Barrafranca. All’ISISS “Giovanni Falcone” nell’ambito del settecentenario di Dante Alighieri incontro online con il critico letterario ed esperto dantista professore Nicolò Mineo.

Barrafranca. All’ISISS “Giovanni Falcone” nell’ambito del settecentenario di Dante Alighieri incontro online con il critico letterario ed esperto dantista professore Nicolò Mineo.

L’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “”Giovanni Falcone” di Barrafranca omaggia il sommo poeta Dante Alighieri, nell’ambito delle celebrazioni per il 700° anniversario dalla morte, con un incontro in videoconferenza con il professore Nicolò Mineo, accademico e dantista di spessore. L’incontro ha coinvolto le classi del triennio dei licei e dell’Istituto Professionale Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (Agrario) di Barrafranca. “Amor condusse noi ad una morte” è stato il titolo della videoconferenza che ha riguardato proprio il V canto dell’Inferno, uno dei più amati di sempre. Moderatore dell’incontro è stata la prof.ssa Silvia Romano. La dirigente scolastica, Maria Stella Gueli, nel porgere i saluti al professore Mineo a nome di tutta la scuola, ha sottolineato le doti professionali e la grande levatura intellettuale, ringraziandolo per l’importante opportunità che con questo incontro ha dato alla scuola tutta. Dante è uno dei maggiori poeti che il mondo abbai mai avuto. La sua esperienza umana è stata tra le più drammatiche e la sua poesia ne è una vertiginosa sublimazione. Alla drammatica esperienza dell’esilio negli anni della vita terrena, Dante risponde con la ispirata certezza di un riscatto dell’eternità. Dopo settecento anni siamo ancora qui, infatti, ad onorare il grande Dante – afferma la professoressa Romano ad inizio incontro – Dante attraverso la Commedia offre una perennità di lezione e di suggestione, ma anche di valori e in questi termini si parla di attualità di Dante.” Un incontro che ha visto coinvolti gli alunni, su un tema molto delicato e tristemente attuale, appunto: quello del femminicidio. Il professore Mineo si è soffermato sull’argomento, anche in riferimento ad altri episodi presenti nella Commedia, che evidenziano il ruolo della donna nel Medioevo: Pia dei Tolomei o Piccarda Donati. Il V canto, dice ancora il professore Mineo, deve essere letto a partire dal concetto di Amore. Amore puramente fisico, la “bella persona”, il “costui piacer” per Francesca, che giustifica il suo comportamento proprio per quella convinzione che la gentilezza d’animo implichi che l’amore che si prova non possa non essere corrisposto. Amore, questo, non rispondente alla morale cristiana del Medioevo e quindi di Dante autore. Diversi gli interventi degli alunni, che hanno rivolto al professore varie domande. L’accostamento ad esempio, tra il V canto e il delitto d’onore, la differenza tra la pietas di Dante nei confronti dei due sventurati amanti e la pietas di Enea o ancora l’importanza della figura di Francesca e il silenzio di Paolo in tutto il canto, e anche una domanda personale al professore: “Come si è sentito il professore Mineo a dar voce proprio al sommo poeta, a colui il quale nella Commedia ha dato voce, giudicandoli, a centinaia di personaggi?”. Mineo è, infatti, autore di un carteggio immaginario tra Francesca e lo stesso Dante, che in una lettera risponde proprio alla richiesta di preghiera avanzata dalla ravennate, a settecento anni dalla morte corporale. Mineo, colloca Dante in Paradiso, ma solo dopo aver scontato qualche anno in Purgatorio per il peccato di superbia. L’incontro si è concluso con la proiezione di un video, realizzato dagli alunni della quarta classico, coordinati dalla professoressa Calvagna Veruska, in occasione dell’anno di Dante; un percorso lessicale, un viaggio dentro la Commedia attraverso le espressioni che sono diventate proverbiali e impresse nella memoria di ognuno: “ahi serva Italia”, “il ben dell’intelletto”, “fatti non foste a viver come bruti” e altre ancora. GAETANO MILINO

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