Una  Pace da far paura, proprio così, forse, è la Pace a far paura.

Una  Pace da far paura, proprio così, forse, è la Pace a far paura.

Nazioni e governi corrono alle armi  e nello stesso tempo invocano l’intervento dell’unico leader mondiale disarmato per fermare la guerra, Papà Francesco, il quale utilizza l’arma genuina della parola carica di fede, umanità e visione.

Si, umanità e visione cari amici.

Quella stessa visione, profetica, del magistero della “Fratelli tutti” e della “Laudato si’” che invita ad un diverso modo di “governare il mondo”, di prendersi cura della casa comune e dei suoi inquilini. Ma forse è proprio questo a fare paura. In fondo difendere un confine è più semplice che superarlo. Ci vuole più coraggio a superare se stessi e andare oltre che a segnare, banalmente, il territorio dell’ego.

Ma oggi, fa paura finanche chi si ostina ad invocare di deporre le armi. Kant nella sua “Pace perpetua” vedeva nel disarmo globale e nella istituzione di organismi sovranazionali gli strumenti per costruire quell’orizzonte politico di Pace.

È questo il ruolo della Politica: quello di ricomporre le contraddizioni che il mondo ci rivela. È la paura delle incoerenze di questo tempo, delle inadeguatezze della politica, del mondo effimero in cui viviamo che ci porta al conflitto. La Pace ci rende nudi è per questo fa paura. Avere un nemico fa comodo. Per questo l’uomo preferisce la tregua alla Pace. 

Francesco, però, si muove su un piano diverso. 

È questo che disturba i potenti: pensare all’uomo, alla famiglia umana e al creato come perimetro su cui poter avere una visione politica che permetta di raggiungere la pace. Ma forse è proprio questo a far paura.

Così, la guerra è l’unica grande idea che ci viene in mente, quando abbiamo bisogno di far cessare i conflitti. L’aumento delle spese militari è esattamente la misura della incapacità politica di affrontare le sfide globali, di superare i confini piuttosto che rafforzarli e di governare la complessità del mondo nel nostro tempo. I potenti dell’Occidente libero e democratico, oggi uniti, compatti e pronti a spendere i soldi pubblici per acquistare strumenti di morte per difendere i valori della nostra civiltà  minacciata dal tiranno e criminale russo, rileggano Tolstoj, anche lui russo, che in “guerra e pace” scriveva del fine della guerra: “[…] Posto che quel fine fosse nella diffusione delle idee, la stampa e la circolazione dei libri vi avrebbero potuto provvedere assai meglio dei soldati. Posto che quel fine fosse nel progresso, è ben lecito avanzare l’ipotesi che, oltre l’annientamento di esseri umani e dei loro beni, esistano vie più dirette e adeguate per la diffusione della civiltà. ”Prof. Fabio A. E. Accardi

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