ENNA. Condanna confermata, per i giudici “approccio predatorio” dell’ex sacerdote Rugolo.
La Corte d’Appello di Caltanissetta deposita le motivazioni: tre anni di carcere per violenza sessuale su minori
La Corte d’Appello di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza che conferma la condanna a tre anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Rugolo, ex sacerdote accusato di violenza sessuale su minori. La decisione, già emessa in secondo grado, ribadisce integralmente le conclusioni del tribunale di Enna e l’attendibilità della vittima che aveva denunciato il prelato.
Secondo quanto riportato dai giudici, i comportamenti contestati a Rugolo sono stati caratterizzati da un “approccio invadente e predatorio”, celato sotto un’apparenza di scherzi e confidenze. Gli atti fisici – che andavano dai palpeggiamenti a rapporti ambigui come docce insieme e baci allusivi – sarebbero stati accompagnati da strategie di manipolazione psicologica nei confronti di alcuni minorenni, in totale contraddizione con la funzione educativa e spirituale propria di un sacerdote.
Nelle motivazioni della corte, viene inoltre sottolineata la rilevanza di elementi emersi durante il dibattimento, tra cui la circostanza che sul computer di Rugolo siano stati registrati oltre 19 mila accessi a siti pornografici in pochi mesi, un dato che per i giudici confermerebbe una personalità deviata, ben oltre la normale curiosità o un comportamento isolato.
La vicenda giudiziaria ha riguardato anche la diocesi di Piazza Armerina: in primo grado la Curia era stata riconosciuta come responsabile civile, ma in appello è stata esclusa dal processo in quanto considerata un semplice ufficio interno alla struttura ecclesiastica e non parte autonoma.
Un ulteriore elemento che ha caratterizzato il dibattito processuale riguarda l’operato di alcuni esponenti della Chiesa locale, tra cui il vescovo Rosario Gisana e il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, imputati in un procedimento parallelo con l’accusa di falsa testimonianza. Tuttavia, la corte d’appello ha deciso di non prendere in esame tali aspetti nella sentenza, richiamando integralmente la ricostruzione dei fatti già effettuata in primo grado.
La conferma della condanna di Rugolo rappresenta un passaggio significativo nella lunga scia di processi che vedono membri del clero sotto accusa per abusi sui minori, un fenomeno che continua a scuotere l’opinione pubblica e sollevare interrogativi sul ruolo e sui meccanismi di controllo all’interno delle istituzioni religiose. Foto (Corriere della sera)