Suicidio di un 14enne nella provincia di Latina. Ritorna il dramma del bullismo

Ci sono notizie che non vorremmo mai dare: come la morte di un 14enne morto suicida per aver subito bullismo. La notizia riporta al centro dell’attenzione nazionale il dramma del bullismo e le sue conseguenze più estreme.
Partiamo dai fatti. Giovedì 11 settembre 2025, Paolo, un quattordicenne che frequentava il liceo, è stato ritrovato senza vita all’interno della cameretta dell’abitazione dove viveva con i suoi genitori a Santi Cosma e Damiano, nel sud della provincia di Latina.
“Lo perseguitavano” denuncia il fratello Ivan Roberto in una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, alla premier Giorgia Meloni e a Papa Leone XIV. Nella lettera, anticipata dal Messaggero, Ivan racconta come Paolo fosse “perseguitato dai bulli”, con messaggi, scherzi, insulti.
La procura di Cassico ha disposto l’apertura di un’inchiesta ipotizzando l’istigazione al suicidio e ha disposto l’autopsia del ragazzo. Sul caso indagano i carabinieri, i quali hanno sequestrato i telefoni di alcuni ragazzi suoi coetanei. La sera prima della sua morte, il quindicenne aveva scritto un messaggio ai suoi compagni, chiedendogli di “conservagli un posto in prima fila” a scuola. La mattina dopo, invece, è stato ritrovato senza vita.

Altre volte mi sono ritrovata a parlare di bullismo, di atti persecutori, di disperazione ma ritrovarsi difronte ad un atto estremo, come quella della morte, lascia un vuoto dentro, uno sconforto morale. Ciò ci fa capire come la società non funziona più. Un ragazzino che, come tanti altri avrebbe dovuto riprendere la scuola, rivedere i suoi compagni, scegli la morte piuttosto che rivivere gli incubi persecutori attuati dai compagni.
Siamo di fronte all’ennesimo fallimento della nostra società a partire dalla scuola per arrivare a noi genitori.
La scuola, un’istituzione sociale che dovrebbe aiutare gli studenti non solo nell’acquisizione di conoscenza, ma anche nella crescita personale, sta diventando un contesto dove si esprime maggiormante il disagio giovanile. La cronaca ci dice che degli atti di bullismo contro Paolo Mendico si parlava da tempo. C’erano note scritte delle insegnanti, denunce dei genitori, persino messaggi nella chat dei genitori. Sul caso del 14enne il ministero dell’Istruzione ha già attivato una doppia ispezione. Inoltre, il ministro Valditara ha chiamato il sig. Giuseppe, padre di Paolo, per rassicurarlo su quanto si sta facendo per fare chiarezza sulla vicenda di Paolo e sul bullismo in generale.
E i genitori cosa fanno? Come ci racconta la cronaca erano anni che Paolo subiva molestie, alcuni genitori lo sapevano e nessuno ha fatto niente. In una intervista di Marco Agostino, giornalista di cronaca per il tg di La7 alla mamma di Paolo, emerge il senso di solitudine e di isolamento: “Non c’era nessuno. C’era solamente un solo ragazzo con il quale lui andava d’accordissimo, perché era educato proprio come lui. Quando mio figlio si assentava per malattia, l’unico che gli dava i compiti era lui. Ma comunque non c’era nessuno al funerale, neanche i genitori, nessuno”. Tristi parole che fanno capire il senso di impotenza e sconforto di un genitore che ha avuto aiuto e ascolto. (foto web) RITA BEVILACQUA






