La festa dell’ASCENSIONE  e le antiche tradizioni popolari siciliane

La festa dell’ASCENSIONE e le antiche tradizioni popolari siciliane

L’Ascensione è una festa della Chiesa Cattolica, che commemora l’ascesa al cielo di Gesù quaranta giorni dopo la Resurrezione. Si tratta di una festa “mobile”, ossia che non ha una data precisa. Prima dell’abolizione delle festività infrasettimanali (1977), la festa cadeva esattamente 40 giorni dopo la Pasqua, che veniva di giovedì. Adesso si festeggia direttamente la quinta domenica dopo la domenica di Resurrezione.
In Sicilia la festa dell’Ascensione, chiamata in dialetto siciliano Scinzioni o Scèusa, ha perso quell’aspetto di festa popolare che la caratterizzava, è rimasta viva soprattutto come festa liturgica.  In tempi passati, tanti erano i momenti “folkloristico-misterici” che la caratterizzavano. Come riportato dal Pitrè, il giorno dell’Ascensione era il giorno destinato a guarire le malattie più gravi.

Nell’Ascensione di Gesù, l’animo popolare ha creduto di individuare il grande mistero che unisce cielo e terra, facendo di questa notte, una notte di misteri e di prodigi. Il popolo, ha scelto questo magico momento per la redenzione del corpo: come l’acqua battesimale purifica l’uomo dal peccato originale, così l’acqua dell’Ascensione libera dalle malattie corporali. Era, infatti, credenza alquanto diffusa in Sicilia che a mezzanotte in punto l’acqua del mare diventasse miracolosamente dolce, acquistando proprietà terapeutiche. Così la vigilia dell’Ascensione, a mezzanotte, la gente corre con devozione in  riva del mare e vi s’immerge, pregando e ripetendo orazioni. Anche gli animali in quella notte, erano bagnati nelle acque del mare e per preservarli dalle malattie.

Chi non aveva possibilità di andare al mare, metteva dell’acqua dolce all’aria aperta durante la notte della vigilia del Giovedì dell’Ascensione, in modo tale che questa, acquisti virtù miracolose. Vi era, racconta il Pitrè, chi mettendola fuori in una catinella v’infonde garofani, rosmarino, ruta, menta, spiga e altre erbe aromatiche, e poi l’indomani se ne lava il viso, perché nessun male lo attacchi o guasti. (Palermo). Altri si limitano a infondere in acqua foglie di rose, ma non rinunzia al beneficio della rugiada notturna. La mattina dopo si lava il viso con essa, per quell’anno lo conserverà immune da ogni malattia deturpante. Anche la rugiada (sirènu, risìnu) raccolta in quel primo mattino possedeva virtù miracolosa.

In “Costumi e usanze dei contadini di Sicilia” Salvatore Salomone- Marino ricorda che, fino gli anni Sessanta, la sera della vigilia, si usava fare a Siracusa, e nel Siracusano, il falò (fucàta, vampanìgghia o pampanìgghia a Siracusa; faràta a Lentini, Carlentini, Sortino) con il tradizionale salto dei ragazzi. Non mancavano i giochi popolari come l’albero della cuccagna, i pignatèddi e a cursa chê sacchi. La scampagnata era d’obbligo in tutta la Sicilia, come d’obbligo era l’altalena (vòcula, vòcula-nzìcula, vocanzìta, vocanzìtula), era un gioco simbolico di purificazione. Verso le 2 pomeridiane, le campane annunziavano la salita in cielo di Gesù Cristo, la gente che si trovava nelle campagne si gettava bocconi per terra in atto di adorazione. A Sciacca (AG)  si svolge ancora adesso  la “Sfilata dell’Ascensione” meglio conosciuta come La Sceusa, un momento che richiama alla memoria le più belle tradizioni contadine.La festa viene organizzata soprattutto dai contadini, che usano bruciare quel giorno in enormi falò rami secchi e robe vecchie. Inoltre ornano i loro animali con fiori e fiocchi colorati e li portano in giro per la città. La domenica della festa si svolge il corteo di animali bardati a festa con fiori e fiocchi colorati, cavalli, pecore, la capra girgentana, i carretti siciliani.

Rita Bevilacqua

 

 

 

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