PIETRAPERZIA. Abbattimento pini in zona Verga.Dichiarazioni sulla problematica.

La questione sollevata in seguito all’abbattimento di diversi pini avvenuto nei giorni passati su input del Comune di Pietraperzia. I pini tagliati erano nello spiazzale interno del plesso scolastico “Verga” e in via Mosca, davanti alle palazzine di case popolari. Il professore Enrico Tummino, rappresentante del “Movimento dei Verdi” di Pietraperzia, dichiara: “Risale a qualche giorno fa l’abbattimento di circa 20 pini in zona Verga. Perché? Troppo facile attribuire colpe spesso inesistenti ai pini, mentre i boscaioli si sfregano le mani”. “Al di la di tutte le beghe burocratiche, tecniche, ambientali ecc. – continua Enrico Tummino – desidero semplicemente evidenziare un solo punto. Pietraperzia è ormai ridotto ad un comune in via d’estinzione. Morto. Da sempre ho creduto e credo in una possibile ripresa, strettamente connessa al settore turistico. Quanti storceranno il naso non lo so e non mi interessano, lo fanno per tutto”. Enrico Tummino aggiunge: “Pietraperzia possiede da sempre, in questo campo, grandi potenzialità, mai valorizzate e sfruttate. Andiamo orgogliosamente “nella direzione opposta. Cancelliamo la storia, violentiamo l’ambiente prendendocela con gli alberi e non solo. Gli alberi sono amici e non da tagliare. Gli alberi non danneggiano, aiutano. Siamo noi umani a distruggere, per ignoranza e CATTIVERIA”. “Per un paese civile che guarda – dice ancora Enrico Tummino – al futuro, al benessere, alla crescita economica, a portare turismo, e altri vantaggi, gli alberi sono un valore aggiunto. Perderli in questo modo, in questi tempi, è un “CRIMINE” che uccide anche il futuro.
Il Dr. Salvatore Palascino, Direttore di Riserva Naturale Regionale e Iscritto All’albo dei Direttori di Parchi Nazionali Presso il Ministero dell’Ambiente, afferma: “Continua a Pietraperzia la strage di Pini. Già nel 2013 l’allora Amministrazione Comunale deliberò l’abbattimento di 72 piante di Pino ultra trentennali. L’operazione venne pianificata con cura. Prima si cambiò il nome alla strada da Viale dei Pini in viale Unità D’Italia poiché pare che la Soprintendenza eccepì che le piante erano identificative di un luogo e non potevano essere eliminate. Nulla da dire invece se fosse stato prima cambiato il nome. Questa soluzione, venne subito applicata e la via cambiò nome. Un comitato spontaneo provò in tutte le maniere a fermare l’inutile scempio (sminuito con l’accusa di comitato di opposizione politica), contattando Sgarbi (che si adoperò), la Soprintendenza e il Corpo Forestale. Le piante venivano accusate di rompere le fogne e sollevare i marciapiedi e mettere in pericolo le case”. Salvatore Palascino continua: “Quei 4 esemplari che sono sopravvissuti (poiché per vergogna si resero conto di avere esagerato), adesso sono maestosi e testimoniano cosa il viale oggi sarebbe stato e invece non sarà più. In realtà le radici dei Pini (e di tutti gli alberi) entrano dentro le fogne se queste sono rotte per altri motivi (e pertanto inquinano), altrimenti la radice evita il tubo. Salvatore Palascino dice ancora: “I Pini venivano accusati di sollevare le pavimentazioni dei marciapiedi e stradali. In realtà la pavimentazione del marciapiede quando è realizzata senza alcun rispetto per l’accrescimento della pianta è destinata ad essere sollevata poiché la pianta tenta di rompere il soffocamento radicale. Se la pianta ha lo spazio vitale minimo garantito non ha motivo di sollevare strade e marciapiedi. Salvatore Palascino aggiunge: “Dopo quell’anno tragico, in questi giorni si è proceduto al taglio di ulteriori 20 Pini e forse più in totale silenzio e senza alcuna anticipazione da parte dell’Ufficio Tecnico che ha emesso la determina. Le motivazioni addotte sono sempre le stesse: danni alle fogne, danni alla pavimentazione dei marciapiedi e alle strade e rischio caduta. Il reale motivo mai ufficializzato è che le piante tolgono la vista ai balconi e si adducono altre motivazioni per chiedere il loro taglio, infatti dopo che questo è avvenuto le strade restano rotte, così come le fogne e i marciapiedi e gli abitanti non protestano”. “Ma anche a questo vi è un rimedio – conclude Salvatore Palascino – che possa evitare il taglio della pianta. Si chiama potatura, che l’Ufficio Tecnico non fa da oltre 15 anni. Le piante andrebbero liberate ed alzate nella chioma, al disopra dei balconi, anche per offrire minore resistenza al vento ed al loro rischio caduta”. GAETANO MILINO

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