – Lagrange “Le tre età della vita interiore” (in tre volumi), che si ispiravano ai principi teologici di san Tommaso, alla teologia mistica di san Giovanni della Croce e di san Francesco di Sales. Dal 1954 al 1967 fu parroco di S. Veneranda e Priore di S. Andrea a Piazza Armerina. Cappellano di Sua Santità nel luglio 1961, nel 1969 fu assistente Diocesano GIAC. Fu anche confessore dei vescovi Sebastiano Rosso e Vincenzo Cirrincione. Da luglio 1979 a ottobre 1994 ricoprì la carica di parroco della chiesa Madre di Barrafranca e Vicario Foraneo della stessa cittadina. In seguito alle sue dimissioni da parroco, ricoprì dal 1994 fino alla morte la carica di viceparroco della chiesa Madre. Si occupò di Azione Cattolica nei vari rami. Si fece coinvolgere dal movimento del Mondo Migliore di p. Lombardi, dagli Oasini di p. Rotondi, dal Terzo Ordine Domenicano (aveva iniziato gli studi dai Domenicani), dal FAC: come metodo pastorale, e prima ancora da “Parrocchia Comunità Missionaria” del Michenau. Recepì i dettami del Concilio Vaticano II come sforzo ed anelito al cambiamento della vita di ognuno, al tendere alla perfezione cristiana, fatta di virtù. Verso i movimenti ecclesiali non ebbe nessuna esclusione, restando fedele all’Azione Cattolica e ai suoi metodi, promuovendo così il laicato cattolico. Le figure di maggiore spicco della Diocesi passarono dalla sua direzione spirituale.

Negli ultimi anni fu dedito al servizio in parrocchia e ai neocatecumeni. Una costante della sua spiritualità fu l’accettazione d’ogni evento, del quotidiano anche più insignificante, dalle mani di Dio, unito al sacrificio, alla rinunzia, alla sopportazione delle incomprensioni, dei malesseri fisici. Egli maturò l’idea che l’impegno nella vita spirituale passi dalla conoscenza e questo curò con attenzione e puntigliosità lo studio e la ricerca di Dio. Difatti di lui rimangono molti scritti, custoditi dagli amici che l’hanno conosciuto. Fonte di unione con Dio era il silenzio, il raccoglimento interiore, la docilità allo Spirito e alle emozioni. Il suo era tutto un mondo intimo in cui solo attraverso gli scritti e la parola si può entrare. I suoi scritti sono interessanti per questo contatto profondo con il Signore e la sua capacità di sminuzzare i concetti ardui della vita ascetica La sua era la mistica della volontà di Dio in quella dei Superiori e nei fatti della vita. Per non abbandonare il lavoro, per non vivere nella casa di parenti, preferì vivere in paese da solo, accudito da chi gli ha voluto bene. Nelle confessioni non era accomodante, ma non si ergeva a giudice. Incoraggiava, esortava, dava indicazioni precise. Morì il 17 gennaio del 2006. RITA BEVILACQUA