Enna. Salva casa di una famiglia fragile. Tribunale ferma l’asta: finisce l’incubo

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Quando l’impegno professionale incontra la solidarietà, i risultati non tardano a manifestarsi. È la vicenda di una famiglia dell’hinterland colpita dalla crisi finanziaria, alla quale, grazie al combinato disposto delle nuove norme e alla dedizione di un legale gelese, è stata restituita la serenità proprio alla vigilia delle festività. La storia ha origine in un contesto di estrema fragilità: un unico reddito, figli con problemi di salute e il peso insostenibile delle spese mediche e di quelle quotidiane di una famiglia dignitosa. Per far fronte alle necessità primarie, il padre aveva contratto un mutuo e diversi prestiti, ma l’impennata del costo della vita ha reso impossibile onorare le rate. Così l’abitazione di proprietà, unico rifugio del nucleo familiare, è finita all’asta.

«Tra le spese sanitarie e l’inflazione galoppante, non riuscivano più a sopravvivere», spiega l’avvocato Salvatore Psaila. «Due genitori si sono ritrovati improvvisamente nell’impossibilità di provvedere ai figli, scivolando in una condizione di precarietà assoluta».
Dopo che i primi due tentativi di vendita all’incanto erano andati deserti, il rischio di perdere l’abitazione alla terza asta era diventato una certezza imminente. Tuttavia, la strategia legale non si è arrestata. Il Tribunale di Enna ha accolto il piano di ristrutturazione dei debiti, nonostante l’opposizione della banca. La battaglia legale si è conclusa davanti alla Corte d’Appello di Caltanissetta che, confermando la validità della tesi della difesa, ha omologato definitivamente il piano.
«Dopo due anni di angoscia, queste persone possono finalmente tornare a respirare», racconta il legale. «Donare loro questa stabilità attraverso la giustizia è il traguardo più alto di chi, come me, svolge la professione di avvocato».
Questa vicenda accende i riflettori sul dramma invisibile del sovraindebitamento, una spirale che toglie il sonno e mina la dignità umana. «Il messaggio che voglio trasmettere è che c’è sempre speranza, anche quando l’immobile è già all’asta», conclude Psaila. «Non bisogna arrendersi».
Lo strumento cardine di questa vittoria è il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (che ha assorbito la nota Legge 3/2012), meglio conosciuta come “Salva Suicidi”. La ratio della norma è offrire una seconda occasione a chi è meritevole: un “nuovo inizio” che giova non solo al singolo, ma all’intera collettività. Quando una famiglia rinasce e torna a partecipare attivamente all’economia, si innesca un circolo virtuoso che rigenera il tessuto sociale. È la dimostrazione che il diritto, se applicato con umanità e competenza, può davvero salvare delle vite.Desideria Sarcuno

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